Antonio Presti: “Mi nutro e lavoro per manifestare la Bellezza”

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IMG_3933La potenza della conoscenza svela l’inganno del potere economico. Il futuro sostenibile, la democrazia, l’economia, si possono garantire soltanto attraverso un percorso di conoscenza”. Questo, il pensiero che ha animato il G37, il summit della poesia generato dalla politica della Bellezza del mecenate Antonio Presti. Un evento che ha l’attenzione sul valore del sapere, coinvolgendo migliaia di giovani delle scuole che, per lanciare un messaggio universale, si sono incontrati nei Comuni siciliani della fascia jonico-etnea che si affacciano su Taormina, cuore del G7. Off ha intervistato Presti.

Antonio, com’è nata l’idea di organizzare il G37?
La missione della mia Fondazione è quella di far comprendere, soprattutto alle nuove generazioni, che l’unico mezzo per vivere in libertà e democrazia è il valore del sapere, è quindi lo studio, che ha riscontro universale, è indissolubile ed è educazione permanente, nutrimento essenziale per combattere il vuoto che al contrario disorienta, disinteressa, incatena alla passività e alla dipendenza. Ho così chiamato all’appello 37 poeti di fama nazionale ed internazionale, con i quali ho potuto realizzare il mio G37 Summit della poesia, un evento culturale che ha coinvolto i territori del comprensorio ionico-etneo. Da Savoca, Castiglione di Sicilia e Linguaglossa, si sono alzate onde di poesia che, sostenute dalla grande Madre Etna, sono state veicolate anche in altri paesi etnei (Sant’Alfio, Milo e Piedimonte Etneo), avvolgendo Taormina e i luoghi del G7 in una rete di benefiche risonanze. La Bellezza e la Poesia hanno così illuminato il cuore delle migliaia di partecipanti, e consegnando ai potenti della terra la consapevolezza di non essere più i potenti del mondo, ma sudditi della conoscenza. Un operazione culturale che ha affermato la superiorità del principio della Bellezza e l’autonomia del sapere quale pensiero collettivo. La Conoscenza è la potenza più grande del mondo poiché più la consegni e più aumenta. Per consegnare Conoscenza non c’è bisogno di denaro, c’è bisogno soltanto del cuore.

Cosa ha significato per lei portare 37 poeti in Sicilia per affermare il potere della conoscenza mentre a Taormina arrivavano i potenti della terra?
I 37 poeti si sono impegnati in un vero tour orientato al tema de “La potenza delle parole” che, partendo dai giovani e dalle scuole, possono generare il pensiero di un futuro altro, svincolato dalle logiche del potere economico, tema fondamentale del G7 svoltosi a Taormina. Il G37 ha voluto dare risalto alla poesia con dei reading che hanno affermato un messaggio ben preciso: il valore è essere, mentre quella dell’avere è solo una logica.

Quando ha capito quale fosse la strada giusta da intraprendere nella sua vita e quindi ha deciso di diventare un mecenate?
La definizione più comune per le mie attività è quella di “mecenate”, ma è anche quella che mi piace meno. Storicamente il mecenate prendeva una parte del suo denaro per metterla a disposizione delle arti. Oggi si parla solo di sponsorizzazione e in questo c’è un’offesa nella sacralità della Bellezza. Il mecenate vuole creare un convivio di bellezza, lo sponsor no. Io nasco come mecenate, perché quando ho donato la prima scultura di Consagra ho fatto un dono: mi privo dei miei soldi per affermare un sistema di Bellezza. Io sono un devoto alla bellezza. I miei sono tutti atti devozionali.

Essere un mecenate nel 2017 non deve essere facile…
Sono un uomo che si nutre e lavora per manifestare la Bellezza. I miei progetti puntano sugli stadi emozionali di ciascun essere umano, senza alcuna differenza, né di ceto, né di età, né di luoghi, solo un abbandono all’emozione. Quando ci abbandoniamo all’emozione e affermiamo “che è bello”, quella è la Bellezza. Noi abbiamo perso questo valore e le mie iniziative vogliono riaffermare invece l’importanza di questa scelta come morale, etica.

Finora qual è stata la soddisfazione più grande raccolta nella sua vita?
La mia “Politica della Bellezza”. C’è stato un potere che per oltre 30 anni si è posto in maniera oppositiva, pensando di interrompere il mio rapporto personale con la mia anima, con la mia Bellezza. Ma è stato sconfitto perchè non potrà mai vietarmi di donare. Io parlo di arte, di cultura che deve essere epolitica. Non un’autocelebrazione per pochi, ma il valore dell’impegno, un concetto di Bellezza che può essere compreso e condiviso anche da chi non si sia mai confrontato con un manuale d’arte. Un’arte non protagonista di un’estetica dell’apparire, ma azione artistica che interviene nella vita sociale.

Ora una domanda privata: ha lavorato tutta la vita con e per gli altri. C’è un aspetto di lei che la gente non conosce e che le piacerebbe emergesse?
Il dono. Per me il dono è una necessità, io vivo solo per questo. Nella maturità della mia vita ho capito che ci sono uomini nati per prendere e uomini nati per donare. Quello mio è un donare civile, laico. Il mio è un donare cultura, un donare coscienza, un donare strumenti di libertà, un dono che al pubblico dia valore di semina e di crescita. Con questo pensiero mi rivolgo da una parte ai giovani, e dall’altra gli artisti per la condivisione e la realizzazione di opere in senso estetico e in senso etico. Per questo motivo sostengo gli artisti come testimoni di un impegno onesto di atti creativi, che non devono solo rappresentarsi in quanto scultura, pittura o qualunque altro linguaggio, ma essere una manifestazione di riconquista di una comune spiritualità.

Progetti all’orizzonte?
In questa fase della mia vita il mio pensiero va al futuro del grande patrimonio artistico del museo a cielo aperto Fiumara d’Arte dei Nebrodi, a tutela della conservazione e della valorizzazione delle opere. Conferma il mio impegno civile e culturale per il quartiere di Librino, periferia di Catania, dove, insieme alla mia equipe, sto lavorando per la realizzazione di un grande museo all’aperto della fotografia. A Taormina mi appresto ad avviare un altro progetto per il risanamento del Villaggio Le Rocce, ridotto a discarica, sul quale voglio realizzare un centro culturale internazionale per rispondere all’abbandono con il “valore”, al degrado con la “Bellezza”, mentre in un sito di estremo interesse naturalistico ambientale ricadente nel versante est del parco dell’Etna, e precisamente nel Bosco di Betulle e nei monti Sartorius, mi piacerebbe realizzare un itinerario naturalistico-culturale denominato “Io vedo l’invisibile”. “Le Rocce” e il “Bosco di Betulle” che saranno il simbolo di una rinascita civile e culturale, contribuendo alla valorizzazione e alla promozione dei comuni del Parco dell’Etna e delle Valli dell’Alcantara e dell’Agrò.

Sempre guardando al futuro, qual è il suo prossimo traguardo?
Sento la necessità di armonizzare e legare gli universi umani. Sento l’esigenza di lavorare sulla riflessione. E tutto questo lo voglio manifestare con il valore della conoscenza, attraverso una praxis di azione che trova nei ragazzi e nelle scuole il campo della semina. Voglio che le nuove generazioni scelgano la cultura e il pensiero come nutrimento.