Cubeddu: “i radical chic infestano la letteratura ma sono ininfluenti”

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Il suo primo esperimento letterario, a otto anni, non ha fatto una bella fine: è stato ridotto in tanti pezzettini di carta dalla maestra, una suora secondo cui quel racconto che si ispirava alla raccolta per bambini Piccoli Brividi era un’opera demoniaca. Fortunatamente per lui (e anche per i suoi lettori), a Marco Cubeddu è andata molto meglio più tardi, quando la Mondadori ha deciso di pubblicargli prima Una bomba a mano sul cuore e poi Pornokiller. Genovese, classe 1987, Cubeddu è stato un pessimo studente: ha girato diverse scuole per riuscire a diplomarsi e non è mai stato all’università. Ha invececubeddu frequentato la Holden di Torino, ovvero la scuola di scrittura di Alessandro Baricco, mantenendosi facendo il pompiere. Scappato di casa a quattordici anni, lo scrittore dice di “vivere in maniera nomade”. Uno stile di vita che in questi ultimi anni non gli ha consentito di stare sdraiato sul divano a orari fissi per guardare la tv, Pechino Express compreso, salvo poi rimediare quando gli hanno chiesto di essere tra i concorrenti dell’edizione da poco conclusasi dell’adventure game di Rai Due, di cui è stato uno dei protagonisti arrivando ad un passo dalla finale. Essere in video tutti i lunedì sera per diverse settimane ha avuto i suoi vantaggi: Cubeddu è diventato uno scrittore popolare, chiamato nelle librerie della penisola per parlare delle sue fatiche letterarie e, immancabilmente, di segreti, curiosità e retroscena di Pechino. L’ho incontrato a Santa Maria Capua Vetere, alla libreria Spartaco, dove per l’intera presentazione di Una bomba a mano sul cuore non si è mai separato dall’album T’appartengo di Ambra Angiolini, regalatogli per via della sua grande passione per Ambra nata ai tempi di Non è la Rai. Per tutto il tempo della nostra chiacchierata ha cercato di convincermi di quanto sia una persona orribile: vizioso, egocentrico, vanaglorioso e perfino iracondo. Ma il suo tentativo di persuasione non è riuscito del tutto: mi è bastato guardare l’attenzione e l’affetto mostrato nei confronti dei suoi lettori, dei fan e di chiunque gli si avvicinasse – non solo non si è tirato indietro ai selfie di rito, ma ha anche accettato richieste di saluti vocali alle mamme dei presenti, con tanto di autoinvito a pranzo – per capire che lo scrittore pop non deve essere, almeno non fino in fondo, un cattivo ragazzo come si vuole dipingere. Insomma, nei fatti è stato un perfetto Dottor Jekyll, ma la sua parte di Mr. Hyde ha fatto capolino più volte in questa intervista.

Marco, siamo in una libreria, tu sei uno scrittore. La domanda d’inizio viene naturale: quali sono state le letture per te fondamentali?

La prima fondamentale è stata quella di Topolino, un fumetto che considero bello, attento, prezioso, e che leggo ancora oggi. Il primo libro importante che ho incontrato è stato La coscienza di Zeno di Italo Svevo, mentre il libro che amo di più in assoluto è Lolita di Nabokov. Altri libri fondamentali sono stati La vita davanti a sé di Emile Ajar (alias Roman Gary), uno dei miei miti non solo letterari ma umani, Le benevole di Jonathan Littell e, tra gli italiani, Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno.

Di recente sono stari resi noti i risultati di #imiei10libri, un concorso promosso dal Miur che invitava gli studenti della scuola primaria e secondaria a scegliere il loro libro più amato. Nella top 10 di 10 scuole è finito il Mein Kampf di Hitler: come te lo spieghi?

Non ne sapevo nulla. Non darei alcun peso a questa cosa, non vedo nazisti o neonazisti in giro e mi sembra fortemente ridicolo l’allarme ogni volta che si sente parlare del Mein Kampf. E’ un libro che ha fatto il suo percorso in un momento storico in cui poteva avere successo e, per quanto viviamo in tempi in cui il populismo ha grande spazio nel dibattito politico, mi sembra che in quella forma non tornerà mai più. Penso che oggi  ci sia altrettanta xenofobia di quanta ce n’è in quel libro nei confronti degli ebrei verso i migranti, i profughi. Non credo, però, si tratti di nazisti, ma di persone con pochi strumenti e molte paure.

