Giulia Anchisi: “Non scendo a compromessi nella vita, figuriamoci nel lavoro”

0
17
Credit Giulia Manelli
Giulia Anchisi

“Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica…” (The Big Kahuna). Sono queste le parole che Giulia Anchisi ha scelto per la sua pagina sul sito dell’agenzia. Dialogando durante quest’intervista si coglie ancor più cosa intenda la giovanissima attrice. Classe 1992, propositiva ed entusiasta di ciò che sta vivendo, è arrivata sul grande schermo in un ruolo in cui sfoggia le arti che più ama, teatro e danza, in un film che è lo specchio di ciò che siamo diventati. Ci riferiamo a “Sole Cuore Amore” di Daniele Vicari (in sala dal 4 maggio) con protagoniste Isabella Ragonese (Eli) ed Eva Grieco (Vale), due donne come tante di noi in lotta per la sopravvivenza nel vivere quotidiano. La Anchisi veste i panni di Bianca, che con Vale dà vita a un duo di performer.

Con quali aggettivi descriveresti la tua Bianca?
Sicuramente è una ragazza imprudente e un personaggio molto presente fisicamente e totalmente disinibito. Credo che il termine imprudente, però, racchiuda tutto il lavoro fatto sul personaggio, anzi è stato un aspetto che ho fatto emergere da me e il film è stato un pretesto per affrontare questo elemento del carattere. Mi sento molto vicina a Bianca anche sul piano dell’età: lei è molto giovane, io ho girato “Sole Cuore e Amore” un anno e mezzo fa, ma sono ancora molto giovane. In questo momento è tutta una scoperta e ho cercato di farlo emergere attraverso di lei. C’è da parte sua una forte curiosità di conoscere, ci sono cose che lei dice e altre no, ma proprio perché non sa. Il rapporto con la co-protagonista, Vale, è ambiguo, ora sembra un’amicizia strana forse più una dipendenza, ora un flirt non dichiarato; non crea, però, questa ambivalenza con cattiveria, ma il tutto è dettato da una frivolezza e leggerezza date dalla giovane età.

Quindi da scrittura non era previsto un “passato” del personaggio? E questo non ti ha creato difficoltà?
Sì il personaggio era previsto così in sceneggiatura, poi come lavoro attoriale, con Daniele, abbiamo lavorato molto sull’improvvisazione immaginando, in particolare, il momento in cui lei e Vale si conoscono (non presente nel film, nda). Abbiamo ipotizzato che ciò avvenisse proprio in discoteca, quella che diventerà il loro luogo di esibizione, e Vale si sente attratta da me proprio per il bisogno d’aiuto tanto che poi nel lungometraggio si sviluppa la dinamica per cui lei si sente in diritto di salvarmi. Secondo me il personaggio di Bianca è un po’ la chiave di volta per quello di Vale anche perché lei si identifica in Bianca ripensando a lei quando era più giovane. A ciò si aggiunge la funzione di creare, nella donna, dei dubbi sulla propria identità sessuale attraverso degli atteggiamenti provocatori. Sono due artiste e uno dei luoghi comuni è che gli artisti siano “pazzi”. Non è un caso che ogni scena io la abbia in correlazione con Vale, rispetto al personaggio di Eli vengo richiamata da Vale stessa, ma non interagisco direttamente.

Tra Bianca e il suo datore di lavoro e compagno s’innesca una relazione non semplice e, come hai accennato, il tuo personaggio arriva anche a chiedere aiuto a Vale… Cosa ti senti di dire in merito a violenza e prepotenza in un rapporto sentimentale?
Anche quello con Sergio è un rapporto di dipendenza. Il discorso violenza è accennato nel film. Quante donne sorvolano su certi atti violenti e non si riesce a decifrare perché ciò accade, se per un sentimento puro o altro. Sergio è un uomo più grande di Bianca per cui è una figura maschile che le dà sicurezza.

Nel film si affronta molto bene la questione della precarietà. Tu come artista e persona ti sei interrogata su cosa tu stessa saresti disposta a fare pur di sopravvivere?
Io esordisco adesso come attrice e chiaramente il lavoro che si combina meglio è la cameriera (lo dice con sorriso e rispetto). Mi sono resa conto, leggendo la sceneggiatura e facendolo, che tutto ciò che “Sole Cuore Amore” dice è più vero di quanto possa sembrare. Io ho un grande amore verso me stessa e, soprattutto dopo questa esperienza, cerco ogni tanto di dire dei no a degli impegni. Sono una persona estremamente iperattiva, non ho ancora un lungo background in questo settore, però posso dire che non amo molto scendere a compromessi nella vita per cui figuriamoci nel lavoro.

Ma credi che siamo in una condizione in cui questo sia possibile?
Purtroppo no ed è proprio questo il cruccio perché la mia etica mi fa rendere conto di ciò che è giusto o meno. Il mondo della recitazione soffre del precariato, ma rispetto alla scelta, nel senso che noi attori dobbiamo essere scelti, l’ultima parola sta alla persona che sta selezionando e questo fa fare i conti con la propria emotività e con la praticità del non avere soldi, del riuscire a vivere lo stesso. Io vengo dal mondo della danza e ho deciso di essere un’insegnante di danza proprio per questo motivo, il cosiddetto piano b deve esserci non sapendo come si evolveranno le cose.

