La morte, maestra di vita

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È giovane, belloccio, sorridente: neanche sembra un filosofo. Perché non c’è, nelle sue foto, l’iconografia classica del pensatore impegnato, KRIENKEritratto tra i libri con il muso lungo. Markus Krienke all’apparenza è uno come tanti. Se non fosse che a Lugano occupa la cattedra che fu di Rosmini ed è un apprezzato teologo, tutto preso dalle beffe di thánatos. Comprendere la vita. Pensare Morte e Immortalità oggi (a cura di M. Krienke, Edizioni Ets, pp. 150, € 13) è un testo corale cui partecipano, oltre allo stesso curatore, interessanti filosofi italiani: Emmanuele Vimercati, Laura Paladino, Gloria Colombo, Romano Madera e Giorgio Sgubbi.

Il libro tocca un nervo scoperto: la morte. Esorcizzata con riti apotropaici, come se fosse una maledizione da scacciare, la morte è invece una compagna di vita. Per il poeta Rainer Maria Rilke, ogni essere umano nasce con una vita e con una morte destinata a seguirlo fino all’estremo saluto. Per dirla con l’inciso riportato in questo intelligente libro, buono per dissolvere le smanie atee e relativiste, scomodiamoSchopenhauer: “Sarebbe stato difficile che senza la morte si producesse il filosofare”, scrive nei Supplementi a Il mondo come volontà e rappresentazione.

Quindi mettetevi il cuore in pace, voi che pensate che la morte sia solo affar vostro: una spina da staccare a piacimento, qualcosa cui non pensare, una faccia vecchia e stanca da spianare con il botulino. Suvvia, siamo seri: abbiamo pensato a lei fin5077 dall’inizio della civiltà, ce lo ricorda passo a passo questo testo. Le migliori pensate dell’uomo dipendono dalla paura che ci incute la nera signora, la fine in cui speriamo di intravedere un nuovo inizio, sebbene oggi sia arduo trovare qualche segno di speranza, nei confronti di un’esistenza capace di superare i confini del corpo.

Eppure non siamo fatti di sola carne. Altrimenti non avremmo potuto meditare sulla trasmigrazione delle anime e sulla Resurrezione. Né si creda di trovarsi di fronte a un tema antico, in fondo superato. Tra queste pagine non troviamo solo Aristotele, Platone e Gesù, ci sono anche passi dell’etica kantiana, il misticismo-cabalismo di Goethe, l’ars moriendi di Jung e contemporanei come Vito Mancuso, Karl Rahner e Gisbert Greshake.

C’è poi la speranza tanto vilipesa, perché il tema dell’immortalità qui è forte, affrontato con filosofia, dunque razionalmente: il mistero del post mortem non è appannaggio di chi non crede in nulla, perché ci sono le stesse probabilità che dopo ci sia invece un altro tutto. Con buona pace di chi è convinto di essere pura finitudine, sangue e carne e niente di più.