De Sio: “con gli ex mi sono picchiata…in amicizia!”

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“Un gioco al massacro”. Con queste parole, in lacrime, la grande attrice campana Giuliana De Sio commenta le critiche ricevute alla sua esibizione nella scorsa puntata di Ballando con le stelle, il programma cult di Rai 1. Giulia De Sio si è esibita sabato sera per la prima volta sul palco dello show di Milly Carlucci – come riporta Il Giornale – la sua performance, però, non ha raccolto l’approvazione dei giudici che le hanno dato voti piuttosto bassi. Così, ritornata nella sale delle stelle, è scoppiata a piangere. Eppure Giuliana De Sio è una che del carisma ha fatto un’arma vincente. In questa intervista cult la grande attrice racconta la sua vita off, i suoi esordi, i suoi amori.

Iniziamo sempre queste chiacchierate chiedendo di raccontarci un episodio OFF degli inizi della carriera, un aneddoto particolare che ricorda dei tuoi inizi…

giuliana de sioIl mio inizio è stato talmente folgorante che ho sempre avuto quasi vergogna a raccontarlo, di questi tempi in cui il lavoro manca. Quindi non racconto mai ai ragazzi giovani come ho iniziato, perché è stato anche troppo facile: io non ero neanche poi tanto convinta di fare questo mestiere, ma un mio amico mi fece delle fotografie e le portò al suo agente. Perché lui, che era un attore anche noto, era convinto che io potessi avere talento. Io mi feci anche un po’ riottante quelle fotografie e l’agente a cui questo mio amico mi presentava mi diceva: “Tu sei anche troppo giovane, torna quando sei più grande”, perché avevo 18 anni ma ne dimostravo 15. Però, il mio amico, nel frattempo, lasciò queste foto sulla sua scrivania e nel giro di pochi giorni ci furono dei casting e degli aiuto-registi andarono nell’ufficio di questo agente e videro le mie fotografie. Nel giro di pochi giorni chiamarono tre produzioni, perché volevano vedermi. Allora questo signore telefonò e mi disse: “Guarda, qui mi chiedono di te, se vuoi andare a fare questi provini, ci sono tre produzioni che ti vogliono vedere”. E allora io, anche lì quasi a scappellotti, perché mi vergognavo e non ci volevo andare, spinta da questo mio amico che credeva fortemente in me, andai a fare tutti e tre i provini e tornai dicendo: “Ho fatto schifo, non ci voglio andare mai più!”, e dopo pochi giorni tutte e tre le produzioni chiamarono l’agente per dire che mi avevano presa! Lui ha detto: ”A me una cosa così non era mai successa nella vita! Adesso devi decidere quale di queste tre cose vuoi fare”, quindi mi trovai improvvisamente di fronte a delle scelte, addirittura. Una di queste tre cose era poi quella che alla fine mi lanciò, si chiamava “Una donna”, ed era la vita di Sibilla Aleramo. Erano otto puntate televisive per la domenica sera di Rai Uno, quindi insomma una cosa importantissima, con una protagonista assoluta, e non fu difficile dire: “Vabbè, faccio questo”. Però in realtà ero completamente a digiuno di qualunque nozione, perché… sono stata catapultata in maniera molto… improvvisa e inaspettata dentro questo mondo.

Ecco, quindi a dare il via alla tua vita privata è stato l’incontro con Alessandro Haber. Stavamo parlando di lui…

