Romano Reggiani: “Io, Stefano Accorsi e il nostro Leonardo Notte”

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IMG_3758Nella serie Sky “1993“, Romano Reggiani interpreta Leonardo Notte, personaggio cult portato finora sul piccolo schermo da Stefano Accorsi, quando era ancora un ragazzo. Off ha incontrato l’attore che, dopo aver vissuto per tanti anni a Roma, è tornato nella sua Bologna per un progetto ben lontano dal mondo dello spettacolo.

Sei nel cast di 1993: come hai preparato il tuo personaggio?
Il mio ruolo rappresenta una novità assoluta nella sceneggiatura, che spero scopriremo nel corso delle varie puntate di questa serie. E’ stato difficile prepararmi mentalmente ad affrontare le varie scene, anche se il fatto che fossero ambientate negli anni settanta è stato formativo e divertente. Per eseguire al meglio il mio compito, ho letto tante cose e mi sono documentato guardando video e chiedendo consigli a molte persone che hanno vissuto quel periodo.

Che effetto ti fa interpretare lo stesso ruolo di Stefano Accorsi?
Interpretare Leonardo Notte da giovane, lo ammetto, mi faceva paura. Non è scontato piacere ed essere apprezzato quando ti trovi ad interpretare un personaggio così potente che nella sua versione adulta viene interpretato da un attore affermato come Accorsi. A un certo punto, però, ho cercato di farmi forza e mi sono detto: “Magari mi porta fortuna!”. Accorsi è un punto di riferimento per me: sono anche io di Bologna e lo considero una persona splendida. Insomma, per me è stato un onore lavorare con lui. Ci siamo sentiti e lui è stato molto contento di come ho interpretato il nostro Leo.

Durante le riprese Accorsi ti ha dato qualche consiglio?
Sul set non abbiamo mai avuto l’occasione di lavorare insieme, anche perché interpretiamo la stessa persona seppure in periodi differenti. Siamo stati insieme sul set una sola volta, ma non è stato lì che mi ha dato consigli, bensì due settimane prima, a casa sua. Ci siamo visti prima che affrontassi le scene e ci siamo confrontati su tutto.

Come nasce la tua passione per la recitazione?
Fin da giovanissimo, dalla terza media al quarto anno delle superiori, ho girato con i miei amici sei cortometraggi, in VHS. Ancora oggi ricordo quelle esperienze come le più belle di sempre. E’ lì che è nato tutto… Ancor prima, quando avevo undici anni, c’è stata una persona molto importante per me, che si chiama Paolo Bertuzzi, che mi ha insegnato a stare sul palco. Grazie a lui riuscii a fare tanti spettacoli in oratorio e da lì cambiò il mio modo di pensare.

Delle tue esperienze passate, da professionista, di quale vai più fiero?
Premetto che alla mia età, a 23 anni, vado fiero di ogni cosa che ho avuto la fortuna di fare fino ad oggi. Una di quelle che mi ha regalato più soddisfazioni è la pellicola Tempo instabile di Marco Pontecorvo. E’ stato il mio primo ruolo importante e ho lavorato con attori come Luca Zingaretti, John Turturro, Lillo e tanti altri. Quello che mi assegnarono fu un bel personaggio, che forse ora con occhi più attenti modificherei un pochino. A livello televisivo, invece, sono fiero di aver recitato nella fiction La grande famiglia, ma anche le altre mi hanno dato diverse gratificazioni…

Il ruolo dei tuoi sogni?
Vestirei volentieri i panni di un soldato in trincea durante la prima guerra mondiale alle prese con una storia d’amore. Prima o poi vorrei prendere parte ad un progetto di questo tipo. A malincuore, ricordo ancora quando persi un’occasione del genere perché avevo già firmato un altro contratto e non poté incastrare i due progetti. Ma sono sicuro che capiterà di nuovo…

Un’attrice con cui ti piacerebbe collaborare?
Vorrei lavorare di nuovo con Matilda De Angelis: è una ragazza in gamba, siamo amici. Se invece dovessi fare il nome di un’attrice più grande, risponderei Jasmine Trinca. Mi piace troppo, ritengo sia bravissima. Mi ha colpito molto in un film di Giorgio Diritti, intitolato Un giorno devi andare: bellissimo.

Progetti futuri?
Prossimamente andrà in onda una nuova serie per RAI1, intitolata Scomparsa, diretta da Fabrizio Costa, con Vanessa Incontrada, dove interpreto uno dei protagonisti della storia. E poi ho preso parte ad un progetto in evoluzione, per la BBC di Anya Camilleri, dal quale nasceranno una serie tv e un film.

Sappiamo che di recente, dopo aver vissuto per anni a Roma, sei tornato a Bologna per un nuovo lavoro. Quali soddisfazioni ti sta dando?
Dopo quattro anni trascorsi a Roma, ho detto basta. Io sono di Bologna e amo la mia città… Ho aperto un folk club: “John Wesley Hardin” è il primo speak-easy di Bologna e sono contento di aver investito su questo. Quando non sono impegnato come attore, sono lì tutte le sere a lavorare, e mi diverto un sacco, anche se è molto faticoso. Il bilancio è positivo, poi è ovvio che da fuori sembra tutto rose e fiori ma in realtà è sempre dura…

Per te questo nuovo lavoro rappresenta un piano B?
Per ora è quasi un piano A riuscire tenerlo in piedi, ma speriamo che in futuro diventi un bellissimo piano C.

Nella vita di tutti i giorni, quando non lavori, come trascorri la quotidianità?
Scrivo molto, lavoro a progetti legati a film… Sono sicuro che prima o poi troverò la persona disposta ad ascoltarmi e riuscirò a fare qualcosa di mio. Poi suono, di recente mi hanno prodotto un album di musica folk che tra poco potrete trovare in giro: stiamo lavorando agli ultimi arrangiamenti. Nei ritagli di tempo, inoltre, mi vedo con i miei migliori amici sempre.

Sei fidanzato?
Sì, sono fidanzato e per ora sono contento. E’ una brava ragazza, molto carina: è anche una bravissima musicista, suona la viola con me e studia tanto.

In futuro ti piacerebbe costruire una famiglia tutta tua?
In futuro forse sì, ma io sono una specie di lupo solitario. Sono anche un tipo molto abitudinario. In questo momento non lo so, in futuro…chissà!

Tra dieci anni come ti piacerebbe vederti?
Spero, intanto, di essere vivo(ride, ndr). Ringrazio Dio, ogni giorno, dei doni che mi dato. E in futuro spero di essere felice e senza rancore nei confronti di nessuno.