Chef Rubio: “Hanno tutti le mani in pasta”

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Chef Rubio12330_HRDa Rugbista professionista a Re dello street food, Gabriele Rubini, alias Chef Rubio, è sicuramente il cuoco più discusso della tv italiana. Ironico, verace e a tratti rude, ma mai irrispettoso, con quell’andatura ancora così legata al suo passato da sportivo e il possente fisico tatuato, dismessi i panni da giocatore coltiva dal 2010 una forte passione per la cucina popolare ed etnica. A consacrarlo il programma Unti e Bisunti (su cui ha scritto un libro edito da Sperling & Kupfer e sul quale è stato tratto il film, uscito sotto Natale, Unto e Bisunto- La vera storia di Chef Rubio), format cucitogli addosso del quale si è già conclusa la terza edizione.

Seguitissimo sui social, il volto più amato del canale DMAX ha anche condotto Il Cacciatore di Tifosi e Rugby Social Club.

Dal 20 gennaio lo potremo seguire in prima serata sul canale Nove con il suo nuovo programma Il Ricco e Il Povero: cinque puntate che vedranno altrettanti personaggi famosi (da Carmen Russo ad Arisa e a Francesco Pannofino, solo per citarne alcuni), sfidare di volta in volta lo chef frascatano in avventure tutte particolari.

Di ritorno da un viaggio che lo ha portato in Bahrain e a Cuba, l’eclettico cuoco racconta a noi di OFF il suo pensiero su politica italiana e globale, nonché la sua filosofia di vita.

Il film ultimamente uscito su Dmax è la vera storia di Chef Rubio.

Ma quanto di Gabriele Rubini c’è nel personaggio di Rubio?


“Spunti. Nel film ci sono alcuni spunti biografici abilmente sceneggiati dagli autori di Pesci Combattenti che hanno messo a punto una gustosa favola di Natale che celebra le imprese di Chef Rubio, supereroe dal palato assoluto. E’ stato un dono che abbiamo voluto fare al pubblico di affezionati che ci ha seguito per tre edizioni di ‘Unti e Bisunti’. Il film mi è sembrato la forma più adatta per concludere un ciclo perfetto e rendere merito a un format che ha sparigliato la narrativa del cibo in TV, rimettendo al centro i veri protagonisti della cucina italiana,  i piccoli produttori, gli artigiani del cibo, la storia e le tradizioni gastronomiche del nostro territorio. Questo era il mio obiettivo. Credo che lo abbiamo centrato e sarò sempre grato alla squadra con cui ho lavorato per avere cucito addosso a me a alla mia idea iniziale un abito sartoriale perfetto. Per indole però sono un ‘inquieto’, un curioso, ho bisogno di cambiare. Guardo avanti ai miei prossimi impegni. Ce ne sono tanti: il più imminente è ‘Il Ricco e il Povero’ in onda dal 20 gennaio sul Nove. Un adventure game che avevo già testato al fianco di Costantino della Gherardesca e a cui ho partecipato con piacere per la leggerezza della dinamica del gioco e soprattutto perché presuppone il viaggio, mia condizione di vita ideale. Sono un animale errante, ho fame di conoscere nuovi paesi, nuovi popoli, nuove culture”

Secondo te, attualmente, chi sono gli Unti e Bisunti della politica

italiana?

Tutti, nessuno escluso. Di sicuro hanno tutti le mani in pasta.
”

Qual è il tuo orientamento politico?

Né di destra, né di sinistra. Nessuna ideologia mi rappresenta. Sono un cane sciolto. Ogni categoria mi sta stretta. A volte mi è capitato di definirmi un punk. Un’iperbole. Intendo dire che sono da sempre molto critico con il sistema, con le convenzioni. Vedo troppa incoerenza e ingiustizia, allora preferisco muovermi da solo e provo a cambiare il mondo iniziando proprio da me stesso, dai miei piccoli gesti. Dal mio impegno nel sociale, attraverso la mia arte, quello che so fare: cucinare per gli altri”

Tutti i giorni si parla di corruzione, indagini e arresti su Milano e Roma.

