L’Europa che ha coscienza di sé? Quella immaginaria di Adinolfi

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LIBRI_FOTODimenticate i romanzetti che vanno di moda oggi, fatti di tedio intimista, e gettatevi in un universo parallelo. Il sole dell’Impero dell’esordiente Carlomanno Adinolfi, proposto da una casa editrice ricca di idee alternative come Idrovolante (pp. 614, € 21) è un romanzo ucronico, racconta cioè la storia come se le cose, nel tempo reale, avessero seguito un percorso diverso. Siamo in un’Europa degli anni Trenta in cui il Sacro Romano Impero non è mai caduto, per l’esattezza in una Roma archeofuturista, ghibellina, in cui i guelfi, sconfitti e mai domi, si uniscono in società segrete, e curiosi personaggi a metà tra Indiana Jones e quelli dei fumetti cercano di scoprire la verità e sconfiggere il nemico. Letteratura perfetta per chi ha amato Tolkien, ma non solo, in cui la lingua scorre via leggera, la trama regge e non si denotano le scollature di quelle che di solito ammorbano i libri di chi si cimenta con il romanzo per la prima volta. Adinolfi ha fatto centro, le sue quasi 600 pagine avvincono. Con la complicità del suo interesse per la fisica quantistica, incarnata dal professor Amaraco, giunto a Roma dalla Francia a bordo del dirigibile Zeppelin per una missione segreta. Il mondo è sconvolto dal terrorismo e a condurre le indagini sono il giornalista Andrea Alcis e l’ufficiale imperiale Vertrago. Un libro muscolare insomma, in cui non trovano spazio vicende lacrimevoli, mentre ritorna prepotente la forza del simbolo. In un’Europa immaginaria in cui la scienza non ha spazzato via nulla, Adinolfi inventa una terra parallela ricca di memoria passando per sottogeneri come il cyberpunk e il post-apocalittico. C’è da sperare che il suo esempio sia seguito da altri, per il rinnovamento di una letteratura che non ha più niente da dire.