Andrea Velletri, dalla provincia di Latina al successo internazionale

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Andrea Velletri tra Chico Garcia e Adriana Torrebejano

Quando era piccolo pensava che da grande avrebbe fatto il dj. Ora che è grande, alla soglia dei quarantadue anni (li compie il 22 maggio) i dj li gestisce per mestiere. Andrea Velletri, dalla provincia di Latina, da ormai diciotto anni lavora nel mondo dello spettacolo e della notte come manager e talent scout di artisti italiani e internazionali. Dj, personaggi televisivi e soprattutto attori. Gli esordi lo vedono road manager di cantanti, per poi diventare rappresentante della Gig Promotion di Milano. “All’epoca, intorno al 2000, era una delle agenzie più quotate nel panorama nazionale, perché si occupava del booking di tutti coloro che lavoravano a Radio Deejay e non solo“. Quasi vent’anni dopo Andrea in Italia rappresenta la maggior parte degli attori spagnoli che lavorano nelle soap più amate e seguite del piccolo schermo. Qualche nome? Adriana Torrebejano (Sol Santacruz), Chico Garcia (Severo Santacruz), Maria De Nati (Prado Castaneda), Ivan Montes (Matias Castaneda), Aida Flix (Amalia Jordan) de Il Segreto. E ancora, tra gli altri, Marc Parejo (Felipe Alvarez), Sheyla Farina (Carmen Blasco) e Roger Berruezo (German De La Serna) della soap Una vita. E come dimenticare Jonas Berami? L’attore di stanza ad Ibiza, diventato famoso grazie alla soap Il Segreto, in Italia ha partecipato a Uomini e donne prima e L’isola dei famosi poi. Proprio dietro le quinte del reality di Canale 5 condotto da Alessia Marcuzzi Velletri conosce il miglior amico di Jonas, Bosco Cobos. E lì tira fuori le sue doti di talent scout. “Eravamo in studio a Cologno Monzese e mi si presenta questo ragazzo decisamente ‘originale’, a partire dall’abbigliamento. Appena l’ho visto nemmeno gli ho chiesto come si chiamasse ma gli ho detto che doveva firmarmi un contratto, all’istante”. Bosco in Italia non aveva esperienze pregresse nel mondo dello spettacolo, ma Andrea intuisce le sue doti di showman. “E qualche mese dopo gli autori del Grande fratello Vip non se lo sono lasciato scappare! Bosco è un ragazzo molto preparato che ancora ha molto da far vedere. Quando sono con lui noto che la gente gli vuole veramente bene e questa per me è una soddisfazione importante, perché mi dimostra che ho centrato in pieno il mio obiettivo. A lui e Jonas sono molto legato, anche umanamente oltre che professionalmente: tante agenzie hanno cercato di agganciarli per portarmeli via, ma loro sono sempre stati riconoscenti e non mi hanno mai tradito“. Oggi, se dovesse scommettere su un nome che si farà strada in Italia, fa quello di Olfo Bosè, nipote d’arte. “È il nipote di Miguel Bosè. Io l’ho conosciuto in Spagna grazie a Rafael Amargo (ballerino e coreografo, conosciuto dal pubblico italiano per la partecipazione in qualità di giurato a due edizioni di Ballando con le stelle, n.d.r.). Olfo è un bravissimo ragazzo con un bagaglio di esperienze molto ricco. Rafael è un vulcano di idee e iniziative. Sono certo che questa coppia di amici farà molto parlare in Italia nei prossimi mesi, ma non posso dire di più”.

Perché ha scelto di lavorare con artisti internazionali trascurando gli italiani?
Non direi che trascuro gli italiani, perché mi capita di gestire anche molti nomi del piccolo schermo ‘made in Italy’. Di recente ho lavorato con personaggi di Uomini e donne e con attori di fiction. Ma la mia attenzione principale è rivolta agli internazionali perché è il pubblico a richiederli in modo quasi ossessivo. Gli attori de Il Segreto, in particolare, sono amatissimi e altrettanto richiesti. Loro poi mi hanno dimostrato massima serietà nelle responsabilità contrattuali. Sono spagnoli, è vero, ma sul lavoro sono più simili agli svizzeri! Precisi e puntuali.

Quali sono le difficoltà che incontra quotidianamente nel mercato italiano chi fa un lavoro così particolare come il suo?
Io posso parlare per me. E dico che le difficoltà che si incontrano giornalmente non sono poche. Da qualche anno il mercato è fermo, nel senso che non nascono più nuovi personaggi capaci di durare nel tempo. Ultimamente si punta sul successo “usa e getta”. Un buon manager dovrebbe investire tempo, energie e denaro per far emergere gli artisti ma spesso nemmeno basta perché gli stessi artisti, appena iniziano a diventare popolari, vengono letteralmente bombardati di proposte. Ma il più delle volte le proposte che ricevono sono promesse destinate a rimanere tali. E il manager che all’inizio aveva investito si ritrova a dover risolvere problemi inutili, se non a lasciare andare gli artisti stessi. Tra l’altro molti di loro, appena iniziano a guadagnare grazie alla loro popolarità, pensano di saper fare tutto da soli. E vogliono diventare manager di se stessi. E così finiscono prima di iniziare.