Morricone: “la musica è matematica, è Dio, ci salverà”

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fotoadrianasoares4Andrea Morricone, romano, compositore, direttore d’orchestra e autore di colonne sonore italiane ed anche straniere. È laureato in lettere, filosofia e musicologia.
Il suo lavoro comprende una vasta gamma di generi, tra cui diverse opere da camera e da orchestra, componimenti corali e lavori per orchestra e solisti.
Divide il suo lavoro tra Los Angeles e Roma. Dal 1996 al 1998 è stato direttore artistico dell’Auditorium dell’Istituto Massimiliano Massimo di Roma. Oltre 25 le sue colonne sonore composte per progetti cinematografici e televisivi italiani ed internazionali. Numerosi i riconoscimenti ottenuti: due Golden Globes, il primo per la sua colonna sonora per il film “Raul” di Andrea Bolognini, mentre il secondo per la colonna de “L’industriale” di Giuliano Montaldo. Gli è stato anche conferito un BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) per il “Tema d’amore” del film “Nuovo Cinema Paradiso”, il film che ha vinto il premio Oscar come migliore film straniero. Il suo brano “La forza del sorriso”, interpretato da Andrea Bocelli, è stato scelto come sigla ufficiale di Expo 2015 a Milano.

Quando è stato il momento in cui ha capito che quella era la sua strada?

“Ciò avvenne in età matura. Vede: cominciare lo studio della musica all’età di 19 anni posso considerarlo un atto di grande coraggio, ma anche di una certa incoscienza. Voglio dire che doveva passare un lungo tempo prima che dopo aver affrontato gli studi accademici, potessi giungere alla consapevolezza di essere un musicista preparato, con conoscenza profonda del mestiere. Impiegai circa 20 – 22 anni per arrivare a dire a me stesso di aver fatto la scelta giusta, perfetta, e di poter essere in grado di svolgere una professione difficilissima se esercitata nel giusto ed esatto livello. Voglio aggiungere che è stata una scelta non indotta da nessuno, benché mia madre auspicasse alla mia realizzazione come professionista della musica.”

A 12 anni sognava delle melodie…le ha mai sviluppate?

“Ho in mente poche melodie – due forse – che feci in quegli anni. Davvero le avevo sognate la notte. Non le ho mai sviluppate. Mi piace sempre proiettarmi al futuro. Trovo il futuro sempre più affascinante, benché consideri il passato un’importante fonte di conoscenza”

La musica evoca immagini in chi la ascolta. Mentre per lei che la compone, la musica da cosa viene evocata?

“Giusta domanda, soprattutto se considerato che la storia della musica annovera fra i suoi generi la musica a programma, ovvero quella che si ispira ad un paesaggio o ad un elemento esterno. A me questo non capita mai. Trovo sempre l’ispirazione in me stesso, è un atto, quello del comporre, che pratico in qualsiasi momento io voglia o decida di farlo. Sono platonicamente “ eroticamente disposto “ verso la creazione musicale. Se decido, vado, non mi servono caffè espressi”

Come la musica è cambiata nel tempo. Crede che la musica sia evoluta ma rimanga sempre nella sua origine pura? Mi spiego, la musica è un’entità al di sopra di tutto che dona un linguaggio ad ogni cosa e la sublima? Lei ha affermato più volte che la Musica è Dio. Quindi, è origine di tutto e lei è solo un ponte tra Dio e noi?

“Ribadiamo tranquillamente che nella musica io affermo una forma di panteismo. Come l’universo ci appare un sistema ordinato di cose o elementi, certamente lo è anche la musica. L’origine della musica, pur se non in maniera esaustiva, è matematica; pensiamo a filosofi quali Pitagora e Leibniz. In quell’ordine io riconosco i segni del mio Dio e ciò della mia capacità di fare arte e del riconoscere nelle opere dei grandi quella scintilla giusta e direi sana affinché un testo possa contenere tutti i contrasti necessari per poter essere moderno, ovvero durare nel tempo. Il Partenone, pur essendo antico, è moderno, nel senso che è bello e suscita emozioni anche oggi; sorvola sul contemporaneo, attinge a codici che ci parlano di proporzioni estetiche, ma pur sempre di natura matematica. In tal senso, la sezione aurea del segmento, per esempio, è un concept ripreso dal grande compositore Bela Bartok nel suo “Concerto per Orchestra”.
Riaffermo però che con le regole , soprattutto con quelle codificate dai libri, non si va molto lontano. Sono estremamente felice per il fatto che, ad un certo punto, nella musica abbia fatto irruzione un genere come il Jazz, la cui origine popolare ha creato i presupposti di un’importante giuntura con delle elites, dando spiegazione di molti capolavori preesistenti ed ancora da venire.
È di fondamentale importanza altresì del beat metronomico: un minimo numero in più o in meno nella velocità d’esecuzione di un brano ne altera completamente la morfologia, ne condiziona moltissimo l’esecuzione, perché tanti elementi tecnico – interpretativi vogliono così”

Mentre dirige l’orchestra, a cosa pensa?

