Ketty Passa, la cantautrice dai capelli turchini

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IMG_0218«Ho provato per anni a non fare della musica il mio lavoro». E infatti Ketty Passa è stata performer, speaker, presentatrice tv e si è presa anche una laurea. Ma la musica c’è sempre stata nella vita della poliedrica figlia della Brianza e dell’Italia del Sud, che è cresciuta ascoltando Pink Floyd e Rolling Stones ed ha fatto parte delle band Toxic Tuna e Rezophonic.

«E’ stata la perdita di una persona cara, che prima di andar via mi ha detto: “Canta!” a darmi il coraggio che mi mancava» racconta Ketty. «Mi sono dedicata alla scrittura, non sapendo dove ciò mi avrebbe portata. Dopo due anni ha preso forma il mio primo disco». Era ora il titolo, che si riferisce proprio all’arrivo dell’atteso momento dell’uscita dell’album («Mi sembrava un sogno irrealizzabile»), ma anche a quello in cui Ketty ha compiuto il passo di escludere altre strade («In Italia non è come in America, dove puoi essere versatile ed avere più ruoli nel mondo dello spettacolo»). La cantautrice dai capelli turchini («E’ il mio colore preferito, da bambina costringevo mia mamma a vestirmi di blu») ha raccolto tutte le sue esperienze più significative in questo lavoro che esplora le mille sfaccettature del pop e che strizza l’occhio allo stile americano urban, tra l’electro rock e il tribal hip hop.

«Parlo di diversità e di accettazione, come nel caso di Caterina, dove uso la metafora del gatto nero. Ma i miei testi sono anche il frutto di quello che ho imparato, come che vivere di sogni vuol dire non avere una vita facile, e che la felicità vera la si trova nelle cose semplici». Ketty nei suoi brani si racconta senza filtri, tanto che in copertina si lascia ritrarre mentre si sfila un maglione: «Sta a significare che mi sono messa a nudo ma anche che, finalmente, mi sento leggera». Impegnata in una serie di live (sulla sua pagina Facebook troviamo tutte le date) la cantautrice, intanto, sogna di collaborare con Clementino: «Magari potessi aprire un suo concerto! Lui e Salmo sono due figure coraggiose della nostra musica».