Matilde Gioli: “Mi chiesero per strada di fare la comparsa per Virzì”

0
441

IMG_3310È diventata attrice per caso. E ora continua per passione. Matilde Gioli, occhi grandi color del mare e sorriso sensuale di chi è padrona della propria giovinezza, è la nuova promessa femminile del cinema italiano. Dopo una stagione piena di successi, in cui si è divisa tra grande e piccolo schermo (The StartUp, Mamma o Papà?, Di padre in figlia, ndr), dal 25 maggio è di nuovo nelle sale, protagonista di 2Night, un film di Ivan Silvestrini, in coppia con Matteo Martari. La storia di due giovani trentenni sconosciuti: un incontro casuale, un’intera notte vissuta insieme come fosse il microcosmo di una relazione, “costretti” nell’abitacolo di una macchina, girovagando per una Roma notturna che toglie il fiato. «È come se vivessi nell’arco di una notte tutto quello che può succedere in una storia di anni tra un uomo e una donna: in poche ore i due protagonisti si approcciano, si annusano, tirano fuori pregi e difetti, litigano, si lasciano e si riprendono», racconta la Gioli, un fiume in piena di parole e l’entusiasmo di chi corre veloce verso traguardi sempre nuovi. «In effetti, se tre anni fa mi avessero detto che sarei arrivata fin qui, non ci avrei creduto», spiega sorridendo questa giovane milanese laureata in Filosofia con il sogno di studiare Neuroscienze in un laboratorio americano. Sogno interrotto da un provino arrivato per caso, per il film Il Capitale Umano, con mostri sacri del cinema come Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi e Valeria Golino. Tutta “colpa” di Paolo Virzì, «una persona che non finirò mai di ringraziare per sensibilità, umanità e professionalità».

Matilde, racconta come è cominciato tutto…
Mi hanno fermata per strada chiedendomi di fare la comparsa nel film di Virzì. Ricordo bene quel giorno, stavo andando a prendere mio fratello a basket. Al cinema non avevo mai pensato, mi stavo laureando in filosofia, laurea che poi ai primi ciak mi è servita per entrare in contatto con un mondo per me sconosciuto, adattarmi a un lavoro che non avevo mai fatto e, soprattutto, mettermi in ascolto per imparare dagli altri. È andata bene, perché l’iniziale comparsa è diventato un ruolo, e da lì per me si è aperto un mondo nuovo.

Negli ultimi tre anni la tua carriera è stata fulminea ed esaltante: film di successo, riconoscimenti prestigiosi e, una fiction Di Padre in figlia, che ti ha regalato la popolarità. Come vivi questo momento?
Me lo godo, sono stata molto fortunata, perché finora sul mio cammino professionale ho incontrato attori e registi molto generosi nei miei confronti, che mi hanno sempre supportata. In quanto alla fiction, devo dire che ha cambiato la mia vita: ora, le signore mi fermano per la strada, mi chiamano con il nome di Elena, una delle sorelle Franza che ho interpretato in Di padre in figlia, mi danno consigli o mi rimproverano. Trovo che questo sia molto bello, con il cinema il contatto che hai con il pubblico è completamente diverso.

E da attrice, ora, che cosa sogni?
Vorrei interpretare un personaggio completamente diverso da me. Finora mi sono sempre calata in ruoli che in qualche modo mi somigliavano. Ecco, ora vorrei scoprire cosa riesco davvero a fare se dovessi alienarmi totalmente da me stessa. Sarebbe l’occasione per capire e dimostrare quanto valgo, proprio perché non ho studiato per diventare un’attrice, ma… una filosofa.

Che tipo di personaggio, in particolare?
Sicuramente una persona timida e introversa, meno impulsiva e più riflessiva. Oppure, un personaggio che vive nel MedioEvo, in una condizione lontanissima dalla mia: qualcosa che richieda uno sforzo attoriale pazzesco.m

In 2Night, invece, sei una ragazza di oggi: descrivila…
Una giovane donna della società 2.0, aggressiva e indipendente, ma anche timida e insicura, che prende l’iniziativa con l’altro sesso, che spiazza il ragazzo che le sta di fronte. Una sicuramente difficile da corteggiare, ma che suscita anche molta tenerezza.

Pensi di somigliarle?
Beh, anche io, ovviamente in contesti diversi, sono una che entra a gamba tesa con la persona che ha davanti. A pensarci bene, parlo sempre, ho un po’ paura dei vuoti e ho una curiosità esagerata, proprio come lei. Credo che questo tipo di ragazza rappresenti un po’ la donna contemporanea, forte sì, ma anche bisognosa di tanta attenzione da parte di un uomo che la raccolga e la tenga tra le braccia.

Allora, alla fine, sei una romantica…
Sì, e in particolare trovo che oggi nel nostro mondo manchi quella galanteria che una volta contraddistingueva gli uomini. È difficile, oggi, che un uomo si ricordi di farti entrare per prima dalla porta o ti apra la portiera della macchina. La galanteria è un valore che si è perso, lasciando posto a una maggiore aridità ed egocentrismo. Io, per questo motivo, mi arrabbio tutti i giorni. E penso che anche le altre donne siano d’accordo con me.

Prossimamente, dove ti vedremo?
In due film: Achtung baby di Andrea Tagliaferri, la storia di un fratello e una sorella in fuga che vivono un rapporto al limite dell’incesto e Alice non lo sa, opera prima di Diego Amodio, una commedia dolce amara che ruota intorno al matrimonio di Alice (Violante Placido) e delle sue amiche, dove interpreto la sorella minore della protagonista. E ne sto girando un altro: da poco son sul set di una commedia corale molto divertente, La casa di famiglia, di Augusto Fornari, con Lino Guanciale, Stefano Fresi e Libero De Rienzo. 

Non c’è pericolo, dunque, che tu cambi mestiere?
Assolutamente no. Dopo le esperienze positive degli ultimi tre anni, posso dire senza incertezze che quello di attrice sarà il mio lavoro. Ci sto investendo tutta me stessa, anche se inizialmente non era la mia vocazione. E forse proprio per questo ho quel sufficiente distacco che mi aiuta ad affrontare meglio la situazione.