“Dico ciò a cui mi piacerebbe non pensare. Forse farei prima. Anzi, forse è semplicemente giusto chiarire che, dopo aver preparato l’orchestra ed il coro tecnicamente, è il momento di tirare le somme. Tutto dovrà essere circondato da quel fluido straordinario che rende l’esecuzione una “bella” esecuzione. La personalità del direttore è essenziale, ma certamente una sua buona esecuzione può aiutare un pezzo compositivamente un po’ debole. La cosa più bella è quando partitura ed esecuzione si incontrano allo stesso livello ed allora è quello il momento in cui il direttore può non pensare a niente, ovvero solo sentire, vivere, interagire con i musicisti, chiedere, essere chiaro negli attacchi e nelle richieste espressive, dare il gesto che più rispecchia la sua concezione del brano, ma anche essere sempre in anticipo su ogni evento musicale, in modo tale che i musicisti possano ben accondiscenderlo nel creare una volontà comune”

Fedor Dostoevskij afferma che la bellezza salverà il mondo. La musica? Anch’essa è bellezza seppur in una forma diversa…

“Personalmente ritengo che la musica sia la bellezza per eccellenza, ciò perché è la più astratta delle arti.
Il suono è un fenomeno che non vedi, non tocchi, c’è e basta. Noi poi nasciamo con un’idea di ritmo, che è il nostro battito cardiaco. La musica inoltre corre sul binario “Tempo” e lo fa in maniera quanto mai intangibile.
Certamente la musica salva il mondo, nel senso che essa, quella ben scritta ed espressiva, dona momenti belli a tutti, crea situazioni di aggregazione e di comunione fra chi la ascolta”

Compositore di musica sinfonica, da camera ed applicata per i film… il suo brano più noto al grande pubblico è “Tema d’amore” del “Nuovo Cinema Paradiso”. Quale tipo di musica predilige comporre?

“Mi piace comporre musica, tutta, mi piace aggiornarmi e tenermi sempre informato su ciò che succede nel mondo. C’è molto da studiare, molto su cui riflettere. Pensiamo alle culture delle musiche popolari, che ogni paese del mondo racchiude come immensi tesori.
Ciò che tuttavia desidero sottolineare è che davvero non faccio distinzione fra un genere e un altro. Sono un crociano, da questo punto di vista: un’opera artistica o è bella o è brutta, non importa né chi l’ha fatta, né a quale ambito appartiene”

Cosa intende per musica applicata? La considera di serie B rispetto alla musica sinfonica o da camera?

“No, affatto. Io penso sempre che la musica possa considerarsi teoricamente sempre applicata, anche a qualcosa che non c’è, ad esempio un’immagine. Con ciò intendo che quel che conta è che la musica sia capace di evocare e di lasciar respirare l’animo dell’ascoltatore. Sarà poi l’ascoltatore, se vorrà, a generare delle immagini o comunque dei sentimenti, di diverso genere, di diverso sapore.
Certo, esiste la musica applicata quando si parla soprattutto di musica per il cinema o per il teatro, ma lì il discorso che si apre risulta non avere bisogno di molte spiegazioni, è chiaro di per se’ stesso”

L’idea del suonare la musica, del comporla… in inglese si dice: “To play music”. Cosa significa per lei la musica, è un divertimento comporla e suonarla? Mozart si divertiva con freschezza quasi fanciullesca ad improvvisare sul Clavicembalo. Per lei è lo stesso?

“Definirei la musica un “divertimento serio”, un solenne gioco regolato dall’arte combinatoria. Non è affatto rilassante scrivere musica, richiede molta concentrazione, in quanto operazione assai intensa. Ad175 ogni nota corrisponde una ragione profonda. Credo dunque nel deontologismo.  Mi piace qui fare una differenza fra due parole, a volte utilizzate e forse spesso confuse, “divertimento”, fra l’altro molte opere si definiscono Divertissement, e “ludico”, da Ludus – latino -, che vuol dire gioco. La parola “divertimento” etimologicamente indica con il prefisso Div la direzione e la volontà di una mente che si distoglie da qualcosa per distrarsi.  La musica può essere così, talvolta per chi la ascolta può risultare un’ evasione.  La parola “ludus” in latino è assai più raccolta, assai piu’ circoscritta all’oggetto della sua osservazione, non esclude cioè l’impegno che ogni gioco può sottendere, se questo viene fatto bene ed è quindi un gioco serio. Considero che lo Humour, assimilabile lontanamente allo scherzo, all’ironia, anche se da questi è lontanissimo, secondo una più precisa valutazione, sia un segno di grande intelligenza e cultura, una dote che denota fine civiltà, in quanto si svolge nel pieno rispetto delle persone che ci stanno intorno”

Esiste una stagione nella musica? L’età influenza la composizione di un brano? Oggi avresti potuto comporre “Tema d’amore”? O era legata a quel momento della sua vita?

