La gotica Russia si confonde nel duello tra morte e amore

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delle colonne v&iCapacità poetica ed evocativa di rara bellezza. Quella di chi, si dice, abbia bevuto troppi caffè notturni in compagnia del vecchio Thomas Mann, della signorina Emily Dickinson e dello squattrinato Iginio Tarchetti Ugo. «Mia sorella è la Luna, mio fratello il cielo di notte e i miei starnuti le stelle» confida Penelope Delle Colonne, scrittrice dello scrigno prezioso “Vodka&Inferno – La morte fidanzata” (Milena Edizioni, pp.514, Euro 19,90).

Bruciano nel petto i baci di luna di un amore che unisce ma nulla crea e tutto devasta, nella fredda Russia di fine Ottocento. Amore e morte s’intrecciano nel volume che s’inserisce già nei classici della letteratura gotica. Avvincente ed emozionante, trascinante ed elegante “Vodka&Inferno” narra di Frattaglia e Viktor. Delle peripezie dei membri della famiglia Mickalov che subiscono una macabra trasformazione in upyr (vampiri) scoprendo pian piano le grottesche alchimie del mondo della notte. Di un Dottore della Peste governato e governatore. Viktor dà vita al suo impero di vodka, vendetta e sangue. Frattaglia costruisce burattini a sua immagine e somiglianza imitando l’Altissimo. E infine le loro mani si perderanno tra i baci degli altri, le madonne nere, i bimbi sperduti, i cosacchi di ghiaccio, il dottore d’amor malato, i figli di Caino e gli ululati lontani.

Il libro di Penelope Delle Colonne è puro abbandono. Rivela universivodka&inferno inesplorati, un dannato groviglio di pensieri, emozioni e sensazioni in cui la ragione sragiona in “qualcosa di macabro, gotico, grottesco, tenero e perverso che sappia di morte, di dolore e orrore, ma anche di dolce, amaro amore”. L’amore è l’essenza del volume, in ogni sua forma e dimensione anche se amore, sovente, è sinonimo di morte perché «è perdere unicità, fondersi in qualcos’altro. Amore è desiderio che mai si appaga e tutto distrugge». C’è chi, come Penelope Delle Colonne, sente la vita in maniera più intensa di altri: un privilegio che, a volte, pesa come una condanna specie se si osserva lo spirito del tempo: «I nostri sono tempi bui. Tempi di gelo, corse e magia bruna. Tempi di lupi, morti e sfortuna. D’amore, d’orrore, d’avventura. Tempi di Malaluna». Delle Colonne ha saputo interpretare e farsi medium di un amore, di un’identità, di una storia inevitabilmente universale, avendo come visuale l’eredità degli sguardi d’Oriente. Nemico di ogni obbedienza, il palpitante “Vodka&Inferno” arriva, dunque, dritto al cuore, con trasalimenti e trepidazioni inedite pronte a scavare a fondo per regalare il senso eterno della passione, in tutte le sue screziate rappresentazioni.