Massimo D’addezio: “Come vivere responsabilmente il mondo del bar”

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IMG_3337La terza edizione della Roma Cocktail Week si terrà, come di consueto nella Capitale, i prossimi 17, 18 e 19 giugno presso le Officine Farneto. Un grande evento, il primo grande festival a Roma dedicato alla cultura del bere bene e all’arte della miscelazione, che prevede un’offerta vasta ed eterogenea: sei top cocktail bar, 5 scuole di bartending, oltre 50 drink creati per l’occasione, masterclass e degustazioni, abbinamenti drink-food, sfida tra scuole di bartending, il ‘barman per un giorno’, concerti e dj set fino a notte inoltrata. Novità di quest’edizione della Roma Cocktail Week sarà la mostra mercato, uno spazio dedicato all’esposizione e vendita al pubblico. Off ha incontrato il direttore artistico Massimo D’addezio.

Massimo, raccontaci questa tua nuova avventura professionale…
Roma Cocktail Week, se mi è permesso, è più che un’avventura professionale, per me che ho vissuto tutti gli aspetti di questa professione, è più un passaggio dovuto, una sorta di “rassegna” delle puntate precedenti, una raccolta delle puntate migliori messe insieme per estendere ancora di più quella che è la “Cocktail Culture” alle persone che vedono con disinteresse il mondo del bar, ovvero la possibilità di vivere responsabilmente un esperienza al ridosso di un banco del bar. Tutte le informazioni sull’evento le trovate al sito ufficiale www.spiritsevent.com .

Quando hai capito quale fosse la strada professionale giusta da intraprendere?
Ho capito quale fosse la mia strada professionale quando ero piccolo, a casa e nella bottega di papà, in mezzo ai clienti, che fondamentalmente vivevano la loro socialità nel locale, e anche grazie all’”arte e rito dell’ospitalità” che mi è stato trasmesso dalla mia famiglia.

Quando, invece, hai capito che la tua passione poteva trasformarsi in un vero e proprio lavoro?
E’ stata propria questa naturalità con la quale ho vissuto la ristorazione, che me l’ha fatta vivere sempre come un lavoro.

Finora qual è stata la soddisfazione più grande raccolta? E la delusione?
Soddisfazione per chi fa il mio mestiere è quella di conoscere un po’ tutti un po’ ovunque.
Delusione? I compagni di viaggio, professionalmente parlando, che hanno cercato di sfruttare questa mia abnegazione professionale, pensando che questo è un mestiere che si fa solo contando i soldi e non avendo appreso che questo è un mestiere che si fa con il corpo e con l’anima.E comunque la delusione è figlia dell’illusione.

Oggi a chi senti di dover dire grazie?
Ringrazio tutti per l’impegno profuso (ovvero “do ut des”).

Nei momenti meno semplici, cosa ti ha dato la forza per andare avanti?
Quando prendi in mano un progetto, e lo prendi in mano con l’intenzione di farne un progetto che ti soddisfi, è un po’ quando decidi di fare una regata nei mari del sud in solitaria. Ci saranno giorni in cui non tirerà vento e giorni in cui rischierai di affondare, e giorni che ti daranno un vento di poppa talmente buono in cui dimentichera bonacce e burrasche. “Non c’è malanno che non scompaia quando si mette piede sul banco”.

Ci racconti quello che ritieni essere l’episodio più curioso della tua carriera?
Le “coincidenze” sono le boe che ti indicano i passaggi da fare.

Nella vita di tutti i giorni, quando non lavori, come ami trascorrere la quotidianità?
Ho l’abbonamento alla settimana enigmistica e una matita.

Sempre guardando al futuro, quali altri traguardi ti piacerebbe raggiungere nella sfera privata e professionale?
Il Chorus Cafè al momento è il progetto che mi sta prendendo moltissimo e mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Progetti futuri?
Un po’ di famiglia.