La tecnica come violenza

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Torna L’Uomo e la tecnica di Oswald Spengler nell’edizione originale di Angelo Treves del 1931. È Nino Aragno editore a riproporlo a cura di Giuseppe Raciti (pp. 118, € 12).

Oswald Spengler
Oswald Spengler

Sarebbe ozioso, qui, ripercorrere l’ostracismo di cui Spengler – il reazionario Spengler, morto qualche anno prima della seconda guerra mondiale – è stato vittima. Meglio ringraziare il fatto di avere a disposizione la traduzione italiana del suo capolavoro, Il Tramonto dell’Occidente, in questo paese che butta tutto in politica.

Spengler è un filosofo scomodo. Come Heidegger e Jünger, ma dà più fastidio. La morfologia della storia che tratteggia nel Tramonto è una vicenda di decadenza irreversibile. Ovviamente la civiltà della tecnica, erede del vecchio illuminismo e del positivismo materialista, si difende e reagisce con la violenza che le è propria. Il sostantivo non cade a caso tra le righe: L’Uomo e la tecnica, conferenza tenuta a Monaco nel 1931 trascritta due mesi dopo, spiega che l’uomo agisce o non è uomo. Il movimento è la sua essenza e se – spiega Spengler – “In realtà la 9788884198112tecnica è antichissima”, l’azione ne dispiega la funzione di “esercizio storico della violenza. Violenza della tecnica, dunque, ma anche e sopra tutto tecnica della violenza” , chiarisce Raciti.

Così il mondo diventa preda dell’uomo, come vediamo tuttora. E lo stesso uomo, viene da aggiungere, è vittima e preda di se stesso. Spengler ha anticipato l’onnipervasività della tecnica e la sua intrinseca volontà di potenza. Quella all’opera in questa stagione ormai matura, a quasi ottant’anni dalle sue felici intuizioni. Da dietro gli schermi dei nostri computer, di cui non possiamo più fare a meno, sogniamo la pausa del fine settimana lontano dai ritmi ossessivi delle metropoli spersonalizzanti. Ma l’uomo è questo o non è, spiega il maestro prussiano.

Quindi se fin qui siamo arrivati, era scritto nel nostro destino fin dal principio del pensiero e non possiamo sfuggire al fato, diremo con enfasi rubata ai tragici greci. Non c’è da stupirsi dell’ostracismo che aleggia intorno a Spengler: ha smascherato i meccanismi che governano il mondo e la vita stessa e il sistema reagisce tentando di nullificarlo. C’è una soluzione? Una sola: leggere i suoi libri. Magari partendo da questo, una lezione breve e intensa per chi vuole difendersi dalla barbarie contemporanea.