Quel silenzio oltraggioso della dimenticanza

3
61

Il 10 febbraio la Repubblica Italiana celebra, per moto di giustizia e forza di legge, il Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe e l’esodo istriano, fiumano, dalmata.

S’impegna a diffondere la conoscenza dei tragici fatti e la millenaria identità italiana dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume.

In una Nazione normale queste giornate dovrebbero essere di unità, di commemorazione, di studio.

Ma dopo 70 anni continua ad essere impossibile. Per le decine di attività di riduzionisti e giustificazionisti che, volenti o meno, contribuiscono a creare il clima per la distruzione delle lapidi, per la profanazione dei monumenti. Ieri mattina la Camera dei Deputati ha ospitato, grazie all’invito di SEL, Alessandra Kersevan che di anti-italianità, di avversione agli esuli e di riduzione della pulizia etnica titina a questione di vendette ne ha fatto una professione.

Come reagirebbe l’Italia se per l’anniversario del terremoto ad Amatrice venissero chiamati a tenere l’orazione i vignettisti di Charlie Hebdo?

Invece per le foibe e l’esodo tutto è concesso.

E allora è giusto denunciare, pretendere un atteggiamento diverso dalle istituzioni che se da una parte dovrebbero rappresentare tutti dall’altra possono essere mandate via grazie alle elezioni.

Però e diciamolo con forza e orgoglio: per ogni volgare, odiosa e indecorosa attività ce ne sono 50, 100, 1000 belle, partecipate, giuste. Tutte realizzate per “amor d’Italia e di verità” da accademici, storici, giornalisti insieme ai testimoni. In particolare nelle scuole di tutta Italia. Da Catania a Bolzano, da Roma a Trieste. E per gli ormai abituali oltraggi che subiscono i monumenti ci sono le amministrazioni di Verbania, Gravina in Puglia e tante altre città che ne inaugurano di nuovi.

Ma la vergogna rimane.

LEGGI ANCHE LO SPECIALE Il Giorno del ricordo per rompere il silenzio


E rimane soprattutto per i vuoti, le mancanze, le vere e proprie dimenticanze delle istituzioni. Così tante e gravi che sembrano puzzare di complicità.

In questi giorni ha fatto scalpore l’assenza alle celebrazioni di Basovizza – e di Roma – del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e stupito, nel momento in cui scriviamo, il suo silenzio, ci auguriamo imbarazzato, di fronte alle proteste che si sono levate da più parti: dalle associazioni degli esuli – che evidentemente continuano ad essere considerati italiani solo per le tasse -, da una parte della politica e da semplici cittadini indignati.

Indignati perché il Presidente rappresenta – e dovrebbe essere superfluo scriverlo – tutti gli italiani anche quelli che hanno avuto, e non certo per colpa loro, una storia terribile alle spalle proprio per il loro essere italiani.

Il Presidente non ci sarà per un convegno a Madrid con la partecipazione del Re di Spagna. Sicuramente un evento importante e prestigioso.

Ma ci chiediamo per quali motivo il Presidente di una nazione sovrana non abbia detto, nel momento in cui, mesi fa, hanno cominciato ad organizzare questo incontro: “il 10 è un giorno importante per l’Italia che rappresento. E devo essere in Italia. Facciamolo il 9”.

Migliaia di italiani infoibati e 350.000 esuli meritano un’Italia che sappia rispettarli di più.

E non per un moto di solidarietà umana – comunque dovuto – quanto perché una Nazione rispetta e tutela i propri figli soprattutto se vittime e soprattutto se colpite dal dolore di dover abbandonare le proprie case, i propri averi, il proprio orizzonte.

Questi morti sono davvero Martiri.

Perché testimoniano, dal fondo di una foiba e dalle poche e insufficienti righe di un libro di testo, che c’è stato un tempo in cui essere italiani era motivo d’oppressione.

Perché testimoniano che pur perdendo tutto hanno saputo, con il lavoro ed il coraggio, ricostruirsi una vita ed un futuro all’insegna ed in omaggio al Tricolore.

E allora chiediamo a Mattarella di rispondere a questa assenza riprendendo il dialogo con il governo croato per la concessione della medaglia d’oro a Zara, distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Chiediamo che venga tolta ogni onorificenza concessa a Tito. Chiediamo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, originaria di Pola, di accelerare l’iter per la concessione della Medaglia D’Oro alla Memoria ai Benemeriti della Salute Pubblica all’eroe di Vergarolla Giuseppe Micheletti.

Pretendiamo che in ogni città ci sia un monumento e una strada intitolata ai Martiri delle Foibe. Ma soprattutto imponiamo a noi stessi di essere all’altezza della dignità degli esuli. Di essere grati dell’esempio che ci ha dato chi è italiano due volte: una per nascita e una per scelta.

Ecco. Scegliamo di essere italiani.
Scegliamo di vivere all’altezza della nostra storia di millenaria civiltà.
A quel punto nessuno potrà più dimenticare.
Nemmeno un Presidente.

3 Commenti

  1. Ma è mai possibile che nessuno si sia accorto che ormai siamo in un regime comunista, che dicono “democratico”. Laddove non governano i “kompagni” si inventano di tutto e di più per mettere in cattiva luce chiunque tenti di governare !!!!! Svegliatevi signori

  2. quando uno è di sinistra, non prova vergogna nemmeno quando dovrebbe! sarà piu doloroso per lui che per le vittime!

Comments are closed.