Un quintetto di cuore e di fatto che va oltre la musica

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Ormanni & il QuartetPrendi cinque amici musicisti e mettili a suonare insieme. Sembra quasi anacronistico nell’epoca in cui ci si serve di social network come Coomposer per mettere in piedi progetti musicali a distanza, tra “estranei”. Eppure di gruppi nati “alla vecchia maniera”, ovvero dalle unioni umane ancor prima che professionali, ne esistono ancora. Si sono conosciuti tra i banchi di scuola Roberto Ormanni & il Quartet, composto da Enrico Valanzuolo alla tromba, Roberto Tricarico alla chitarra, Antonio Barberio al contrabbasso e Marco Norcaro alla batteria. «Condividiamo non solo note, ma anche sogni, speranze, paure, incertezze. Tra noi c’è un’empatia senza la quale sarebbe impossibile trasmettere da un palco le nostre emozioni più profonde» spiega Roberto, giovane cantautore napoletano.

Quello che non siamo è il primo Ep della band, distribuito da Edel Italy e Claudio Poggi, storico produttore di Pino Daniele, frutto della loro vittoria alla prima edizione di Apogeo Spring Contest, concorso per artisti emergenti organizzato dall’etichetta discografica Apogeo Records. Cinque le canzoni contenute nel mini album. «Tanto materiale è rimasto fuori, ma abbiamo fatto una selezione che ci ha permesso di realizzare un bel biglietto da visita». Una traccia dopo l’altra viene fuori, tra sonorità folk e richiami alla musica d’autore italiana, un racconto in presa diretta del mondo contemporaneo. Lo sguardo attento e costante all’attualità, l’impegno e la denuncia sociale, sono irrinunciabili per Roberto, che oltre ad essere cantautore è giornalista. «Il lato del reporter si sente, ed è  evidente in Petru», commenta. Si tratta della canzone dedicata a Petru Birladeanu, vittima innocente di camorra, scritta pochi giorni dopo l’uccisione di questo giovane uomo, arrivato in Italia dalla Romania per cercare una vita migliore. Vite ai margini in Ormannicerca di riscatto sono quelle che Roberto descrive anche nel brano che dà il titolo all’Ep, i cui primi versi sono stati buttati giù dopo la tragedia di Lampedusa del 2013. Il testo rinvia agli emigranti del Mediterraneo, ma in realtà è la storia di tutti quelli “nati per perdere”:  «Più andavo avanti nella scrittura e più mi accorgevo che stavo parlando anche della mia generazione, di tutti quegli amici che ho visto partire, di quelle esistenze che cercano un loro posto nel mondo». Roberto e il suo Quartet il proprio posto l’hanno trovato sui palchi italiani. Il loro ultimo anno è stato pieno di live. «Sicuramente per dei giovani non è semplice vincere la diffidenza del pubblico, ma abbiamo avvertito che c’è da parte degli spettatori la tendenza all’ascolto, la voglia di accogliere realtà e canzoni inedite». Per accontentarli loro sono già al lavoro su nuovi pezzi, mentre questo autunno/inverno potremo continuare ad ascoltarli dal vivo. Sulla loro pagina Facebook tutte le date.