Federica Raccagni: “così uccisero mio marito”

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Federica Raccagni
Federica Raccagni

Legittima difesa in legittimo Stato? Non sempre. In realtà non si comprende bene come mai tra i crismi del nuovo mondo, tra i dettami del progresso, tra le sue calde e accoglienti forme di garanzia, non vi sia la tutela di se stessi in caso di aggressione. Aggressione, ora, paradossalmente considerata tale solo notturna. La cultura della difesa non è istinto protezionista, è conservazione del buon senso. Che sia una difesa, in caso di attacco avvenuto e non preventiva, ai confini spirituali e geografici, che sia allo spirito o diretta alla propria persona. Federica Raccagni ha visto uccidere suo marito, in casa sua; ora dedica la sua vita a combattere episodi brutali e drammatici come questo. Ma non sempre le cose vanno come devono andare in questo, leggere per credereFederica Raccagni si racconta ad Off .

Chissà se, come tutte le specie del mondo animale, anche noi uomini nasciamo per uccidere… Nelle giungle, nelle savane, sulle alte montagne o sotto il pelo delle acque dei mari e degli oceani, in ogni istante di questo inesorabile tempo di vita si consumano i delitti più efferati fra specie diverse, e anche all’interno della propria. Non è il giovane leone che uccide i figli delle leonesse del branco, per diventarne nuovo marito e capo? E, fra i rettili, non esiste, per caso, l’autodifesa della vipera madre addirittura durante il parto, per evitare di essere morsa dai suoi propri figli? E, per quanto ci riguarda, gli antichi libri non narrano che a pochi anni dalla creazione dell’uomo i figli dei nostri progenitori si siano macchiati del più orrendo dei delitti? E, allora, nessuno si scandalizzi se, la Legge, abbia dovuto creare codici e stabilire pene per chi compie il reato di omicidio. Se mai bastassero come deterrenti. Il dramma è che, ogni giorno, solo nel nostro Paese e, solo per parlare di rapine spesso finite in tragedia, di tali reati se ne contano almeno 700. È lecito, ci chiediamo, difenderci se un qualche malintenzionato, tentando di rapinarci in casa o nella sede di una nostra attività, ci spara addosso o ci colpisce con la chiara intenzione di farci fuori? E, nella difesa, qual è il limite che non dovremmo superare? Mors tua, vita mea, dicevano i latini. Se tale convinzione valesse ancora, allora l’autodifesa potrebbe essere anche estrema.

Erano le 2.30 di notte; stavamo dormendo, quando li abbiamo sentiti muoversi dentro casa nostra; mio marito, i miei figli ed io li abbiamo sorpresi mentre rubavano: ci hanno aggrediti e hanno colpito mio marito. Dopo 11 giorni di coma è morto. Loro, sporchi di altri reati simili, fra 7 mesi potrebbero essere rimessi in libertà, accusati solo di omicidio preterintenzionale. Mario Cattaneo, ultima vittima di rapina, che ha risposto all’offesa aggredendo, rischia l’imputazione di omicidio volontario solo perché si è difeso.” Dichiaradifesa-900x600 al telefono Federica Raccagni, vedova di Pietro, ucciso da 4 albanesi la notte del 7 luglio 2014.

In questi anni gli Italiani, il problema della legittima difesa, se lo sono posto eccome! Troppi i casi di rapine finite male, per i rapinati o per i rapinatori. Ciò che fa riflettere è la polemica che, spesso, diventa politica, sulla possibilità che la vittima di rapina possa, difendendosi, arrivare ad uccidere chi gli entra in casa. Quasi a giustificare una sorta di innocenza del rapinatore. La signora Raccagni, per non dimenticare, dopo la morte del marito, ha creato l’osservatorio per la tutela delle vittime. Perché non è sempre detto che lo Stato sia solerte nel difendere e tutelare i diritti di chi, pur avendo subito una così grande violenza o perdita, non trova conforto fra le pieghe della legge e l’attenzione di certa magistratura. “Noi vittime abbiamo la necessità di essere supportati, sia psicologicamente che legalmente, nel lungo iter burocratico che segue i primi momenti. Ed è per questo che, da nord a sud, l’osservatorio aiuta gli italiani vittima di rapina.