Ma quali tornelli: lasciate casa di mamma e papà

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image (2)Emilia fa la bibliotecaria. Per aver denunciato soprusi e schifezze tra le stanze in cui lavora, viene minacciata. Di botte, su Facebook, dal Cua, collettivo universitario anonimo. Anonimo. Non sono gli anni di piombo, ma quelli dell’ipocrisia. È la vicenda che lega Emilia Garuti, bibliotecaria della facoltà di Lettere a Bologna, e i partigiani del capriccio.

Emilia è giovane, ha scritto un romanzo, con Giunti, contro quegli adulti che si sono presi tutto lasciandoci le briciole; lei ha visto tutto. Chi si masturba e chi taccheggia. Risse e canne. Punkabbestia e anarchici. Giorni di ordinaria follia e di rivolta all’università, contro i tornelli all’ingresso della biblioteca. Non contro il 40% di giovani disoccupati. Il volto di chi si può permettere di pagare la retta per stare al parco giochi. Studenti universitari che non hanno mai superato l’esame di maturità. Emilia era lì a denunciare quei rimasugli di estremismo sinistroide, fuori tempo e fuori luogo. Studenti che vogliono fare la nuova lotta di liberazione. Ma l’unica cosa che dovrebbero liberare non è l’università dai tornelli ma i loro coetanei dalla cameretta di mamma e papà. Unire i contro per una missione di dignità generazionale superiore. Utopia. Ah, ve l’abbiamo detto che Emilia è del Pd?