“La tenerezza” al Bif&st, Renato Carpentieri buca lo schermo

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Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri - Foto di Claudio Iannone
Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri - Foto di Claudio Iannone
Giovanna Mezzogiorno e Renato Carpentieri – Foto di Claudio Iannone

“Parla loro con tenerezza. Lascia che ci sia gentilezza sul tuo volto, nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel calore del nostro saluto. Abbi sempre un sorriso allegro. Non dare solo le tue cure, ma dai anche il tuo cuore», diceva Madre Teresa di Calcutta. Non è semplice avere questo atteggiamento verso l’altro e, dopo la visione dell’ultimo film di Gianni Amelio, verrebbe da dire anche nei confronti di se stessi. L’apertura dell’edizione «otto e mezzo» del Bif&st – Bari International Film Festival è stata segnata dall’anteprima mondiale de “La tenerezza” (in sala con 01 Distribution da lunedì 24 aprile), liberamente tratto dal romanzo di Lorenzo Marone “La tentazione di essere felici” (ediz. Longanesi).

Non è semplice raccontarvi di questo film in quanto non è dirompente a livello emotivo – come magari si potrebbe immaginare a primo impatto col titolo – ma, coerentemente con il modo di fare e vivere il cinema di Amelio, entra delicatamente sottopelle lanciando assaggi di emozioni. Usciti dalla visione de “La tenerezza” si avverte la necessità di mettere ordine a tutte le suggestioni che quelle anime inquiete ci hanno trasmesso.

Dopo i titoli di testa conosciamo subito Elena (Giovanna Mezzogiorno) nel suo habitat: è traduttrice simultanea nelle aule di tribunali, fa quindi da ponte tra gli immigrati arabi sotto processo – non manca una frecciata ironica sul pregiudizio che nutriamo verso questi uomini. È interessante notare come la donna pratichi una professione in cui la comunicazione è fondamentale; nella vita privata, però, non riesce ad avere un dialogo col padre, Lorenzo (Renato Carpentieri).

Esemplificativa di questa situazione è già la scena in ospedale. Lui, infantilmente e/o orgogliosamente finge di riposare mentre sua figlia è andata a trovarlo nonostante i loro rapporti diretti siano interrotti da tempo. «Dopo qualche infortunio professionale, è caduto in disgrazia, per colpa di un carattere bizzarro, che lo porta più all’imbroglio che al rispetto della legge. Anche nei rapporti familiari Lorenzo frana ogni giorno, negando apparentemente senza ragione, l’affetto ai suoi figli. Saverio (Arturo Muselli), il più giovane, se ne infischia: sta investendo in un locale dove si fa musica, e ha solo fame di soldi» (dalla trama). Elena, come abbiamo intuito, continua a soffrire in silenzio perché «un padre è un padre». «Qualcosa li divide, un fatto oscuro legato alla morte della moglie, che Lorenzo, come lui stesso ammette, non amava e tradiva senza scrupolo. Egoista e brusco, compagno solo del nipotino Francesco, che sottrae alla scuola per educarlo alla sua maniera, Lorenzo assiste a un evento in apparenza banale, che però gli cambia la vita. Nell’appartamento di fronte al suo vengono ad abitare Fabio (Elio Germano) e Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane coppia con due bambini piccoli, che arrivano dal Nord, un po’ girovaghi per via della professione di lui, che fa l’ingegnere navale; e anche un po’ spaesati in una città splendida e difficile come Napoli. Sono belli, estroversi, simpatici, quanto Lorenzo è scorbutico e diffidente. Michela, soprattutto, è una forza della natura. Col suo modo di fare scioglie le durezze del vicino, gli “ruba” il terrazzo per raggiungere casa sua ogni volta che si dimentica le chiavi, si fa dare lezioni di cucina, lo fa rinascere… In poco tempo Lorenzo diventa uno di famiglia, passa più tempo da loro che nel suo studio, si diverte a giocare con i bambini, torna a un’allegria che sembrava perduta. Elena se ne accorge, forse ne è gelosa, ma lo lascia fare».

Ma, a un tratto, qualcosa accade, di quei fulmini a ciel sereno che squarciano le vite e che ci colpiscono tra le notizie al tg, ma non vogliamo rivelarvi oltre. A far da perno e motore dell’azione, anche quando non c’è, è Lorenzo, capace di essere ferocemente cinico e, al contempo, profondamente umano. A dargli volto, corpo e gesti un Renato Carpentieri che buca lo schermo – ci auguriamo possa diventare sempre più noto al grande pubblico (è un artista molto apprezzato e conociuto in ambito teatrale, dove ha una lunga e degna di nota carriera). La Mezzogiorno, qui, è molto brava a costruire l’intensità lavorando in sottrazione e Amelio, dal canto suo, è abile nel dirigere lei e gli altri ottimi interpreti. Un contributo prezioso nella messa in scena di questa nostra umanità arriva dalla fotografia calda e a tratti nostalgica di Luca Bigazzi e dalle note di Franco Piersanti.

«“La tenerezza” è un racconto che parla di un’ansia comune stando dalla parte di chi la vive, mette in scena un malessere che ci riguarda tutti e lo coglie dal di dentro, senza forzature ma con infinita partecipazione», ha dichiarato il cineasta, che si dimostra, ancora una volta, un acuto osservatore della realtà, anche quella più intima, interrogandosi e interrogandoci.