Ne “Le Stanze degli Angeli”, l’arte è archeologia del futuro

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IMG_0201C’è un’insolita alchimia nell’arte di Antonella Privitera. Che da percorsi immaginari, scoperte e sperimentazioni, viaggia con la fantasia nella sua personale “Le Stanze degli Angeli”, curata da Miriam Castelnuovo, in via Cola di Rienzo 152 a Roma, con la collaborazione dell’Associazione Culturale 4 Colori e Engel & Volkers.

L’uso di materiali diversi che diventano suggestioni visive, impasti di sabbie ma anche resine, spaziando da elementi plastici fino all’alluminio, spezzano il concetto di bidimensionale e lo rendono privo di gravità. Lì, dove il peso non esiste più e tutto sembra essere leggero in una passeggiata creativa che vede l’incursione anche di prodotti di riciclo. Sostanze inquinanti, oggetti in disuso, beni di consumo diventano il centro nevralgico di un’esposizione che vuole offrire anche una riflessione sull’ambiente e sul rapporto con la natura.

All’insegna del recycle e dell’ecosostenibilità. Perché, per l’artista, spetta all’arte lanciare messaggi comunicando attraverso opere che ne diventano lo strumento portavoce. Quasi un manifesto d’opposizione al consumismo nella voracità di una società contemporanea votata allo spreco. I lavori di Antonella Privitera sono quasi ponti di collegamento tra realtà apparentemente distanti, in cui è la mente che apre lo sguardo a nuovi scenari possibili e impossibili.

La narrativa e il senso estetico di Privitera sono mutevoli in quella che definisce “archeologia del futuro” in cui niente è sempre uguale a se stesso ma si evolve, senza alcun tipo di schema e ripetizione. E per disegnare un viaggio creativo e a tratti mitologico, Antonella Privitera, romana d’adozione ma siciliana d’origine, riflette in quattro simboli la sua filosofia artistica. Dai “Frammenti di Luce” che sono paradigmi di universi paralleli, ologrammi iridescenti, in cui superficie e materia sono in continua trasformazione, alle “Cosmonaute”, ricercatrici di nuove zone di sicurezza in uno Stargate cognitivo ed esperienziale.

Costruiscono mondi, creando mappe invisibili a chi osserva. Poi, i“Labirinti del Tempo”, calviniane “città invisibili”, frutto della fantasia, universi poliedrici tra passato e futuro, dove emergono cattedrali 3d. Infine “Le Onde”, ultimo elemento che con l’eco del vento, attraversando orizzonti spazio-temporali, traducono in maniera melodica le esperienze di vita più intime. Come se ci fosse sempre un viaggio per cui si è pronti a partire, in un’esistenza fatta di fili microscopici e impercettibili alla vista, ma che sono tutti profondamente legati in un’unica armonia di luci e ombre.