Quando l’iride diventa un’opera d’arte

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IMG_2118Gli occhi sono lo specchio dell’anima, lo attesta anche Annalaura di Luggo, artista partenopea con mostre internazionali all’attivo, che negli anni ha sviluppato il progetto Occh-IO/Eye-I interagendo con lo sguardo di vari soggetti, da star a senzatetto, scienziati e diversamente abili. Da qui è nata la mostra fotografica-performativa Blind Vision, a cura di Raisa Clavijo, inaugurata il 27 aprile presso l’Istituto Paolo Colosimo per non vedenti e ipovedenti a Napoli.

Con una speciale macchina fotografica, di Luggo immortala le iridi ma non si tratta di mera macrofotografia anatomica. In realtà scandaglia l’animo dei protagonisti dei suoi scatti: in tal caso, venti persone dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e dell’Associazione Teatro Colosimo di Napoli, con le quali prima dialoga, si abbraccia, danza, sfiorandone l’esistenza. Momenti di complicità documentati in A Journey of Light, una raccolta di istantanee scattate dal fotografo Sergio Siano, dalle quali traspare lo scambio empatico. Fil rouge del percorso sensoriale che conduce in una grotta oscura con venti light box che riproducono la forma dell’iride dei protagonisti non vedenti e si illuminano grazie all’ingegno del sound designer Paky Di Maio, narrando al contempo, attraverso la voce di ogni soggetto, cosa significa non guardare con gli occhi ma con gli altri sensi. Come rivela anche Essenza, scultura tattile in esposizione che riproduce in 3D l’iride di un occhio senza pupilla.

Dunque un’indagine artistica articolata con cui Annalaura di Luggo propone, fino al 31 maggio, un viaggio percettivo con diverse tappe tra pezzi di vita, comprovando che pur brancolando nel buio si può intravedere la luce dell’anima che rischiara il mondo e offre una veduta solidale.