Frank Denota: il sogno americano è infranto

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IMG_0585La speranza è morta, la Terra promessa non esiste più: nelle tele dello street artist la visione a stelle e strisce diventa miraggio.

L’America è stata nell’immaginario collettivo globale la Terra promessa. Ha rappresentato la speranza che, a partire dal diritto al lavoro, dal coraggio e dalla determinazione, fosse possibile realizzare un’esistenza stabile di prosperità economica e civile. Cos’è accaduto al sogno americano? Prova a rispondere Frank Denota, artista italo-americano, che dedica molte delle sue tele alla nostra storia di emigranti, agli anni in cui innumerevoli italiani si trovarono sulle rotte d’oltreoceano a cercar miglior fortuna.

The American dream is over” è la nuova esposizione del Margutta Veggy Food & Art, voluta da Tina Vannini e a cura di Francesca Barbi Marinetti, visitabile sino a fine maggio. In mostra una selezione dedicata in particolar modo alla musica con i ritratti di Nick La Rocca, inventore del jazz, Frank Sinatra, Liza Minelli. Ma anche le amatissime Gina Lollobrigida e Sofia Loren. Gli Italiani giunti ad Ellis Island, valigie in mano in attesa del visto d’entrata, sono rappresentati nelle opere di Denota come nuove icone. Si presta ad essere iconizzato il Paper Boy, lo strillone, come simbolo di un’America giovanissima, lavoratrice e che fa notizia, ma con evidenti segni di smarrimento. L’impatto visivo di queste opere è potenziato dall’uso dello stencil e dall’accostamento di campi cromatici con una predilezione per la bicromia e per i toni fluorescenti. Le opere su tela, carta o tavola conservano l’urban come matrice di ispirazione a favore di un percorso di una più personale presa di coscienza artistica.

Frank Denota – spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti – si definisce artista nato per caso, per una vocazione a cui inizialmente non dà il giusto peso scambiandola per una passione personale verso un mondo catalizzante, appunto quello dell’arte. Una sorta di “malattia” che lo portava a contaminare con il colore le immagini. Ma l’attrazione verso la pitturanel tempo si struttura conattenta sperimentazione a partire dall’astratto e si nutre del lascito di grandi maestri dell’arte, nello studio del colore, delle campiture e delle forme. A New York, dove vive, incrocia personalità di spicco della pop e street art, da Wharol a Haring. La pop art diventa per lui la chiave per sfruttare la pulsione alla ripetizione “ossessiva”. Mentre lo Stencil è la base su cui dar libero sfogo al gesto pittorico conferendo unicità alla serialità.

Frank Denota nasce a New York nel 1967. Frequenta fin da giovane ambienti artistici entrando in contatto con Andy Warhol e Keith Haring e con galleristi come Leo Castelli. Autodidatta, si dedica alla pittura dal 1993 studiando, tra gli altri, Mark Rothko e Jakson Pollok. Nel 2010 fonda il movimento G.A.N.T. insieme a LAII e Paul Kostabi e approda definitivamente alla Street Art e alla Pop Art creando un crossover tra i due movimenti. Vive e lavora a New York.

Lo stile di Denota cresce quindi in un confronto-dialogo con l’evoluzione delle tecniche artistiche del contemporaneo. Il gesto pittorico compulsivo, lo avvicina all’action painting di artisti come Pollock o Rothko e si personalizza attraverso l’accostamento di masse di colore e la stratificazione di vari livelli, a partire dallo stencil e la mascherina, che offrono l’opportunità di realizzare con una profondità storica il racconto pittorico.

“Il graffitismo – ha spiegato Frank nel catalogo della mostra “From New York to Italy” – non è solo bellezza estetica ma anche denuncia sociale. L’emigrazione non è un fatto degli altri, è un fatto nostro. Se ognuno di noi prova a guardare la storia della propria famiglia, scoprirà che c’è sempre stato e sempre ci sarà qualcuno che per fame, riscatto professionale o per scelta di vita, emigra. E penso che un buon modo per evidenziarlo è stato lavorare su un gruppo di opere che rappresentasse questo aspetto di vita”.