L’arte? Si fa in biblioteca

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MOSTRA_FOTO 1Italia, 2017. Libri letti? Pochissimi. Mostre d’arte? Ovunque. Al momento individuale della lettura e della lenta apertura mentale, gli italiani preferiscono quello collettivo, immediatamente identificativo. È questione di bilanciamento e di luoghi, non comuni. Come quello di una biblioteca che ospita l’arte, non come spazio, ma come fine. È il caso della Biblioteca Consorziale di Viterbo. Una realtà che alla testa ha un capitano, e non un freddo reggente al trono, magari piantato in fondo al corridoio a spolverare libri. Paolo Pelliccia, già amico e assistente di Carmelo Bene, è uno che tra le stanze del suo regno ospita critici, letterati, convegni, che lotta per tornare a rendere la cultura normalità, identità e territorio e la biblioteca centro di smistamento dei pensieri comuni, e non un museo di carta.

Un luogo universale, come l’arte. Che è, al contempo, un diritto. Tutti hanno diritto di possederne per viverne. Proprio da qui Beppe Madaudo – disegnatore e illustratore di fama internazionale – parte per Mattatoio 22, a cura della Biblioteca Consorziale di Viterbo, presso il Polo Culturale Fondazione Carivit Valle Faul, fino al 12 marzo. La figura di un toro verrà scomposta, pesata e spartita; una particella per comunicarsi con l’artista. Il tutto che diventa porzione, collettività. Il toro assurge ad una forma metaforica e sale di significato, oltre la carne, per diventare astrazione e messaggio di potenza – che l’animale rappresenta – dell’arte che deve arrivare a tutti. A seguire, nei giorni, l’incontro tra immagine e scrittura. Claudio Strinati, discuterà con Andrea Alessi di Raffaello (ed. Scripta Maneant) e Lauretta Colonnelli presenterà al pubblico la sua nuova uscita editoriale Cinquanta quadri. I dipinti che tutti conoscono. Davvero?