Il futuro del vino parte dall’Etna

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ew2Era il 1865 quando si è iniziato a parlare dell’azienda Tornatore, anche se, fonti certe, riportano il nome della famiglia in alcuni documenti parrocchiali risalenti al 1700. Una famiglia dalla lunga veduta, forse i primi, con un grande margine temporale, a investire sulle pendici del vulcano Etna, il Mongibello, come lo chiamavano gli antichi.

L’azienda ha sede a Castiglione (Ct) e il Cavalier Francesco Tornatore racconta con orgoglio di essere nato e vissuto da sempre nella località siciliana: “già mio nonno aveva qualche ettaro di vigna ma, un tempo, gli appezzamenti erano molto piccoli e frastagliati. Fu mio padre a incrementare le quantità di terreno e, senza mai perdere di vista il vigneto, iniziò a coltivare anche nocciole e ulivi”. Una realtà che si è trasformata con i passaggi generazionali arrivando, dopo anni dedicati alla sola vendita delle uve, a dar vita da circa 4 anni a un’azienda strutturata, oltre a possedere una superficie complessiva di circa 110 ettari, dei quali 52 già vitati e altri 10 in fase di impianto, tutti con uve autoctone siciliane come Nerello Mascalese, Catarratto e Cariccante.

I vini? Tutti sotto la tipologia Etna Doc, esplodono letteralmente per la loro componente aromatica e minerale. Del resto la terra fine e nera del vulcano, derivata dalle molte eruzioni, dai lapilli e dallo sfaldamento magmatico, ha reso questa zona una delle più fertili è delle più vocate per la coltivazione della vite. In aggiunta, in tutte le otto contrade sulle quali si trovano i vigneti, la vendemmia e la vinificazione avvengono in modo separato, così da poter controllare ogni caratteristica e ogni singola evoluzione, non solo delle vigne ma del terreno stesso. 

 Tra le 50 mila bottiglie complessive di bianco prodotte (altre 150 mila comprendono differenti etichette di rosso) sotto la Doc Etna, spicca il Pietrarizzo – nome dall’omonima contrada – annata 2016. Intreccio di frutti esotici e agrumi su una spiccata e intrigante base di sapidità. Anche il gusto si fa conoscere tra un mix di freschezza e ritorno fruttato oltre a una grande complessità data dal Carricante unito a una piccola percentuale di uve Catarratto, elementi che lo rendono idoneo per passare qualche anno in bottiglia. Sulla stessa linea il Pietrarizzo Rosso Etna Doc, annata 2015. Sorprende per la sua pulizia olfattiva, arricchita da un ventaglio di frutti rossi e spezie dolci intercalate da un’eleganza ben presente ma non invasiva. Bevibilità e buona struttura completano la ricchezza di questo vino nato da uve Nerello Mascalese. Una buona parte del futuro del vino, sembra nascere proprio sulle pendici dell’Etna.