De Biasi e Cantatore danno un calcio al disagio psichico

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CRAZY FOR FOOTBALL 3«Tu avresti voglia di parlare se nessuno ti ascolta» diceva Franco Basaglia, il medico che diede un apporto determinante alla riforma legislativa del 1978, iniziando a considerare i pazienti psichiatrici in primis in quanto persone e non superficialmente come “diversi”. Una frase e un approccio che potrebbero risultare scontati eppure sembra così difficile, ancora oggi ascoltare. Il documentario Crazy for Football, diretto da Volfango De Biasi, grazie all’occhio della macchina da presa e alle persone che hanno voluto dar vita al progetto, riesce a far parlare questi uomini, facendoli sentire ascoltati.

«Un gruppo di pazienti che arrivano dai dipartimenti di salute mentale di tutta Italia, uno psichiatra, Santo Rullo, come direttore sportivo, un ex giocatore di serie A di calcio a 5, Enrico Zanchini per allenatore e un campione del mondo di pugilato, Vincenzo Cantatore, a fare da preparatore atletico» (dal comunicato stampa). Sono questi i protagonisti di Crazy for Football, il film sulla prima nazionale italiana di calcio che concorre ai mondiali per pazienti psichiatrici a Osaka.

«Il dottor Santo Rullo, Presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale, con molti suoi colleghi, ha cercato dei modi di portare avanti la lotta iniziata da Basaglia: quella per il reinserimento sociale dei pazienti e il calcio si è rivelato uno strumento efficacissimo».

Con partecipazione emotiva, Blasi racconta e soprattutto fa raccontare loro, che «per la società sono incomprensibili» e che grazie a questa esperienza hanno potuto provare sulla propria pelle cosa IMG_99552significasse il gioco di squadra. Stare in mezzo agli altri, questa è la guarigione.

Si parte con i provini per dar vita alla formazione; parallelamente però si cerca di dar spazio a tutti, dallo psichiatra a ogni paziente, passando per l’allenatore e da ogni testimonianza si evince come quest’avventura sia stata terapeutica per tutti. «Spesso le persone con disturbo psichiatrico hanno sogni che diventeranno incubi e combattono con gli incubi, mentre questo sogno si realizzerà», afferma lo psichiatra.

In Crazy for Football non c’è timore di dire, anzi con delicatezza si registrano anche dei momenti “confessione”, come quando uno di loro si esprime sul tso (trattamento sanitario obbligatorio). Un altro elemento d’interesse consiste nello scoprire la concezione che si ha in Giappone di chi è affetto da disturbi mentali, evidenziando anche come l’approccio sia evoluto nel tempo – o forse sarebbe meglio dire “involuto” umanamente per certi aspetti, stando a ciò che s’intuisce della situazione. «La follia non esiste, la follia è il calcio», dice acutamente un giocatore ed è il primo pensiero che ascoltiamo. Spetta al viaggio di questa visione farvi scoprire cosa volesse dire con queste parole. Crazy for Football ha ricevuto la Menzione Speciale ai Nastri d’Argento ed è rientrato nella cinquina per Miglior Documentario ai David di Donatello. Attualmente è nelle nostre sale con Istituto Luce Cinecittà.