Le giovani parole di Mariangela Gualtieri

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IMG_3471La miglior cosa da fare stamattina / per sollevare il mondo e la mia specie / è di stare sul gradino al sole/ con la gatta in braccio a far le fusa. Si apre con questi versi luminosi la raccolta poetica di Mariangela Gualtieri, intitolata Le giovani parole (Einaudi 2015), una raccolta all’insegna della bellezza e vitalità legate alle molteplici manifestazioni del creato, dell’alternarsi delle stagioni, dell’ascolto del silenzio, dell’attenzione per le cose fragili e piccolissime come un’ala di farfalla, un granello, un millimetro di foglia, un’estremità di zampa d’ape… Si ritrova tra le pagine un fondersi perfetto dell’anima del poeta con gli elementi di natura, fino a fluire nella stessa, con la certezza di essere parte del tutto, universo che esplode in un abbraccio potente. Si tratta di un percorso carico di suggestioni dove alla gioia e alla meraviglia dell’esistere, grandissime, si mescolano echi di certa amarezza e interrogativi che tornano con il loro assillo. Ecco dunque comparire le formiche mentali che invadono la testa rischiando di generarne altre, ma quando questo non accade si può afferrare il senso più lieve del vivere. Il lato d’ombra quindi, pur presente, non può prevalere sulla luce fortissima, che puntuale fa la sua comparsa all’orizzonte, promessa di vita che si rinnova continuamente. Così il sole, l’instancabile sacerdote, divampa nel cielo che a un certo punto diviene mare e commuove la vista, appagata nella percezione di un azzurro senza fine. Le parole scorrono dalle radici al cielo e viceversa e in questo fluire si intrecciano, in una sorta di preghiera collettiva, con quelle di molti autori amati, tra cui Bruno Schulz a cui è dedicata per intero la sezione Tua prodigiosa visione, dove i titoli delle poesie sono tutti presi da Le botteghe color cannella (Einaudi 2001) di Schulz, appunto. Tantissimi altri i riferimenti letterari, da Borges a Pessoa, da Sant’Agostino a Dante Alighieri, per citarne alcuni soltanto.
Commuovente e intensa la sezione recante il titolo Ma’, poesie sulla madre, che nelle pagine finali presenta versi tanto vividi che è impossibile non rimanerne abbagliati: […] Ma’ – / diventa immensa. Tutto diventa. / Canta nel vento. Ridi con ogni foglia / e fai quella luce dei fiori. / E stenditi come la notte / quieta, immensa, eterna. / Tutta terrestre materna luce.

Segue lo Studio sullo stare fermi (breve poema nato per il teatro), un atto di fede, si può dire prendendo in prestito le parole del poeta, credendo in ciò che non si riesce a vedere e dove si “ascolta” il musicale silenzio delle cose: E poi si fa concerto / col corpo planetare, con le sfere / celesti col musicale silenzio delle cose. / Stanno più zitte le cose stando fermi. / Resta un palpitare. Tutto pare risponda / a un direttore nascosto, non umano / silente, geniale. Stessa partitura secolare / d’orchestra.
Il corpo diviene teatro di vita lasciandosi attraversare dai moti dell’essere: Sono stata una ragazza nel roseto […] Sono stata un uomo duro e forzuto. […] Un albero / forse. […] Acqua sono stata, / questo lo so. Sono stata acqua / e vento. […] Un giuramento. Un’attesa. […] Forse anche il mare. / E dunque – di cosa dovrei avere paura / adesso.

IMG_3473Una parola, teatro, che si rende necessaria per commentare Le giovani parole (ne scrive accuratamente Gianluca Garrapa su Satisfiction) in cui è presente una rappresentazione del mondo con una tessitura ritmica precisa, dove macrocosmo e microcosmo si fondono in una danza di grazia ed equilibrio e dove il poeta, attraverso una tensione fisica costante, ci racconta della saggezza del corpo e ci dona parole di cui nutrirsi: Dentro la lingua / un fagotto di sillabe / si srotola in canto. / E’ tempo di cadere / dentro covoni di parole / e farne pane per tutti.
Una poesia epifanica, che si presenta con uno stile apparentemente semplice, da intendersi questa semplicità conquistata come “frutto di maturità”, riprendendo Mariangela Gualtieri in un’intervista rilasciata a Michele Pascarella su Artribune, in cui ci viene altresì spiegato come il titolo della raccolta Le giovani parole (tratto da I begli occhi del ladro del poeta Beppe Salvia) anche titolo di un “rito sonoro” di Gualtieri, sia stato pensato come “definizione della parola poetica: la poesia è parola inconsumabile, parola che non invecchia e dunque è sempre giovane parola. Questo titolo mi piaceva talmente tanto che dal rito sonoro l’ho fatto transitare al libro, mentre di solito si fa il contrario”.

Vi sono un ritmo e una musicalità, in queste poesie, che si esprimono con tutta la loro forza nella sezione finale Esercizi al microscopio, in cui il poeta contempla la vita attraverso un microscopio – ecco ogni granello, ogni millimetro di foglia, ogni estremità di zampa d’ape – per giungere infine ad osservare il mistero che permea l’universo e tutti ci comprende.