Magnani è Qui, ma anche a New York. La fotografia, un ponte tra vicoli e piazze

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Un acrobata americano si concentra esibendosi nel caos di Times Square. Un giocoliere siciliano trova la sua America in piazza a Padova. Etnie differenti, contesti antitetici, ma la stessa arte annulla migliaia di chilometri di distanza.170206_2_città_catturata

Tutto ciò è reso possibile dalle istantanee di Francesca Magnani, padovana di origine ma newyorkese di adozione, ove giunta con una borsa di studio da anni insegna italiano presso la New York University e la New School. Qui però si è appassionata anche allo yoga e alla fotografia: i suoi racconti fotografici sono stati pubblicati su D Repubblica, Marie Claire, Vogue. E, a distanza di vent’anni dai primi scatti, ha deciso di portarli nella sua città: “Qui. Street Stories tra Padova e New York” è la mostra fotografica allestita nella Galleria Samonà.170206_9_red

L’eleganza di una città immersa nella pianura padana, da una parte. La metropoli più popolosa e caotica d’America e non solo, dall’altra. In mezzo la piazza, fil rouge della mostra, in cui la Magnani incrocia lo sguardo di ballerini di strada, fedeli, passanti, attraverso i quali dialoga con nuove culture, con se stessa. E, non per ultimo, traccia il trait d’union tra due realtà così diverse, ritrovando la celebrazione del santo patrono in una foto della processione di Sant’Antonio in Riviera Tito Livio a Padova contrapposta a un’altra dell’improbabile sfilata a dorso di macchina in Thompson Street.

Dunque una narrazione duale che fa sparire spazi e tempi, e lascia il posto a stati d’animo che comunicano tra loro. Come, tra i tanti, uno street performer di Union Square ammirato da un’elegante signora che sorseggia uno spritz in piazza a Padova, o una schiena inarcata che ricorda le fattezze di una struttura architettonica.

Le foto sono affiancate in un’unione dettata dall’emozione che si accende al momento in cui suggestione cromatica e ricordi dei due contesti affrontati vengono posti in parallelo” afferma Francesca Magnani spiegando come la strada sia diventata il suo studio fotografico in cui incontra e fa conversare gente divaria età, ceto sociale, etnia, azzerando ogni distanza grazie alla relatività del “qui”.170206_6_Saint_Anthony

“Qui, un’eco contemporanea che richiama il fatalismo oraziano, é il famoso kairos, il momento opportuno, ma anche il gesso che ho usato in classe una vita a tradurre alla lavagna” aggiunge la fotografa veneta che da un ventennio fluttua tra i due continenti in un perenne stato di “duplicittà”. Mantenendo sempre vivido il legame con la città natia, in cui, fino al 12 marzo, spalanca le porte della Galleria Samonà, che è essa stessa strada, e conduce i visitatori in un sentiero emozionale in cui il grigio delle mattonelle di Union Square si sovrappone al colore dei sanpietrini patavini. E la geografia diviene meramente uno stato mentale. Racchiuso, tra l’altro, in un catalogo che la Magnani mira a realizzare a suggello della mostra grazie a una campagna di crowdfunding che permetterà ai sostenitori di ricevere, in base al contributo, una stampa della foto preferita, una cartolina o l’intero catalogo.