Sei reduce dall’avventura a Pechino Express. Se la produzione, invece di affiancarti Silvia Farina, ti avesse dato la possibilità di scegliere il tuo compagno di viaggio, chi avresti portato con te?

Avrei scelto un amico o una fidanzata, ovvero una persona con cui amo viaggiare a prescindere dal fatto di farlo in televisione. Sicuramente avrei scelto una persona diametralmente opposta da quella che mi è capitata in sorte. Trovo che la compagna che mi è stata appioppata da un punto di vista umano sia stata la cosa più sgradevole che mi sia successa nella vita, mentre da un punto di vista del racconto televisivo penso abbia funzionato molto bene. Quindi gli autori del programma hanno fatto benissimo ad accoppiarci. In fondo Pechino non è solo un viaggio ma il  racconto di un viaggio. Per qualunque racconto la parola chiave è sempre il conflitto e il fatto che ci fosse un conflitto interno nella nostra coppia ha reso il nostro percorso più interessante di quello di altre coppie.

Hai dichiarato che la principale ragione che porta uno scrittore a partecipare a un reality televisivo è soprattutto una: soldi.

Soldi e fama. In realtà immaginavo sarebbe stata un’esperienza bellissima, ma non pensavo potesse essere  così profonda e articolata, così radicale. La rifarei domani. Quando dichiaro che ho partecipato per soldi e fama dico in parte la verità, ma la mia è anche una provocazione verso tutti quei concorrenti cubeddu pechinodi questi reality che hanno sempre motivazioni profonde come mettersi in gioco con se stessi, cosa che puoi fare  anche facendo un viaggio per i fatti tuoi. Se vai in tv è perché vuoi apparire. Se pubblichi un romanzo lo fai perché sei un egomaniaco narcisista e vuoi metterti in mostra. Puoi non esserne consapevole, e questo lo rispetto. Puoi essere un ipocrita paraculo e fare finta che in realtà sei stato costretto a pubblicare libri e finire in televisione. Io me la sono andata a cercare, ho avuto molta più fortuna  di quanto non ne abbia meritata e ho fatto esperienze di una densità narrativa irripetibile. La squadra di Pechino, dai viaggiatori a Costantino fino agli  autori, è fatta di persone straordinarie, e viaggiando insieme si fa un percorso che non è tanto geografico. Per me la cosa più importante è raccontare storie. Di aver visto posti e aver parlato con delle persone chi se ne frega, lo faccio già per fatti miei, spendo meno e vado in posti peggiori senza sicurezza. Non ho, infatti,  quel tipo di visione del viaggio che corrisponde allo stare in un resort di lusso. Quindi, quello che mi ha stupito in viaggio non sono stati i luoghi e le persone quanto l’essere ripreso dalle telecamere mentre interagisco in quei luoghi e con quelle persone, che sanno di essere parte di un racconto televisivo. Questo genera un’interazione unica, totalmente vera e totalmente finta. E’ come essere dentro un romanzo, e  per me non c’è niente di più importante delle storie. Da questo punto di vista Pechino è stata la cosa più potente che abbia mai affrontato, ci ho guadagnato più di quattro spicci o quattro spettatori che mi hanno visto da casa.

A proposito di soldi, sui social network sei alla ricerca perenne di un mecenate e inviti i tuoi contatti a farti un bonifico. C’è qualcuno che ti ha preso sul serio?

Mi ha fatto un bonifico Marco, il fidanzato di Lory Del Santo; mi ha mandato 2 euro, ho apprezzato, è stato molto gentile.

Direi soprattutto che è stato molto generoso…

Molto generoso (ride, ndr). In realtà ho anche una sua giacca che mi ha prestato per girare The Lady (la webserie creata da Lory Del Santo, ndr), dove ho fatto una comparsata di cui sono molto orgoglioso. Direi che i mecenate non crescono sugli alberi, purtroppo. Ma io continuerò a provarci, visto che i libri non si vendono ho deciso che la gente deve comunque farmi un bonifico.

Sei il caporedettore di Nuovi Argomenti. I tuoi colleghi scrittori come hanno preso la tua partecipazione al programma?

