Gino Marinuzzi, la Decca gli rende omaggio con un cd

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IMG_3113Una spessa coltre di oblio ha condannato una fetta della nostra storia musicale a essere dimenticata ed esclusa perché troppo scomoda per il canone politically correct. Facile immaginare quale sia quella porzione di musica ridotta al silenzio: il Ventennio e i compositori ad esso collegati. Nomi come, solo per citarne alcuni, Vittorio Gnecchi, Lodovico Rocca, Mario Pilati, Gino Marinuzzi, Virgilio Mortari, Achille Longo, Domenico Aleleona, Riccardo Pick-Mangiagalli sono, ad oggi, pressoché sconosciuti ai più e totalmente ineseguiti.
Per questo, è un vero e proprio evento l’uscita, per la prestigiosa etichetta Decca, di un cd dedicato integralmente a Gino Marinuzzi.

Il nome di Marinuzzi non è, di certo, come dicevamo, dei più noti. Eppure, a detta del maestro dei critici musicali italiani, Paolo Isotta, cui va il merito di aver dato una prima spazzata alla polvere che ne sovrastava il nome, Marinuzzi è «uno dei più grandi compositori del Novecento». Nato a Palermo nel 1882, Marinuzzi fu un grande direttore d’orchestra. Su consiglio dell’impresario Walter Mocchi si fecce le ossa in Sud America, terra a quell’epoca assai assetata di autori e bacchette italiane. Al suo rientro in Italia, tra il 1914 e il 1915, si aprirono le porte del Teatro alla Scala che poi resse come direttore artistico e soprintendente negli anni della Repubblica Sociale.

Come direttore, Marinuzzi divenne celebre in tutto il mondo (Richard Strauss lo considerava il miglior interprete dell’epoca), ma come compositore venne immediatamente obliato. A rendere, ora, finalmente giustizia ci ha pensato l’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi” diretta da Giuseppe Grazioli. Nel cd Decca, dominano la prima registrazione mondiale della Suite siciliana, opera intrisa di popolarità ispirata alla Sicilia, e, soprattutto, la Sinfonia in La. Opera del 1943 (o meglio: dell’«anno XXI dell’Era fascista», come scrisse in partitura Marinuzzi), la Sinfonia in La rappresenta un vero gioiello del sinfonismo novecentesco, del tutto meritevole di campeggiare nel pantheon musicale assieme ai capolavori di Shostakovich, Schoenberg, Strauss, Prokofiev…

Ispirata alla classicità – Marinuzzi fu anche appassionato latinista – la Sinfonia in La accorpa in sé classica tradizione e rivoluzionaria avanguardia. I classicheggianti titoli dei canonici movimenti lo riecheggiano: Apertura (dicitura alla maniera rinascimentale), Georgica (in onore a Virgilio) e Ditirambo (titolo ispirato alla lirica greca legata ai riti dionisiaci). Pagine raffinate intrise di modernità – talvolta arditissima, come nell’ultimo movimento –, vivacità ritmica, freschezza melodica e vivacità timbrica, incastonate in una sapiente orchestrazione ben dosata dalla bacchetta di Grazioli, fanno della Sinfonia marinuzziana un’opera del Novecento seconda a nessuno. «Bisogna avere coraggio enorme per scrivere come scrivi tu» scrisse, il 18 marzo 1913, Franco Alfano all’amico Marinuzzi (e aveva ragione). Ora basterà inserire un cd nello stereo per rendersene conto di persona (ed era ora).

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Mattia Rossi
Nato a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1986. Orgogliosamente piemontese e monferrino: ama la tavola, il vino e la nebbia della sua terra. Ha studiato Canto gregoriano a Milano e Lettere a Vercelli. Si occupa prevalentemente di musica (tutta: dal gregoriano alle avanguardie) e recensioni librarie. Ha al suo attivo diversi articoli sul canto gregoriano, sulla musica sacra, sulla musica nella "Commedia" di Dante e sulla musica trobadorica pubblicati in riviste internazionali. È anche autore dei volumi "Le cetre e i salici" (Fede&Cultura, 2015), "Rumorosi pentagrammi. Introduzione al futurismo musicale" (Solfanelli, 2018) e "Ezra Pound e la musica" (Eclettica, 2018). Giornalista e critico musicale, collabora con «Il Giornale», «Il Giornale OFF» e «Amadeus».