L’astrazione per decifrare i linguaggi dell’arte: la Triennale di Arti Visive

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7 Vittoriano, Sabina Bertolelli, serie di opere realizzate nel 2016L’astrazione per tradurre con un nuovo linguaggio creativo ciò che non può essere detto. O scritto. Attraverso forme contemporanee di espressione che diventano una narrazione figurativa sperimentale. Nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano a Roma, dal 26 marzo  fino al 23 aprile prossimo, l’edizione numero tre dell’Esposizione Triennale di Arti Visive diventa un percorso metropolitano che da Piazza Venezia traslocherà anche in altre location della città come  il Palazzo Velli Expo e la Fondazione Venanzo Crocetti. Duecentotrentacinque artisti, 253 opere in mostra per l’esposizione curata da Gianni Dunil sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e promossa da Start con l’organizzazione del Gruppo Arthemisia.

All’inaugurazione i critici d’arte Achille Bonito Oliva e Daniele Radini Tedeschi per il taglio del nastro che sullo stile dell’exhibit ha spiegato “si tratta della volontà degli artisti di fornire risposte corali rispetto ad un Nulla eterno, solenne, definitivo, risolto solo attraverso una riconfigurazione dell’astrazione”. Aeterna è il tema che viene trattato dai lavori esposti  e che mira ad una vera e propria resurrezione6 Vittoriano, interni della sala con le sculture di Borgianni, Piaia, Visentini e Wunderlich dell’artista, interprete del suo tempo e della realtà contemporanea. Nel percorso espositivo le opere sono condizionate dall’approccio con il divino e lo spirituale, in un’estetica trascendente incentrata su simboli, segni e rinvii ad una dimensione non terrena. Lo storico dell’arte e critico Vittorio Sgarbi, autore della prefazione del catalogo dell’expo, sostiene che “il grande merito della manifestazione romana è quello di coinvolgere, in ogni edizione, un notevole numero di artisti provenienti da ogni parte del mondo, favorendo lo sviluppo delle arti contemporanee”. Dai tre ologrammi luminosi di Rossella Pezzino De Geronimo, nella cui installazione l’immagine subisce una sublimazione accentuata sui display dove fluttuano simboli di perfezione come il cerchio, di materia come il quadrato e l’uruboro (rettile che si morde la coda)che rappresenta l’eternità dissolvendosi in acqua. Per purificarsi e diventare uovo, simbolo di rinascita. Poi i cinque scatti d’autore di Aline Coquelle che ha collaborato con Vanity Fair e Vogue, 9 Palazzo Velli Expo, sala interna, in primo piano la scultura Gesualdo Prestipino, Sfera, tecnica mista, 2015intrisi di riti, leggende e antropologicamente legati ai miti delle tribù africane. Ci sono l’effimero trattato dalla corrente figuartiva di Vittoria Malagò e i suoi “Soffioni”, l’ironia e il sarcasmo nelle composizioni di Sabrina Bertorelli, che ha partecipato più volte alla Biennale di Venezia, in cui l’opera d’arte diventa un regalo con fiocco per lo spettatore. E, ancora, Pier Domenico Magri, Aldo Basili e Roberto Miniati, tutti in Triennale. In agenda, per l’intero periodo dell’espozione, rubriche, meeting e dibattiti. In particolare, il primo aprile la presentazione del libro “The Italian dream: wine, heritage, soul” scritto da Gelasio Gaetano d’Aragona Lovatelli con la collaborazione di Aline Coquelle, che vuole essere un omaggio alla bellezza del nostro patrimonio artistico e culturale, mentre l’8 aprile, Michele Cascavilla e Roberto Alessi  presentano l’opera “Le lenzuola del potere” con prefazione di Silvio Berlusconi. Alla premiazione della kermesse sarà presente Jas Gawronski,presidente di giuria.