Marina Rei: “Un amico malato mi ha insegnato a lottare”

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IMG_2343Gli occhiali da sole nascondono la grinta che ha portato sul palco del concerto del Primo Maggio con una performance live eclettica che spazia nei mille generi musicali che, anche con la voce, lei sa dipingere su una tela pastosa fatta di note. Marina Rei è tornata ad esibirsi, e i fan non aspettavano altro che respirare quella primavera che ha regalato emozioni, ed è ritornata in grande stile, sprigionando in scena la sua inconfondibile e positiva energia artistica. Per l’occasione la cantautrice si è raccontata ad OFF, svelando alcune anticipazioni sui suoi progetti cantautorali futuri.

Sei molto apprezzata dal pubblico. Come recepiscono le nuove generazioni la tua musica?
Ci sono nuove generazioni ed è sempre difficile conquistare i ragazzi. Mi dispiace non avere con me il mio prode cavaliere Paolo Benvegnù che però sta bene, ci ho parlato al telefono. Avevamo preparato un bel set. Sono felice e d’accordo con lui di aver portato sul palco anche la sua musica e spero di averla onorata al meglio.

Ci parli dei tuoi progetti musicali futuri?
I progetti discografici futuri ancora sono nella mia mente, sto scrivendo e cercando di capire come avviare la produzione. Sono in unplugged tour con Mattia Boschi e sono soddisfatta perché è stata una sfida difficile e abbastanza impegnativa per me perché mi muovo tra vari strumenti. Però sono felice. Questa estate parteciperò a molti festival in trio chitarra, basso e io alla batteria.

Sei conosciuta per essere un’artista eclettica. Quali universi musicali stai esplorando in questo periodo?
Io esploro tutto, giuro. Tutto quello che mi arriva alle orecchie, consigli di amici e non amici. Il mio cuore e la mia mente sono aperti alla musica e all’arte in generale. Poi ovviamente ci sono cose che mi piacciono di più e cose che mi piacciono di meno. E questa è una cosa bellissima che ho in comune con Paolo Benvegnù, un musicista, un artista di profilo altissimo e intelligentissimo che è in grado di regalare poesie con le sue canzoni. Però ha questo cuore aperto e ha la capacità di guardare le persone negli occhi in un altro modo. Ci siamo incontrati anni fa nella scrittura e abbiamo suonato insieme al festival di Arezzo, l’Arezzo Wave. Lui ti accoglie senza stare sul piedistallo e questo è quello che dovrebbe essere lo spirito di un musicista e di un vero artista.

Lo scorso anno però è uscito il tuo singolo “Portami a ballare”, come si inserisce all’intero del tuo percorso discografico?
Non si inserisce, è stato parte della mia vita in quel momento. E’ un pezzo che ho scritto per una persona, per un mio amico che ha avuto, e ha ancora oggi difficoltà, e che ha affrotato la malattia e lo ha fatto attraverso il ballo e la musica. Lui mi ha insegnato a combattere e con questo brano volevo celebrare la sua vittoria.