Evviva i “talenti show”

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IMG_1050C’è una cosa che mi ha sempre preoccupato nella mia vita ed è quella di arrivare a dire un giorno: “Come si stava bene un tempo“. Questa frase, semplice, banale e quasi un luogo comune ha sempre rappresentato per me la vecchiaia e la mia, eventuale, inadeguatezza alla contemporaneità. Così scopro che attaccare i talent show è diventato quasi un modo per sentirsi “politicamente corretti”.

Talent appare oggi quasi come un aggettivo usato per squalificare un prodotto. Talent è di basso profilo o Talent è un modo per definire qualche cosa di popolare e non elitario. Nulla di più sbagliato. I talent oggi sono uno straordinario strumento per formare e sfornare nuovi “talenti”. Morte le case discografiche, superate dal web e dalla tecnologia, la contemporaneità offre un nuovo strumento con nuovi linguaggi che non soltanto sono di altissima qualità ma anche popolari.

Diceva mio padre, che per anni ha diretto giornali familiari: “Ci vuole cultura per fare un bel giornale popolare”. Così mi viene in mente colui che considero il più grande divulgatore d’arte del nostro Paese: Vittorio Sgarbi. Colto conoscitore di ogni opera d’arte e capace di spiegarla al “popolo” con straordinaria semplicità. Così sono i talent. Macchine perfette capaci di arrivare direttamente al cuore di milioni di spettatori.

Così ancora oggi penso che la nostra contemporaneità sia migliore di quella dei tempi passati… pur avendo 50 anni. Forse non sto ancora invecchiando!