Piero Petracci, il nichilista che distrugge gli equilibri

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IMG_0814Cornici liquefatte, cemento frammentato, grovigli di corde ben intrecciate, bruciature quasi perfette: in mostra nella Galleria SpazioCima le opere dell’artista romano Piero Petracci.

Rottura: nei confronti della società e delle relazioni. Frammentazione: di se stessi, del nostro intimo. Crisi: opportunità di scelta e di cambiamento. Sintesi di paura e di concretezza, le opere d’arte di Piero Petracci puntano ad abbattere l’uomo per poterlo ricostruire. Dopotutto siamo una civiltà decadente: la nostra storia, che oggi si basa sul cemento e sull’assenza di senso, in questa mostra è realtà. “Paesaggi umani – con lo sguardo rivolto all’interno” è la mostra della galleria romana SpazioCima, in via Ombrone 9, visitabile sino al 28 aprile. La mostra, organizzata da Roberta Cima e Giuliano Graziani, curata da Roberta Cima, propone circa trenta opere dell’artista.

Cornici liquefatte, cemento frammentato, grovigli di corde ben intrecciate, bruciature quasi perfette. Una serie di opere in cui i contrasti, tra materiali morbidi e duri, tra bianco e nero, sottolineano la disillusione e il pessimismo dell’artista nichilista. Il colore qui non è un elemento cromatico, meramente estetico, ma un principio significativo. Le sfumature sono lievissime, prevalgono il conflitto e l’uniformità, ulteriore simbolo di dualità psicologica e sensoriale. Qui anche i puzzle perdono valore, la propria riconoscibilità: vengono privati del loro senso, così come l’uomo viene alterato nella sua esistenza.

Nato a Roma il 19 maggio 1974, pur provenendo da studi di architettura, l’artista si interessa da sempre alle vicende dell’arte contemporanea. Nei suoi lavori dominano l’astrazione e la materia. Il ricorso alla geometria e alla modularità risponde ad un tentativo di dare forma definita ad una forza che prorompe dalle profondità o si imprime dall’esterno segnando le superfici. I riferimenti artistici dell’artista sono multiformi: in primis tutto l’informale ed espressionismo astratto, ma anche le correnti surrealiste, metafisiche e minimaliste. I materiali sono quelli della contemporaneità: cemento, fil di ferro, schiume e smalti industriali, legno e corde. Su questi Piero opera plasticamente con piegature, stiramenti, combustioni.

“Il mio è un discorso surrealista e metafisico – spiega Piero Petracci – qualcosa va a rappresentare qualcos’altro. Sono un concettualista: cerco di evocare gli stessi stati d’animo della mia ricerca quotidiana che tende verso l’interno. Anche laddove nelle opere sembri prevalere un approccio più impulsivo e irrazionale, tutto mira ad essere ben “rappresentato”. In realtà quello che voglio fare è raccontare una realtà personale, ma anche sociale. Una verità frammentata, frammentaria, conflittuale e ricca di tensioni. Paesaggi interiori spesso in macerie”.