Esattamente, sì…

Un altro incontro importantissimo è stato sicuramente quello con Elio Petri…

Quello è stato importantissimo, perché dopo “Una donna” cominciai subito a fare teatro a Milano, perché dopo aver avuto questo successo televisivo che all’epoca aveva fatto addirittura 20 milioni di spettatori, allora uno sceneggiato televisivo della domenica sera su Rai Uno tutti gli italiani con un televisore lo guardavano, era il primo sceneggiato femminista che la televisione proponeva, ci fu un grande dibattito intorno, era la vita di una grande poetessa e scrittrice italiana, quando la televisione faceva ancora divulgazione… invece Elio Petri era in America quando andò in onda questo sceneggiato e non l’aveva visto, però tornando dall’America stava preparando “Le mani sporche” di Sartre, un’operazione estremamente più intellettuale e impegnata di quanto non fosse “Una donna”, che era tutto sommato già un progetto di livello. C’era Marcello Mastroianni come protagonista e questa giovane protagonista che avrebbe dovuto avere una storia con il personaggio di Mastroianni, e stava facendo dei provini e qualcuno parlò a Elio Petri di me perché venivo da una stagione di grande successo con questo sceneggiato televisivo, ma lui non mi aveva visto e quindi mi misi in fila con tantissime altre persone per fare il provino. E niente, ne feci due, tre, e a lui piacqui molto, poi mi venne a vedere a teatro a Milano mentre stavo recitando ne “La doppia incostanza” di Marivaux, e gli piacqui molto e fui presa con grande emozione, perché poi a quel punto lì anch’io avevo cominciato a prenderci gusto, e per lavorare con Mastroianni e con Petri, di cui avevo visto tutti i film perché comunque ero abbastanza acculturata dal punto di vista cinematografico, per cui andavo sempre al cinema già da bambina e i film di Petri li avevo visti tutti e quindi ero emozionatissima. Sono stata scelta per fare “Le mani sporche” di Sartre. Ho imparato tanto sia da un regista come Petri che da un attore come Mastroianni perché recitare con Mastroianni e baciare Mastroianni, che è stato il mio primo bacio cinematografico della mia vita perché era una lunga scena quella in cui baciavo Mastroianni, un piano sequenza di un quarto d’ora che abbiamo ripetuto per tre giorni e quindi per me baciare Mastroianni era baciare il cinema, la storia dei film, no? Quindi per me è stata una bella benedizione.

Al di là del set, che rapporto hai avuto con lui? Se non sbaglio, è nata poi una bella amicizia con Marcello…

Con Marcello ci siamo proprio frequentati, poi lui con Flora, sono molto amica ancora adesso di sua figlia Barbara e ci vediamo regolarmente, insomma diciamo che sono entrata un po’ a far parte della loro famiglia, poi è cominciata questa storia d’amore personale con Elio Petri e quindi quel mondo lì… ero molto giovane perché avevo 20 anni, e loro erano tutti molto più grandi di me e avevano almeno 30, 32, 33 anni in più di me, però io la mia giovinezza l’ho vissuta diciamo in questo ambiente qua, tra queste persone qui, che erano persone notevolmente interessanti.

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Tra queste persone di questo nostro bel cinema, che rapporto hai avuto invece con Francesco Nuti?

Vabbé, qui siamo in un altro genere, saltiamo alcune generazioni, perché ovviamente stiamo parlando di un’altra generazione, di un altro mondo, di un altro cinema, di un’altra visione del mondo. Con Francesco ho avuto un ottimo rapporto. Ovvio, bellissimo, abbiamo girato due film insieme, tutti e due di grandissimo successo, quindi è stato un rapporto fortunato, direi. Eravamo due ragazzi particolari, tutti e due, nessuno dei due proprio regolarissimo, tutti e due abbastanza malinconici e tormentati e quindi il primo film che facemmo insieme era “Io, Chiara e lo Scuro” fu salutato come una cosa… e lo era, insomma, qualcosa di fresco, di nuovo, nel cinema di quegli anni là, e vincemmo tutti i premi dell’anno: i David di Donatello, i Nastri d’Argento… girammo come i pazzi, dappertutto per promuoverlo. Abbiamo passato praticamente due anni di vita sempre insieme tra il primo e il secondo film, ci siamo frequentati molto e anche quella è stata un’esperienza non solo di lavoro ma anche di vita. E adesso è inutile che dica quanto… vabbè…

Quanto ti manca?

Sono proprio dispiaciuta, proprio addolorata… d’altra parte, c’erano i semi nel carattere di Francesco per una grande malinconia che ho sempre percepito e che poi insomma è sfociata così in un incidente, in un’abitudine di vita che non era sana. E quindi io spero sempre che lui riesca a recuperare tutto ciò che può recuperare di quello che ha perduto, ma non lo so. Non ho idea di quello che succederà di lui, però ci penso sempre con grandissimo affetto.