Sono molto fortunato. Occupandomi di Nuovi argomenti sia per lavoro che per piacere conosco tanti scrittori. Quelli più intelligenti si sono divertiti, esaltati, sono curiosi, mi chiedono in continuazione com’erano la Cipollari e la Del Santo dal vivo. Direttamente nessuno si è permesso di fare lo snob. Mi arrivano delle voci di qualcuno che lo fa, si tratta di quel tipo di scrittori che vendono tre copie e venderebbero i reni delle loro madri pur di venderne quattro e di passare mezzo minuto in televisione. Non ci vanno e piuttosto occupano il Valle e giocano ai piccoli Che Guevara di quartiere, quando invece vorrebbero quello che vogliono più o meno tutti: sesso, soldi e successo. Sono solo persone più disoneste, meno in contatto con se stesse, e che quindi chiacchierano molto. Ma sono casi isolati. La maggior parte degli scrittori, per fortuna, non sono deficienti.

Secondo te è vero che la letteratura italiana contemporanea è in mano ai radical chic?

Un po’ si. Ci sono piccole sacche di pseudoindipendenza, che sono dal punto di vista commerciale ininfluenti. Gente che sta in librerie che sembrano centri sociali a fare discorsi da occupazione delle scuole superiori. E hanno magari quaranta o cinquant’anni. Sono persone tristi, si lavano poco, non scopano, sono totalmente irrilevanti per il mercato e per i lettori. Nel mondo editoriale c’è una serie di personaggini che hanno peso perché passano le giornate a sbraitare contro l’umanità, ma nel mondo reale non esistono. Spariranno loro e i loro libri. Se penso agli scrittori italiani mi viene in mente Piperno, che non è rabbioso e amante della birra Moretti in un bicchiere di plastica e dei taralli da mangiare in piedi mentre ascolta la pizzica. E’ una persona pienamente realizzata che ambisce a produrre libri belli.

Tra gli scrittori italiani c’è anche Baricco e tu hai studiato alla sua scuola, la Holden…

Con tutti i difetti che può avere l’idea e la realizzazione di una scuola di scrittura, in realtà contribuisce a liberare questo Paese dall’idea che la scrittura sia qualcosa che ti arriva dall’alto per volontà divina e tu sei uno scrittore malgrado i tuoi desideri e sei costretto a scrivere in virtù di una forza morale. La scrittura è una tecnica, è frutto di molto esercizio. Poi c’è anche la componente di talento/ispirazione. Baricco e la sua scuola sono molto chiari in questo: nessuno pensa di poterti insegnare a diventare Nabokov, però ti possono insegnare a leggere i testi altrui e quindi anche i tuoi testi con uno sguardo più critico e a renderti un buon mestierante. Poi tra il mestierante ed il grande scrittore c’è un abisso e nel mezzo ci sono avvenimenti imponderabili.

E’ recente la protesta di Baricco in merito al Nobel per la letteraturacubeddu libro assegnato a Bob Dylan. Immagino avrai seguito il dibattito. Qual è il tuo parere al riguardo?

Un critico letterario, Raffaele Manica, parafrasando Boskov, allenatore della Sampdoria, che diceva: “Rigore è quando arbitro fischia”, dice: “Nobel è quando Accademia assegna”. Sulla polemica se il Nobel è giusto o no, se è letteratura o meno, chi se ne frega…la mossa più figa l’ha fatta Dylan che si è sottratto al discorso su cosa sia letteratura e cosa no spostando il dibattito ad un altro livello: si è trasformato in Nanni Moretti in Ecce Bombo. L’operazione di automarketing sia del Nobel che di Dylan è la più riuscita degli ultimi tempi.

Torniamo per un attimo a Nuovi Argomenti. Il suo fondatore, Moravia, non si è certo risparmiato dall’impegno politico. Tu ti definisci di destra, di sinistra, di estremo centro?

Odio le posizioni politiche estremamente precise e anche radicali, il mio principale impegno è di non essere pubblicamente impegnato. Nel senso che mi sembra una via molto comoda per crearsi una nicchia di consensi essere degli scrittori e intellettuali impegnati. Per me la politica ha un valore che esercito in me stesso cittadino, in me stesso lavoratore e giovane. Trovo che mettersi a sbandierare pubblicamente battaglie che si combattono possa fare il bene commerciale dei mei libri, ma non è una cosa che mi interessa. Anche se pubblicamente non esprimo mai posizioni politiche, al contempo non riesco a capire le persone che non seguono con passione la politica, e non solo quella del referendum o delle elezioni, ma anche quella internazionale: il Medioriente, lo sviluppo cinese, il futuro della Russia.

