L’unicità poetica di Nino Pracanica

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IMG_3432È un artigiano, un artista, un performer Nino Pracanica, che fin da giovanissimo si è avvicinato al teatro, seguendo le lezioni di Marcel Marceau e subendo l’influenza brechtiana, per infine giungere a una sua personale poetica, che lo rende di certo unico. Questo è accaduto da quando creò insieme alla moglie Gina Privitera un laboratorio dove seguendo le antiche tecniche cominciò a forgiare oggetti, strumenti musicali e maschere, che vengono chiamate dall’autore “imago”, perché esse non nascono soltanto per essere esposte e ammirate, ma anche e soprattutto per prendere vita.

È vero che queste sono già presenti nella collezione stabile del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori come in quello francese Les Créateurs de Masques, ma è vero anche che esse vengono utilizzate per le particolari rappresentazioni alle quali Pracanica e Privitera danno luogo in particolar modo nel cortile del Castello di Milazzo. In queste si percepisce il debito verso la Commedia dell’Arte, molto apprezzata dal Maestro, che la sviluppa però a suo modo, non soltanto fantasioso, ma anche storicizzante e per questo ammirato da studiosi e filosofi del settore.

Sono miti e leggende quelle rappresentate e non di certo in modo canonico, perché accanto alle vicende omeriche o virgiliane vengono accostate quelle della tradizione siciliana e sicula, cultura che Pracanica pensa si stia perdendo e che così cerca di recuperare tramite i suoi spettacoli, che la rievocano, ricordando aneddoti che hanno a che vedere con la nostra stessa esistenza, ma che non in molti conoscono. Le maschere e gli utensili creati dai due artigiani seguono le tecniche antiche di costruzione ed è per questo che, a esempio, le loro maschere, come quelle “persona” degli antichi greci, amplificano magicamente la voce, sorprendendo lo spettatore.

Pracanica si considera un cantastorie che narra i fatti senza porre giudizi, convinto del fatto, che, sue testuali parole: “Per combattere il male e superare i problemi bisogna giocare”. “Giocare” per lui assume il valore di recitare, come del resto assume il valore di vincere il peggio tramite il divertimento, trasformando la tragedia in commedia – non a caso le sue pièce sono appunto delle tragicommedie. In questo processo artistico e spirituale si mettono dunque insieme artigianato, creatività e storia, tutto questo per una ragione precisa, perché il pubblico alla fine delle rappresentazioni ne esca con una maggiore consapevolezza delle proprie origini, quelle origini che non ci vengono mai illustrate e che Pracanica e la moglie ci narrano, aggiungendo al racconto canonico quello che avviene dal punto di vista dei siculi, civiltà antichissima proveniente dall’India o dal Pakistan, che era presente prima ancora dei greci e che portò la propria influenza culturale.

Per la sua pluriennale attività di artigiano e di storico, Pracanica, in occasione dei 150 anni della nascita di Luigi Pirandello, riceverà il prestioso premio Pupaccena per mano dell’Associazione Duciezio.