Così la droga “salvò” i tedeschi dalla rovina

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unnamed (11)La droga è una piaga che tormenta la società moderna, è noto. Chi assume stupefacenti oggi, tuttavia, lo fa consapevolmente. Non è sempre stato così. Fino a due secoli fa, dell’ampia gamma di sostanze psicotrope reperibili attualmente sul mercato, non ne esisteva praticamente nessuna. Il termine “droga” – dall’olandese droog “secco” – era utilizzato per indicare i generi voluttuari essiccati (come le spezie o il tè) provenienti dalle colonie.

In seguito questa parola passò a designare tutti i farmaci e i medicinali. Con la Rivoluzione Industriale il mondo iniziò a cambiare a ritmi serrati e la chimica fece il suo ingresso sulla scena della farmacologia, per non uscirne più. Un giovane aiuto farmacista tedesco, riuscì a isolare la Morfina, il principale alcaloide dell’oppio, capace di trasformare il dolore in piacere. Fu una scoperta sensazionale. Per la prima volta nella storia dell’umanità il dolore poteva essere alleviato, se non eliminato, con dosi precise di una sostanza specifica.

La presunta sostanza miracolosa si impose in tutti i ceti sociali e in ogni angolo del globo. Nel 1897 il chimico della Bayer Felix Hoffmann sintetizzò una sostanza destinata a diventare una piaga mondiale: la diacetilmorfina. Il derivato semisintetico della morfina, prima droga sintetica mai conosciuta, fu immesso unnamed (12)sul mercato con il nome di Eroina, per “l’eroico” effetto sedativo e antinfiammatorio prodotto sui pazienti. Proposta quale rimedio contro l’emicrania e come sciroppo per la tosse per i bambini, veniva raccomandata anche  per i neonati, in caso di disturbi del sonno e di coliche intestinali. La Germania divenne il “laboratorio del mondo”.

Durante la Repubblica di Weimar la crescita inarrestabile dell’inflazione produsse una sensazione di disperazione senza precedenti, attirando nel vortice tossico persone di ogni ceto sociale e di ogni età. L’idea che non ci sarebbe stato un domani corrose i valori etici sui quali era stato edificato il rigido tessuto sociale prussiano, a favore di un’effimera cultura del divertimento.

Le aspettative della popolazione tedesca furono radicalmente modificate con l’avvento del nazismo, ma l’ormai abituale propensione ad assumere sostanze chimiche rimase, spostandosi verso droghe in grado di soddisfare le mutate esigenze.

Il desiderio di fluttuare in dimensioni immaginarie fu surrogato da quello di essere perfettamente svegli edunnamed (10) efficienti, delle macchine instancabili, come richiesto dai nuovi ritmi di vita, divenuti in breve tempo frenetici.

In un periodo in cui ogni cosa parlava di rinnovamento, un efficace eccitante, era ciò che ci voleva. I chimici tedeschi si misero al lavoro. Nell’autunno del 1937 la Temmler registro all’Ufficio Brevetti di Berlino la prima Metilanfetamina. Nome commerciale: Pervitin.

Una sostanza in grado di superare rapidamente la barriera emato-encefalitica e di scatenare nel cervello umano un fuoco d’artificio neuronale. I sensi si acuiscono, l’energia aumenta, la paura e il senso di fatica svaniscono. Nella descrizione redatta dall’azienda produttrice, si legge: “la gioia di vivere infusa dal Pervitin ai soggetti rassegnati è uno dei doni più preziosi che si possano fare ai malati”. “Con le compresse di Pervitin si può combattere anche la frigidità femminile”. La lettura del foglietto illustrativo, oggi, fa sorridere. Il bugiardino specificava che il farmaco era studiato per integrare, grazie all’energia sprigionata, nel processo lavorativo “simulatori, scansafatiche, guastafeste e brontoloni”.