“Nella vita io penso che sia tutto già deciso. Almeno nella mia. Ciò non vuol dire affatto che io sia fatalista. No, assolutamente!! Credo che vivere significhi scoprire se stessi, ma soprattutto seguire la propria intelligenza, il proprio istinto che porta a far emergere quello che abbiamo si ha dentro, come fosse un processo maieutico. La volontà e soprattutto la forza di volontà nonché la determinazione sono essenziali. Non si può fare a meno di queste. È così che l’uomo, secondo la concezione umanistica rinascimentale, diventa centro del mondo e dunque incontra il divino, in quel cammino che si chiama Provvidenza, o Giustizia, o Destino. Ma, ripeto, non si può fare a meno di pensare alla forza di volontà come vera leva del tutto. Se noi vogliamo e lo desideriamo profondamente, quel qualcosa accadrà, perché l’impegno e il fatto di essere diligenti e accurati nella vita è tutto”

Le regole sono fondamentali per creare musiche uniche o sono un ostacolo per la creazione di qualcosa che possa toccare l’anima? A volte ci si perde tra i meandri delle regole e poi si rischia di perdere l’anima delle cose, come capita spesso in fotografia. Le regole potrebbero frenare l’ispirazione?

“La musica, con le sole cosiddette regole, non sarebbe mai in grado di parlare ai cuori della gente. Le regole, o meglio, i codici, i regolamenti, possono essere utilizzati, ma ciò deve essere fatto a ragion veduta. Nel senso che neanche le regole tradizionali, quelle del famoso “Trattato di armonia” del De Ninno, basterebbero a far nulla.
Prendete Bach, per esempio, poi ne riparliamo. Senza ombra di dubbio Bach è stato un compositore di una carica innovativa tale da non formalizzarsi davanti ai libretti che si usavano nei conservatori dell’epoca”

Secondo il grande fotografo Ansel Adams: La fotografia ha il compito di riprendere l’uomo nella sua essenza e di sublimarlo. Non va spiegata, deve esser vista e sentita. Per lei il compito della Musica qual è?

“Il compito della musica è quello di esserci. Semplicemente questo. Di essere nella vita di ogni uomo, quando lui ne ha bisogno.
Proprio come un albero da frutto da cui poter cogliere mele, pesche, belle e vellutate, altamente consolatorie perché sono squisitamente dolci”

La filosofia che ruolo ha nella creazione della sua musica?

“Personalmente ritengo che la mia musica sia espressione totale di ciò che sono, della mia individualità. C’è, nella mia musica, una lunga storia, che non è sono quella culturale – gnoseologica, ma anche quella affettiva e temperamentale. Anche il ritmo cardiaco del mio corpo e la mia fisicità hanno un valore importantissimo nelle mie creazioni. Quando scrivo, le note le sento fuoriuscire da tutte le parti del mio corpo. Il ritmo biologico è anche dunque assai importante, direi assolutamente basilare”

La prima volta che ha diretto all’estero che differenza ha trovato con l’Italia? La musica come è vista e sentita? Che rapporto hanno con essa?

“Nel mio repertorio scelgo solo lavori che ritengo di poter eseguire in modo convincente e persuasivo.
In generale ritengo, e lo dico con una certa preoccupazione, che viviamo in un’età di recessione o di stasi culturale, a tutti i livelli, e dunque si riscontra una grande pigrizia, una riluttanza ad accogliere qualcosa fotoadrianasoares2di nuovo. Si preferisce sempre – tranne in rari casi – il facile, il già sentito. Ciò mi addolora profondamente, è una grande mancanza che va colmata al’ più’ presto”

Cosa ne pensa del fenomeno “Il Volo”?

“Un Trio Vocale ben congeniato, tre interpreti bravi, ma soprattutto sapientemente integrati fra loro, sia come estensione vocale, sia come colore di suono”

L’Italia cosa dovrebbe fare per incentivare l’eccellenza della musica presente e futura?

“Consiglierei di fare qualche telefonata in più ad un certo Andrea Morricone, o magari qualche mail, dato che il telefonino spesso non lo sento quando squilla, in quanto dimentico la suoneria spenta”

Il leitmotiv di Andrea Morricone

“Non ne ho uno in particolare. E’ impossibile. Come sarà impossibile per me giungere alla fine dei miei giorni, quando mai questa arriverà, e dire di aver amato solamente una donna”