L’inumanità della scienza uccide la libertà

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In tempi in cui neuroscienze e biotecnologia la fanno da padrona, la domanda dev’essere posta di nuovo. Anche se è vecchia quanto la filosofia: che cos’è la libertà?.

Henri Atlan
Henri Atlan

E soprattutto, essa è possibile, in una realtà demistificata al punto di farci dubitare della nostra stessa identità? Se comportamenti, sentimenti e passioni sono governati da fenomeni biologici, che ne resta del libero arbitrio e della stessa umanità? Alla titanica domanda prova a rispondere Henri Atlan in Libertà condizionata. Neuroscienze e vita morale (EDB, pp. 104, € 12,50), libro che in francese aveva un titolo ben più eloquente: La science est-elle inhumaine?

Sì, la scienza è inumana nella misura in cui, nel suo determinismo, riduce l’uomo a meccanismo. Non può fare altrimenti: i suoi metodi e il suo fine conducono a prospettive che – a ben vedere – tanta filosofia novecentesca ossessionata dalla tecnica aveva previsto. La libertà è un’utopia se l’uomo è ridotto a mero organismo. Ma non serve rimpiangere la sublime ignoranza in fatto di biologia e affini. Almeno non per Henri Atlan, che nella sua figura poliedrica di medico, biologo e filosofo ci aiuta a dipanare una matassa alquanto intricata.

“Vivevo in modo pieno la contraddizione fra teoria e vissuto”, scrive candido Atlan, Atlan_libertà_condizionata-200x300indicando la strada per la salvezza, per lo meno la sua, “in questa scomoda posizione ho scoperto i filosofi del determinismo assoluto, innanzitutto gli stoici, poi altri, poi Spinoza”. Nel Seicento Spinoza riscopre il concetto stoico della necessità universale e l’idea di una libertà che non presuppone il libero arbitrio, bensì l’accomodarsi nell’accettazione della necessità universale. Troppo difficile? Può darsi.

Ma in fondo qui si tratta di filosofia e qualche sforzo va fatto. Magari semplificando un po’: se la scienza è inumana,  non tutto è perduto, se si evita la dissociazione della persona. Spinoza compie il grande passo con il monismo, ossia la concezione dell’uomo come “unione indissociabile di corpo e spirito“. Se la scienza manda in mille pezzi il libero arbitrio con un determinismo che non fa prigionieri, c’è un determinismo assoluto che trascende quello scientifico e ci avvicina a una nuova libertà: la si conquista grazie alla conoscenza dei suoi meccanismi, quindi ciò che parrebbe annichilirci invece ci rafforza. Poiché siamo umani – anzi troppo umani – non ostante le crudeli e infamanti dissezioni subite dal corpo e dall’anima.