Passiamo su toni un pochino più leggeri e ti chiedo un’indiscrezione sul tuo privato, perché mi risulta che hai picchiato Gianni Amelio e Luigi Perelli!

Sì, vabbè, ho capito… ma adesso vogliamo rivangare queste cose di duecento anni fa?

No, perché insomma, il tuo temperamento campano viene fuori…

Ma con i campani non c’entra niente… perché, i campani picchiano le persone?

Ma no… perché la passione con cui si vive la vita al sud è…

Sì, ma non li ho picchiati, ho avuto due liti storiche sul set, duecento anni fa, con due registi, ma poi siamo diventati amici e tra l’altro con uno, con Gianni Amelio, siamo stati conviventi per un periodo amichevolmente e ancora adesso siamo vicini di casa e ci vediamo… diciamo che è stato uno di quegli sfoghi tra artisti sul set, che poi danno luogo all’apertura di una grandissima amicizia. Cioè, c’era bisogno che ci confrontassimo per fare una pace che è poi durata tutta la vita.

Vi siete picchiati in amicizia?

Ci siamo dati degli spintoni litigando perché avevamo dei caratteri molto focosi. Poi stiamo parlando sempre di quando avevo 20 anni e abbiamo avuto queste sane e bellissime discussioni, che se ce ne fossero di più… qui non si accende più nessuno, è tutto molto spento.

A questo proposito, hai detto due frasi che mi hanno colpito. Una è: “Per fare questo mestiere tutta la vita, il vero senso è farlo con la febbre e con la pericolosità con cui lo faccio io”. Che significa?

… Con cui cerco di farlo io. Non voglio pensare di essere l’unica. Serve pericolosità, ma comunque mi sento in pericolo quando lavoro, certamente. Non è che mi sento a casa mia. Per me soprattutto salire sul palcoscenico, anche essere sul set, ma comunque è un evento eccezionale e pericoloso. Trovo che il palcoscenico sia un luogo fortemente psicotico: non c’è pace, sei su una corda tesa tra un palazzo e l’altro al trentunesimo piano. Sono luoghi nei quali ci si va con grande attenzione e quella attenzione, quella febbre, quel terrore, qualche volta anche, possono rendere un attore di talento estremamente interessante da vedere. Se tu ci vai semplicemente forte del tuo professionismo, della tua esperienza e del tuo “tanto lo so fare perché l’ho fatto tante volte”, penso che sei un po’ meno interessante per gli altri.

È ancora adesso così sul set, quando lavori?

Anche peggio! È sempre peggio, perché andando avanti, invece di acquistare sicurezza la perdo. Però devo ammettere con grande sforzo, perché non amo farmi dei complimenti, che da poco tempo comincio a riconoscere un certo controllo della situazione. Nel senso che nella paura e nel terrore il controllo lo tengo sempre e di solito riesco perfino a inventarmi qualcosa di buono.

Non ami farti i complimenti, però una volta hai detto una cosa che mi ha divertito molto… hai detto: “Sto meglio spogliata che vestita”…

Ah, quello… è un complimento di bassa lega! Non parlavo di me come attrice. Insomma… sì, credo di averlo detto in una vecchia intervista!

Sei indubbiamente una donna stupenda, Giuliana…

Diciamo che sono fortunata e soprattutto che mi faccio un sacco di sport. Io sono una tennista, faccio i tornei, sono un’atleta. E gli atleti si sa, invecchiano più tardi, per fortuna.

Donna bellissima, attrice bravissima, hai fatto tanti bellissimi film, hai avuto tanti riconoscimenti… però poi il cinema in qualche modo si è assentato dalla tua vita. Perché?

