Il dialetto napoletano unirà tradizione e modernità. Parola dei Foja

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foja 2Si chiamano Foja, termine che in napoletano sta per foga, qualcosa che brucia dentro, che accende. Più che un nome un vero e proprio manifesto per la band guidata da Dario Sansone e formata da Ennio Frongillo (chitarra elettrica), Giuliano Falcone (basso elettrico), Luigi Scialdone (chitarre, mandolini, ukulele e banjo) e Giovanni Schiattarella (batteria). I cinque si uniscono nel 2006, spinti, come dice Sansone, «dall’esigenza di ricucire un rapporto tra tradizione e modernità, individuando nella “Lingua” napoletana il mezzo più efficace e veloce per esprimerci». Il dialetto napoletano è infatti scelto dal gruppo come suono e identità: «E’ una lingua musicale, quasi onomatopeica, è il modo migliore che conosciamo per sentirci veri. Il napoletano è poetico, riesce, nel suo uso più nobile, a creare atmosfere ed a trasportare il pubblico in sensazioni in bilico tra l’arcaico e il contemporaneo». Dario ed i suoi compagni ne hanno fatta di strada dagli esordi ad oggi. Ma guardandosi indietro, dicono che ciò che li rende più orgogliosi è proprio «aver ridato fiducia ad un linguaggio ed aver creato un pubblico che oggi ha fame di canzoni, ha fame di riscoprire le proprie radici raccontandole con un nuovo suono». «In città – aggiungono – oggi c’è un fermento nuovo che attende solo di uscire dai propri confini e rappresentare una città da sempre internazionale come Napoli». Ma c’è anche qualcos’altro di cui devono andare fieri. Il 27 Giugno 2016 è per loro una data storica: sono stati la prima rock band di sempre a suonare in elettrico sul palco del Teatro di San Carlo di Napoli con lo spettacolo Cagnasse Tutto, registrando il tutto esaurito. «E’ stata un’esperienza magica, dal forte significato sociale per noi; aver restituito alle nuove generazioni un luogo sacro è stata la vera vittoria di quello spettacolo, parecchi ragazzi entravano per la prima volta nel San Carlo, un luogo che appartiene alla città e quindi al popolo». ‘O Treno che va (inciso su etichetta Full Headsche) è il loro ultimo album, quattordici canzoni e tanti ospiti importanti (da Edoardo Bennato a Ghigo Renzulli dei Litfiba), che ci raccontano così: «E’ un viaggio emotivo e musicale: canzone dopo canzone, stazione dopo stazione, c’è un percorso da scoprire. Ogni brano ha un colore, un vestito differente. Pur mantenendo un suono solido figlio di tanti anni di attività, abbiamo sempre creduto nello foja 3scambio e nella condivisione artistica e la presenza di svariati ospiti nel nostro disco è la conferma di questo nostro pensiero. Crediamo sia un album generoso e rappresentativo del nostro modo di vivere la musica e l’arte». A metà tra rock, pop, blues e country, in un suono che ammicca alla canzone classica napoletana e alle melodie italiane, i loro sono pezzi con testi e musica di pancia, viscere e cuore, che nascono in modo istintivo: «Dario, porta un brano chitarra e voce, che poi viene “vestito” assieme alla band». Ad oggi sono quattro i dischi all’attivo dei Foja, che sulla situazione del mercato discografico italiano dicono: «Paradossalmente l’unica resistenza è l’esistenza: non mollare mai e produrre bellezza è l’unico modo per tenere in vita la musica, creando un pubblico abituato al bello. E’ evidente che in questo momento stiamo assistendo ad una trasformazione del mercato, il supporto discografico come il cd sta scomparendo, le canzoni stanno perdendo la propria collocazione fisica e questa smaterializzazione tocca anche l’industria che tendenzialmente preferisce puntare su progetti usa e getta, costruiti a tavolino senza osare artisticamente. Ma non bisogna deprimersi, bisogna, nel caso della musica indipendente, essere felici di potersi esprimere liberamente, e fin quando ci sarà libertà creativa sarà possibili auspicare un cambiamento delle regole».