Genio orgoglioso e antimoderno. Amori e follie (erotiche) di Toscanini

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Hymn_of_the_Nations_1944_OWI_film_(03_Arturo_Toscanini_conducting_Verdi's_La_Forza_del_Destino_03)«Ieri sera non t’ho scritto perché ero arrabbiato come un cagnino e non mi sentivo bene… In quel maledetto 2° atto della Bohème cori e orchestra m’hanno fatto dannare l’anima – Ho piantato la prova e son scappato a letto». È il 20 agosto 1896 e l’autore della lettera, «arrabbiato come un cagnino», è il grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini.

Toscanini aveva proprio un caratteraccio: Harvey Sachs, suo biografo, lo descrive come uomo dallo «smisurato orgoglio» e, soprattutto, un artista incapace di tollerare «il “far musica” in modo superficiale o trascurato». «La specialità di Toscanini era la scontentezza», ricorda Sachs. Tutto questo emerge chiaramente nelle parole scritte dal maestro stesso: in occasione del 150mo anniversario della sua nascita (25 marzo 1867) è stata riedita tutta la produzione epistolare di Toscanini (Lettere, Il Saggiatore, pp. 597, euro 40).

Nel corposo volume emerge il Toscanini uomo e artista con tutte le fisime psicologiche alle quali era solito. In primis, come abbiamo detto, il suo perfezionismo: «Sono ancora a letto con un male di gola terribile… Iersera mi sono arrabbiato moltissimo coll’orchestra – ho gridato quindi come un ossesso», scrive il 31 ottobre 1896 da Voghera dove si trova per una tournée. Da lì passerà a Bologna dove, il 26 novembre, si ripeterà lo stesso copione: «Iersera dopo la prova non t’ho scritto che son corso a letto subito arrabbiato come un cane. Alle dieci ero già a letto. Ho piantato la prova dopo neanche tre quarti d’ora che era cominciata».

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Dopo Bologna, Torino: «Ho finito la prova generale da una mezz’ora che non è andata niente affatto bene – L’orchestra è stata disattenta al punto da costringermi, per castigarla, ad ordinare un’altra prova per domattina» (5-6 gennaio 1897). E così via… Inutile dire, per inciso, che tutte le esecuzioni toscaniniane si rivelarono dei successi.

Dalle Lettere emergono anche molti suoi giudizi sui colleghi. L’avversione per la nuova musica, ad esempio: «La moderna non mi entra, né nella testa – né nel cuore. Sere sono udii alla radio la musica di Petrassi… Gran brutto scherzo! Quella sì è gente da confinare. E Molinari è entusiasta di quel giovane rammollito?» (19 luglio 1939). Toscanini amava, invece, Verdi: «Io ho sempre adorato Verdi fin dalla mia adolescenza». E di Verdi, Toscanini, si diverte anche a rivelare particolari scabrosi e la passione del maestro di Busseto per il sesso orale: «Se gli piacevano le donne che male c’è? Ha scritto a ottant’anni il Falstaff – a settantaquattro l’Otello – con quel po’ po’ di fibra vuoi che si accontentasse di dire della Ave Marie? Verdi amava esageratamente le donne, non solo ma questo contadino possidente e sboccato [un vecchio amico di Verdi che Toscanini conobbe a 19 anni, ndr] diceva d’aver appreso da Verdi ad amare certi baci che fino allora non aveva dato a nessuna donna» (7 novembre 1936).

Eh già, il sesso. Una vera ossessione che permea la vita (e molte pagine epistolari) di Toscanini, comeERR Toscanini002 quando scriveva ad Ada Mainardi: «Ada, amo la tua bocca e tuoi baci […] possederti – sprofondato in te – uno solo […] Quando potremo possederci interamente – avvinghiati – sprofondati uno nell’altro – colle bocche anelanti – unite in attesa della voluttà suprema nell’istesso momento?». Talvolta, il maestro, arrivava anche alla blasfemia, come quando parla della «Sacra Sindone», ovvero il suo fazzoletto irrorato del sangue mestruale della Mainardi: «Gelosamente nascosta in tasca ho diretto il concerto… fu tutto un’ispirazione». Un feticismo che lo portava a scriverle, il 7 marzo 1937, impaziente: «I tuoi giorni di grazia non sono ancora arrivati? E i fiorellini del giardinetto della piccola Ada?» (i «giorni di grazia» erano i giorni mestruali, i «fiorellini del giardinetto» i peli pubici).

L’artista e l’uomo, dunque, l’uomo con le sue amicizie – come quella con Gabriele d’Annunzio, ad esempio: «Sabato mi vedrai, e vedrai sul mio volto la gioia che non ti so esprimere in questo momento. Bisogna vederci più di frequente», gli scrive il 27 settembre 1934 – e le sue idee politiche  – Toscanini fu fervido antimonarchico e, sebbene cattolico, antipapalino: «Mussolini – il Re Imperatore e il Papa. Porci tutti quanti…», scrive il 12 marzo 1937 -.

Lettere di Arturo Toscanini è, insomma, un libro “off”, che racconta il grande direttore italiano, uomo e musicista,  in un modo davvero insolito e underground. In una parola, è un libro imperdibile.