Dal lungometraggio arriva benissimo quello che tu stai descrivendo, in fondo anche il personaggio della Ragonese stessa “denuncia” come abbia dovuto rinunciare alla danza…
Sì, si è dedicata a un lavoro pratico lavorando in un bar. Poi è vero, lei non danza, però balla più di quanto lo spettatore riesca a vedere se si pensa al fatto che le nostre coreografie sono montate intersecandosi con le sue scene nel bar, in più Eli corre, durante tutta la giornata ha una serie di tappe, dei tempi ben precisi da rispettare dalla famiglia al lavoro. Nella danza ritroviamo queste caratteristiche: cascasse il mondo devi rispettare quei tempi e così fa Eli nella sua vita fino all’epilogo (non lo sveliamo per chi ancora non lo avesse visto, nda).

Dato che conosci bene quel mondo, ti rispecchi nel ritratto della danza che “Sole Cuore Amore” dà?
Assolutamente sì. Il personaggio di Vale è ispirato a Miriam Abutori (ha fondato l’Accademia degli Artefatti, nda), una cara amica di Daniele, e lei balla in discoteche, locali, ai vernissage e si è inventata un lavoro. In tanti cerchiamo di inventarci un lavoro adesso, ma, in Italia, non abbiamo subito un riscontro.
Aggiungo anche che Eva Grieco è coreografa del film ed essendo un duo abbiamo fatto un lavoro insieme per conferire ulteriore credibilità sul grande schermo. Eva è stata di recente al Teatro Argentina con delle performance, ma non tutti conoscono questo lato, diamo tempo e fiducia alle persone, magari questo film può riuscire a far aprire gli occhi.

Com’è nata la tua decisione di studiare danza?
Da sempre. Ballo da quando ho cinque anni, in realtà ho in mente i racconti di mia madre che mi riferisce quando le chiedevo di portarmi a scuola di danza, forse il seme c’era già dall’asilo. Ho studiato per tanto tempo nella scuola dove, adesso, insegno. Nel frattempo sono andata anche fuori, diplomandomi all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e già in quegli anni avevo il desiderio di affrontare anche l’ambito recitativo e mi ero detta di voler studiare recitazione non appena avessi avuto del tempo. Avevo quattordici anni e avrei potuto fare tutto ciò che volevo, eppure le idee erano chiare. Dopo seminari e corsi di formazione nell’ambito, ho voluto riprendere la danza assumento consapevolezza del fatto che costituiva un tassello in più alla mia formazione.

Tornando al precariato, ti sei sentita sostenuta in queste passioni artistiche anche da parte dei tuoi genitori?
Nella mia famiglia sono sempre stati degli amanti di cinema e spettacolo, nessuno, però, lavora in campo artistico. Mi hanno sempre supportato perché ho dimostrato sin da subito una grande voglia di fare queste discipline, ero io a decidere di andare alla lezione di danza saltando la festa dell’amichetta di scuola.
Il timore dell’incertezza nell’ambito lavorativo c’è, ma esiste anche tanta fiducia nel futuro. Non posso permettere che la paura mi blocchi in determinate scelte anche solo nell’intenzione, cercherò fino all’ultimo di fare il lavoro che amo. Fino ad ora non posso lamentarmi perché sono giovane ed esco con un film di cui vado molto fiera, di cui consiglierei la visione a chiunque a prescindere dal fatto che ci sia io o meno.

Per quanto riguarda i prossimi lavori cosa puoi anticiparci?
Ho un ruolo in “Youtopia” di Berardo Carboni e, invece, a ottobre uscirà la commedia “Terapia di coppia per amanti” per la regia di Alessio Maria Federici tratto dal libro di Diego De Silva; poi continuano i provini.

Hai un aneddoto che vuoi condividere coi nostri lettori di OFF?
Dopo essermi diplomata mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione, mancavano nove esami alla laurea e ho deciso di comunicare ai miei che desideravo prendermi un momento di pausa per concentrarmi sul lavoro d’attrice, sentendo che se non l’avessi fatto in quel periodo avrei perso del tempo. Gli ho chiesto senz’altro un atto di fiducia. Nel giro di due mesi, sono entrata in agenzia ed è arrivato il lavoro con Vicari. Questo mi ha fatto pensare di aver fatto bene e incoraggiata ulteriormente su questa strada.

Augurandoti un lungo percorso in questo settore, sicuramente avrai registi con cui desidereresti lavorare, ma c’è qualcosa che vorresti realizzare?
Mi piacerebbe molto partecipare a un’opera prima. Ci sono tanti giovani registi talentuosi e dopo lavori così, con un esordio con un regista così affermato, sarebbe bello essere anche l’attrice di un debutto dietro la macchina da presa.