Mettere le mutande ai Bronzi è veramente una provocazione?

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xgerald-bruneau-bronzi-140731185744_bigÈ sempre più evidente la sottomissione dell’arte alla dea sovrana della modernità: la provocazione. Esisti come artista in quanto appari, e appari solo in proporzione a quanto provochi. Se la tua arte non è provocazione, il tuo nome è sconosciuto. I giornali ti ignorano. Le tv ti snobbano. Gli acquirenti sono pochi. Esistere artisticamente significa sempre più inventare bizzarrie pubblicitarie attorno al tuo nome. Senza queste bizzarrie pubblicitarie, senza queste trovate che gettano scandalo (uno scandalo perbenista, piccolo borghese), tu realizzi le tue opere nella sostanziale indifferenza pubblica. Se incappucci con maschere surreali le statue classiche del museo archeologico di Chieti, come ha fatto l’artista Gaetano De Crecchio, o se metti mutande leopardate o fucsia ai Bronzi di Riace, come ha fatto l’artista Gerald Bruneau, o se impicchi dei fantocci di bambini agli alberi di Milano come ha fatto Maurizio Cattelan, o se esponi una donna intenta a godere del semeuscito dalla virilità dell’uomo, come ha fatto l’artista Michail Misha Dolgopolov, i giornali parlano di te e per due giorni sarai sovraesposto mediaticamente (una sovraesposizione che qualche mercante saprà pur sfruttare).

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Esisti pubblicamente in quanto sei riuscito a sovraesporti, ma il motivo della sovraesposizione è sempre e soltanto un atto di provocazione. Esisti in quanto provochi, e dunque provochi per esistere. Dopo il notissimo cesso apripista di Marcel Duchamp, l’arte ha imboccato la strada dell’adorazione massima di una dea redditizia quanto ingrata: la provocazione.     

Chieti maschere Museo archeologico2La provocazione originale crea un effetto inatteso che stimola la notizia. La notizia rimbalza sui media. I media contattano i critici e gli uomini di cultura per un giudizio. I giudizi si dividono tra detrattori e sostenitori, la notizia sta due tre giorni sui mass media, ed è ciò che serviva e voleva raggiungere l’artista. Senza la notizia sui media, l’opera è essenzialmente fallita. Se tu quella provocazione, invece di farla in un museo, in una piazza, la facevi in mezzo ad un campo, non se ne accorgeva nessuno, nessuno si scandalizzava, nessuno ne riportava la notizia, e dunque di fattocattelan-bambini-impiccati-2004 quell’opera non esisteva. L’opera di provocazione esiste soltanto nell’atto della provocazione. Prima e, soprattutto, dopo quell’opera non esiste più. Dopo che ha provocato, l’opera si spegne, muore. Se viene replicata, diventa noiosa. Se viene copiata, diventa una stanca ripetizione. L’arte sottomessa alla provocazione ha questa fatale conseguenza: smette di durare; smette di mettere a fuoco l’umano e diventa flash, fuoco d’artificio: c’è, e fintanto c’è per un secondo, attrae, poi finito il flash, finito il fuoco d’artificio, accetta di farsi precocemente moritura. L’arte sottomessa alla provocazione ha accettato la morte, invece di sfidare a gran voce l’eternità.

1 commento

  1. Se uno mette le mutande a un Bronzo di Riace NON é un Artista ! Tutt’al piu é una Nurse e comunque un cretino che NON Sto arrivando! Fare nulla nella vita !
    Come se ne esce ?!?
    Ignirandoli o mandandoli affanculo !!

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