Il cantautorato newpolitano di Tommaso Primo

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IMG_2006Ha vissuto un’infanzia non facile (ha perso il papà ad otto anni), che lui definisce magica, tanto da paragonarne l’atmosfera a quella di “Novecento”, il monologo di Baricco portato al cinema da Tornatore. Tommaso Primo, però, non ha scrutato il mondo da un piroscafo, ma dal ristorante dei nonni, a Napoli: «Sono cresciuto fra camerieri, parcheggiatori abusivi autorizzati e clienti strambi, come il professore che raccontava le sue pene d’amore. Anch’io ero destinato al mestiere di famiglia, ma già da piccolo ho dimostrato di essere più portato ad intrattenere i clienti tra i tavoli con canzoni e poesie scritte da me».

Un’attitudine che si è rivelata col tempo un vero e proprio talento, che ha portato Tommaso ad essere riconosciuto come una delle voci più promettenti del cantautorato newpolitano. «Mia mamma ascoltava Pino Daniele, James Taylor, Caetano Veloso, mentre mio fratello nella stanza accanto sentiva i neomelodici. Da questa fusione di ascolti sono venuto fuori io, con il mio genere naif» racconta il cantautore partenopeo.

Per lui la scrittura è un bisogno da soddisfare, non un sogno da inseguire: «Ho scritto il primo testo a tredici anni, dopo aver saputo del suicidio di una ragazzina a scuola. Ebbi l’impulso di prendere carta e penna per dedicarle un brano, e così è nata “Canzone a Carmela”». A questa esigenza si è affiancata la voglia di «trovare un’originalità nel cantato, di sperimentare nuovi codici”. Una ricerca che ha dato i suoi frutti prima con “Posillipo Interno 3”, l’ep d’esordio, e poi con “Fate, Sirene e Samurai”, il primo album (candidato nel 2016 come Miglior opera in dialetto al Premio Tenco).

Denominatore comune il dialetto napoletano: «È la lingua che so parlare, con cui comunico le mie sensazioni». Per il resto, se nel primo lavoro il cantastorie ventottenne parlava di vicende autobiografiche, nel secondo ha messo insieme il Brasile con la sua la cultura tropicalista, le sonorità sudamericane, la genialità di Disney, il cinema animato di Miyazaki e quello di Fellini, il mondo nipponico e quello partenopeo.

Tutto è confluito in dieci brani che sono favole moderne in cui si parla di emigrazione, prostituzione, pace e guerra, di deriva del costume. E’ il caso, quest’ultimo, di Viola, un pezzo che per diverse settimane ha mantenuto la prima posizione nella speciale classifica di Spotify, The Sound of Naples, e che in pochi mesi ha superato le centomila visualizzazioni su Youtube («Il web è fondamentale per noi giovani, è la radio libera di oggi»). Nel disco Tommaso non è solo, ci sono collaborazioni come quelle di Dario Sansone dei Foja e del duo al femminile Fede’n’Marlen, colleghi che insieme a Maldestro, Gnut ed altri sono la dimostrazione del fermento musicale che sta attraversando la città: «Napoli sta esprimendo al meglio qualcosa di fantastico, che probabilmente non ha ricevuto ancora l’attenzione che merita. La città è divisa in due per quartieri, caste sociali e mentalità, ma la parte che la salverà è quella che fa della cultura la sua arma principale».

Impegnato in una serie di live, Primo non si pone limiti: «Io cammino, lì dove finisce la benzina mi fermo. La professoressa del liceo diceva: “Punta sempre ad un punto altissimo, non lo raggiungerai ma va bene anche se ti avvicini”. Ed io punto alle stelle, magari mi fermerò sulla luna o su Marte». Infine, Tommaso avverte: «C’è un indizio in quello che ho detto». Si riferisce chiaramente alle canzoni nuove che stanno per arrivare, ma lui ha la bocca cucita e si limita a preannunciare: «Ci sarà una grande novità». Non ci resta che aspettare per scoprire le sue prossime storie tra fantasia e realtà.