Tutti i segreti (epistolari) di Vincenzo Bellini

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Le lettere, in generale, rappresentano la primaria fonte per ricostruire e scoprire il substrato della vita e delle opere di un artista. Per questo, già nel 1943, Luisa Cambi dava alle stampe, per Mondadori, l’epistolario del grande operista catanese Vincenzo Bellini. Ora, dopo oltre settant’anni, vede la luce Carteggi (Olschki), la prima edizione critica integrale delle lettere belliniane a cura di Graziella Seminara. La titanica impresa (oltre 600 pagine) nasce Cover Belliniprimariamente dalla necessità di editare tutte le nuove lettere del compositore che, nel corso degli anni, si sono rinvenute in Europa: in questo senso si tratta, dunque, di un’opera in fieri.

Addentrandosi nel corpus epistolare belliniano ci si accorge come la mole di carteggi si riveli indispensabile per tratteggiare il Bellini uomo e, al contempo, il Bellini artista.

Ecco, dunque, il giovane Vincenzo che scrive e si confida all’amico privilegiato e compagno di studi Francesco Florimo: con lui, il catanese si confida sulla propria vita privata, sui propri sentimenti e sulla quotidianità. Ma non di rado – ed è qui l’enorme interesse musicologico del volume – emerge, lampante, il Bellini compositore che consegna ai suoi corrispondenti (e, oggi, a noi) le sue idee, le notizie sulle sue nuove opere, i suoi ragguagli, i suoi “segreti del mestiere”. Come nella lettera del 7 luglio 1828 dove si nota la coscienza compositiva dell’operista catanese che crea i «motivi» sui quali intervenire con perizia nel tempo e modellarli alle parole del libretto: «Io sono applicato e cerco di provvedermi di motivi, e vado facendo dei non cattivi, che spero avendo il libro di situarli e svilupparli con affetto». Un’opera pregiatissima, questi Carteggi belliniani, e non solo per musicofili.