Quella provocatoria Fame di street art

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Fame_003Grottaglie è nota a livello, anche mondiale, per le sue ceramiche, ma c’è qualcosa che l’ha resa celebre, tanto più agli amanti del genere. Il Fame Festival è stata una «manifestazione di street art svoltasi in cinque edizioni, tra 2008 e 2012. Ideata e organizzata da Angelo Milano di Studio Cromie ha provocato, nei suoi cinque anni di attività, notevole risalto mediatico, anche internazionale, ospitando alcuni tra i più celebri e conosciuti protagonisti dell’arte nello spazio pubblico. La pronuncia di “Fame” è alternativamente declinabile, e significativa, in italiano o in inglese, e in questo senso già sottintende parte dello spirito e della filosofia alla base del festival. F. nel 2008 si propone come iniziativa innovativa, una delle prime del genere in Italia, provocatoria ed antagonista» – dalla voce sull’Enciclopedia Treccani, e questo dà anche il polso della portata del “fenomeno”.

Alla 35esima edizione del Bergamo Film Meeting, nella sezione “Visti da vicino” è stato presentato in Fame_004anteprima mondiale Fame, il documentario co-diretto dallo stesso Milano e Giacomo Abbruzzese (anche quest’ultimo è pugliese, precisamente di Taranto, per cui conosce l’humus del territorio).

Sin dai primissimi fotogrammi si percepisce il sense of humor insito in Milano che diventa un vero e proprio “personaggio” (nell’accezione positiva del termine). «Non c’è un posto migliore del deserto per fare esattamente quello che ti piace. Siamo stati dei “vandali”» dice, a un tratto, il fautore del Fame Festival. Tutto è nato con l’intento di arricchire la città, ma questo – non si ha timore nel dirlo – non è stato supportato dalleAngelo_Milano_001 istituzioni con i murales che venivano cancellati e il materiale sequestrato. Le difficoltà non hanno spento la passione, hanno solo temporaneamente allontano questi artisti dalla città, rifugiandosi in un monastero in campagna. Lavoro dopo lavoro, sono riusciti a conquistare la fiducia dei grottagliesi, utilizzando quest’arte anche per denunciare le discariche – e non solo – fino a quando si è detto “basta”. Non perché la manifestazione fosse in crisi, anzi, era all’apice del successo. Ecco Fame colpisce perché oltre a raccontare la genesi di questo festival, la fame che porta ad atti creativi, riesce a mostrare con onestà e auto-ironia quando è il momento di fermarsi perché è venuta meno la condizione iniziale. La regia fresca, con un buon ritmo di montaggio (funzionale l’uso di timelaps e animazione) è in linea con ciò che si racconta, un’arte verso cui, talvolta, si nutre un pregiudizio. Ingredienti ulteriori, che offrono uno spaccato di quello che può essere il Sud sono le presenza dei genitori di Angelo Milano (e come vengono introdotti) a cui si aggiungono le voci internazionali degli artisti invitati come Ericailcane, Blu, Ethos.

Il documentario fa emergere quanto la street art possa essere Arte (bellissimo e significativo il piano sequenza col funerale del gallo) e quanto cultura&arte possano agire anche dove si pensa che non potrebbero avere presa.