L’Italia cambierà mai?

Sono un esperto di quinto quarto ma ancora non ho ancora il patentino da aruspice. Scherzi a parte, non so dire se l’Italia cambierà mai. Riconosco che la corruzione è forse il male più grande del nostro Paese ed è profondamente radicato nella nostra cultura. Sebbene sia diffuso in tutto il mondo, mi pare che le altre culture s’indignino maggiormente o quanto meno puniscano seriamente gli illeciti”

Secondo te qual è il cambiamento cheCHEF RUBIO E CARMEN RUSSO bisognerebbe attuare?


“Radicale, un cambio di visione. Sembra tutto già visto eppure assistiamo a un vuoto di prospettiva che è spiazzante. Le immagini dalla Serbia tra muri e fili spinati, a Belgrado nel cuore dell’Europa sono drammaticamente evocativi di un passato storico non troppo lontano. Eppure nessuno è in grado di trovare una soluzione. La politica dovrebbe essere più reattiva, più al passo dei tempi, occuparsi dei grandi temi di questo secolo: l’immigrazione, i cambiamenti climatici. La sensazione è quella di una fragilità politica globale, di un’incertezza globale davanti a un periodo storico di grande cambiamento dove la tecnocrazia ha sconvolto gli equilibri e  purtroppo si è andata a concentrare come al solito nelle mani dei soliti pochi”

Passando al tuo lavoro, ti offendi se ti diciamo che il tuo programma è nazionalista, e che riscopre l’identità dimenticata di questa terra ormai asservita al marketing?



“Non mi offende ma non è corretto. Siamo certamente partiti dall’Italia, ma già dalla seconda edizione abbiamo dedicato intere puntate alle cucine etniche che si sono integrate nei tessuti urbani delle nostre città, come la cucina marocchina a Torino o quella latino-americana a Milano. Nella terza edizione siamo andati in Francia, Spagna e Germania. A tavola, nella cucina, nei piatti c’è la ricetta dell’integrazione perfetta, è intrinseco all’evoluzione della gastronomia”



Tu sei sicuramente uno chef atipico, ti differenzi da tutti gli altri cuochi che siamo abituati a vedere in tv. Cosa pensi degli altri? 

“Ho una vita troppo interessante e piena per dedicarmi ad analizzare e criticare qualcuno al di fuori di me. Ho incontrato brevemente Antonino Cannavacciuolo e ne ho avuto un’ottima impressione”

E se ti offrissero di lavorare in una trasmissione con uno degli chef-guru del momento?

“L’idea non mi piace ma come sempre prima valuto il messaggio e capisco poi se il tipo di racconto è nelle mie corde. In generale però sono un lupo solitario. La mia visione della cucina e della vita è molto personale e difficilmente trovano compatibilità con l’operato degli altri. Apprezzo però il lavoro altrui quando è fatto bene e soprattutto se fa del bene”

chef-rubio_intervista-defaultA parte la cucina, quali sono i tuoi riferimenti letterari, cosa leggi?

“Leggo di tutto, classici contemporanei, biografie, Ho tantissimi riferimenti: James Frey, Efraim Medina Reyes, Haruki Murakami, Boris Vian…Amo leggere e vorrei avere più tempo per farlo. Durante il mio ultimo viaggio a Cuba – sono rientrato qualche giorno fa – ho letto “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano. Ho riconosciuto alcuni fatti di cronaca che mi avevano colpito e vederli apparire sotto ai miei occhi in maniera così semplice e cruda mi ha lasciato senza parole per un paio di giorni” 



Della tua vita privata si sa poco…ma uno ruspante come Chef Rubio come rimorchia? Non di certo invitando a cena…

“Non credo che al giorno d’oggi si rimorchi e si cacci più. Tutto si svolge in rete in maniera diretta e spersonalizzata. In generale non rimorchio, al massimo posso risultare interessante per ciò che faccio o per come lo faccio”