Giuliana De SioIn questo paese succedono cose di natura estremamente kafkiana, succedono delle cose e tu non sai perché. Non lo sai proprio. Nessuno te lo spiega. Semplicemente avviene, e non c’è modo di decifrare il mistero. Rimane tale, come il mistero di Fatima. So solo che sono stata adottata dalla televisione: il mio sodalizio è cominciato con “Il bello delle donne”. Sono nata in televisione tanti anni prima, poi ci sono stati tanti anni di cinema e di teatro, dopo di che è successo che sono tornata a fare televisione con un amico che tra l’altro era Maurizio Ponzi, il regista di “Io, Chiara e lo Scuro”, amico mio carissimo, una persona deliziosa, che mi disse: “Guarda, ho un bellissimo ruolo in una serie innovativa e carina, vuoi leggerlo?”. C’era la Sandrelli, c’era la Virna Lisi, un bel cast di artisti che venivano anche dal cinema e dissi: “È delizioso, mi piace, lo faccio”. È stata dieci, undici anni fa, la prima edizione de “Il bello delle donne”… è stato un grandissimo successo. Avevo un bel personaggio, per cui ho ricevuto anche molti riconoscimenti personali, e quindi abbiamo fatto la seconda serie, poi la terza serie, e poi Mediaset ha cominciato a offrirmi altre cose, però io ho sempre detto che volevo fare il cinema. Credo che ci sia un atteggiamento molto fastidioso, provinciale, stupido e molto conformistico di chi fa cinema verso chi fa televisione. Ma io sono una che ha fatto tutto, dalla commedia musicale in teatro ai classici, dalla fiction televisiva al cinema d’autore. Basta che per due o tre anni tu faccia una cosa, che il conformismo generale porti a pensare che tu faccia solo quella cosa lì. Però io credo di poter dire, a questo punto della mia vita, che sono una interprete potente e abbastanza ipnotica da poter essere considerata un elemento prezioso per il teatro, per il cinema, per la televisione… ecco, mi sono fatta un bel complimento. Un bello spot pubblicitario.

Una lotta contro i mulini a vento che noi attori da sempre portiamo avanti è quella contro le lobby del cinema. Tu stessa una volta hai detto: “Sempre Servillo, sempre Margherita Buy”…

Per favore, non mi fate fare pettegolezzi e non mi fate fare nomi, non li faccio neanche sotto tortura…

Non ti facciamo litigare con nessuno…

Sappiamo benissimo che al cinema lavorano sempre le stesse persone, non sono io a dover dire chi, perché è sotto gli occhi di tutti.

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E a proposito de “La Grande Bellezza”, cosa ne dici? Parliamo di film, non di nomi… cosa pensi del fatto che l’America ci abbia premiato per un film che sferra un colpo contro la decadenza di Roma? E che è interpretata, senza fare nomi, dai soliti volti noti…

Non mi voglio aggiungere al coro di persone che devono per forza dire cosa ne pensano su “La Grande Bellezza”, cerco sempre di evitare. Ho una pagina Facebook su cui pubblico solo fotografie! E sì, ogni tanto scrivo qualcosa, sennò questi si arrabbiano. Sono centomila… però cerco di evitare i temi su cui tutti dicono qualcosa e si accaniscono per avere visibilità.

So che non ami parlare di politica, però mi ha incuriosito tanto vederti interpretare per Crozza la parte di Marina Berlusconi… cosa ne pensi di lei, da donna a donna? Adesso si parla di una sua ascesa ipotetica…

Mi sono divertita moltissimo. Come donna non saprei, chi la conosce? So chi è e qual è il suo ruolo. Però non so chi è umanamente, ho interpretato un ruolo partendo dalle parole di una sua intervista rilasciata al Corriere, in cui era una figlia che difendeva il padre a spada tratta riguardo alle sue vicende giudiziarie. Non ho voluto giudicarla, ho usato la freddezza manageriale che immagino lei abbia, facendo sentire quello che è l’amore di una figlia per un padre. Non giudico i miei personaggi.

Come si affronta un set da attrice impegnata e straordinaria come te, quando si è affiancati da attori giovani e scelti soprattutto per la bellezza?

Con coraggio e saggezza, senza perdere la pazienza – io non la perdo più da trent’anni – cercando di aiutare chi ha meno esperienza. O meno talento, non lo so. Cercando di andare incontro alle cose e non contro. Una frase che ripeto sempre di Elio Petri, una persona che non si incontra tutti i giorni, è: “L’unica linea di resistenza è fare bene le cose”, e io questa linea cerco di trovarla in ogni contesto.

Come chiuderebbe questa intervista Annalisa Bottelli, il tuo personaggio storico de “Il bello delle donne”?

Direbbe che si è scocciata e uscirebbe sbattendo la porta.