In una delle ultime puntate di Pechino abbiamo sentito la voce di tua mamma, che con una quasi rara  riservatezza ha scelto di farti il suo in bocca al lupo senza comparire in video. Ti va di parlarci dei tuoi genitori?

I mei genitori sono molto diversi da me, sono due bravissime persone. Io sono una persona orribile, e anche compiaciutamente orribile. Loro sono onesti perché credono nell’onestà, io sono onesto perché non voglio finire in galera. I miei genitori mi hanno riempito d’amore, m’avessero riempito di soldi sarei stato più felice. A parte gli scherzi, sono due impiegati statali che mi hanno cresciuto amandomi moltissimo, facendomi sentire molto sicuro di me stesso; al contempo mi hanno reso consapevole dei mezzi limitati che la famiglia aveva a disposizione ma anche del fatto che potevo scrivermi il futuro che desideravo per me. Questo mi ha permesso di mandare a puttane la mia vita in vari modi diversi, facendo un sacco di sciocchezze giovanili, ma mi ha anche permesso di scrivere un romanzo, cosa he non apparteneva al tipo di frequentazioni da cui provenivo. Non vengo dalle favelas ma neanche dal quartiere piccolo-borghese intellettuale romano, non ho mai conosciuto mezzo scrittore o mezzo intellettuale. Ai miei devo tutto e la cosa paradossale è che vivo in maniera diversa da loro, molto disorganizzata, mangio e bevo come un porco, ho uno stile di vita decisamente poco salutare sia da un punto di vista pratico che morale. Sono pochi i vizi e le turpitudini che non suscitano su di me un fascino immediato, mentre i miei sono pacati e morigerati. La cosa che mi fa più impressione è che nonostante non condivida in nulla il loro punto di vista nella pratica, mentre mi macchio di indicibili peccati, nefandezze e meschinità nei confronti del prossimo, rimane comunque  un retropensiero fatto del loro punto di vista. Anche se sono bravo a ignoralo. Comunque ho con loro un ottimo rapporto,  che si mantiene molto affettuoso. Mio padre mi chiama tutti i giorni, anche se sono in giro, mentre WhatsApp mi ha ormai condannato ad una chat perenne con mia madre.

Dalle tue parole si comprende che i tuoi ti hanno insegnato, tra le altre cose, a distinguere il bene e il male. Cos’è per te il male?

Sono felicemente ateo e non penso esistano fenomeni morali ma interpretazioni morali dei fenomeni. Credo che tutto quello che faccia il bene della specie umana sia il bene e viceversa. Più figli facciamo, più tecnologie costruiamo, meglio è. Sogno un’umanità che colonizzi l’universo. Penso che il bene e il male siano concetti che vadano intesi da un punto di vista di specie. Gli individui sono pagliuzze nel vento, compiono belle e brutte azioni in base al contesto. Non potrei esprimere giudizi morali sul fatto che sia sbagliato uccidere esseri umani, non ne sono convinto, ci sono esseri umani che ucciderei domattina, in maniera anche tendenzialmente dolorosa…

DSCN2498Pechino ti ha dato molta visibilità, cosa che magari ti sta aiutando non solo a vendere più libri ma anche con le donne. Come rimorchia uno scrittore di trent’anni di successo?

Non so rimorchiare, sono una frana totale. Tendenzialmente sto a casa a guardare serie televisive. Sono molto goffo, non rimorchio.

Quindi ti fai rimorchiare?

Ma neanche, tendo a dissuadere. C’è una volta l’anno in cui ci provo con qualche donna, ma devo essere molto ubriaco e sentirmi molto a mio agio. Mi piacerebbe rimorchiare con i miei romanzi, cioè mi piacerebbe che una donna, dopo avermi letto, mi scrivesse…

Questa visione mi sembra quasi fare intravvedere un tuo lato romantico…

Non è affatto romantico, conferma il fatto che sono narcisista. L’unica cosa incredibile è che mi fidanzo e sfidanzo continuamente. Vado sempre a convivere, ma vengo sempre lasciato. Nonostante sia goffo, incapace, un insostenibile essere umano, ho sempre avuto qualcuna accanto che mi mantenesse in vita. Prima o poi se farò qualcosa di buono nella vita lo dovrò alle donne che mi hanno mantenuto in vita, ma se farò qualcosa di orribile sarà tutta colpa loro.