Caravaggio, la verità sta tra luce e buio

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puglisi-a-palermo-2In un’atmosfera natalizia palermitana dalle temperature primaverili, gli unici che apprezzano la neonata ZTL sono i turisti stranieri che, inverosimilmente ritrovano un centro storico silenzioso, educato e straordinariamente piacevole per poterne ammirare le bellezze architettoniche. Tra luminarie e stelle di natale del Corso Vittorio Emanuele vengo, ancora una volta, rapita dal fascino controverso di questa città, tanto che non mi accorgo di essere arrivata alla mia destinazione: la Cattedrale di Palermo. Inserito nell’itinerario arabo normanno da poco battezzato dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, il Duomo si staglia maestoso in tutta la sua straordinaria bellezza.

Proprio dietro all’ingresso laterale di via Bonelli, nella Cappella dell’Incoronazione che ospita lo Spazio Out del Riso, il Museo regionale d’Arte contemporanea della Sicilia, c’è una mostra che rende omaggio al Caravaggio attraverso due pittori contemporanei. Si chiama Caravaggio, la verità nel buio e in un allestimento intimo e profondo pone i lavori di due artisti italiani , l’emiliano Omar Galliani e quelli del piemontese Lorenzo Puglisi, artista che il circuito di critici e appassionati sta scoprendo e di cui si sta appassionando.

La percezione che si ha dell’arte è direttamente proporzionale al tuo stato d’animo, alla condizione mentale con cui ti avvicini a essa. E non è sempre uguale. Entrando all’interno della cappella, unica e spettacolare, le opere dei due artisti, in un allestimento di grande suggestione, comunicano allo stesso tempo presenza e assenza, buio e luce.

La mostra, presente fino al 2 febbraio 2017, rappresenta l’omaggio dei due grandi artisti al genio di Michelangelo Merisi, ripercorrenndo idealmente Palermo e Napoli, i luoghi in cui visse negli ultimi quattro anni della sua vita. Nel 1609 Caravaggio dipinse la famosa tela dedicata alla natività con San Lorenzo e San Francesco d’Assisi, trafugata dall’oratorio di San Lorenzo nel 1969.

Caravaggio è il maestro indiscusso della luce, i due elementi della sua pittura sono la luce e il buio. Il contrasto tra luce e oscurità non crea dissonanza, piuttosto i due elementi si complementano: lo sfondo non esiste più, la presenza è il messaggio dell’artista che, attraverso il controllo della luce e dell’oscurità va a toccare le corde più profonde dell’ anima.

E al contrasto di luce e ombra Galliani e Puglisi si ispirano, in un reciproco rapporto dinamico; per l’occasione quattro grandi lavori di cui due inediti sono messi a confronto, corredati da disegni, dipinti e studi preparatori. Il debito al grande maestro del barocco  diventa omaggio e obiettivo della mostra.

Galliani, maestro indiscusso del disegno ha saputo portare l’arte della linea a un livello straordinario di espressività, all’esposizione palermitana presenta un d’après Caravaggio dal titolo Agnus Dei, un grande dipinto ad olio che è con tutta evidenza anche puglisi-a-palermo-3un’allegoria del sacrificio, affiancato al trittico Breve storia del tempo del 1999.

Nelle opere esposte del Galliani la narrazione è il tratto distintivo; il soggetto che domina il quadro è frutto di una ricerca attenta e precisa: dal piano oggettivo della realtà si sposta a un livello psicologico ed emozionale. I suoi lavori diventano portatori di una simbologia, dove la storia si fonde con la leggenda, la magia con la realtà, il rigore della tecnica con la poesia. Incontro Lorenzo Puglisi a inaugurazione ultimata, ancora qualche appassionato si trattiene in questo luogo pervaso di un’oscurità luminescente, che confonde i tratti e le persone, e racconta di una città, di un artista e di un’opera che continua a esistere pur nella sua assenza. Si racconta con affabilità, mi mostra la luce dei suoi dipinti, con generosità mi spiega le linee più oscure del suo dipinto dal titolo Natività, dedicato alla natività palermitana dello stesso Caravaggio, insieme con Matteo e l’angelo, del 2015: -“A Palermo aleggia il mistero del Caravaggio – spiega Puglisi – e nelle opere partiamo da una mancanza grave, la sparizione della famosa opera”, ( fu trafugata a Palermo nel 1969 e mai più ritrovata- ndr).

L’assenza di un dipinto e assenza di luce come metafora del vuoto, questo il filo conduttore che conduce il visitatore verso una dimensione dove la mancanza diventa “collosa” presenza. Sull’assenza si materializza la presenza del Caravaggio nei due dipinti a lui ispirati, per cui quell’oscurità che tutto avvolge, ha una doppia valenza. E dal buio più profondo emerge tutta la luminosa realtà plastica delle sue opere caravaggesche: -“Per me anche la luce, nell’oscurità, rappresenta qualche cosa che inizia timidamente ad apparire dal nulla, che è la mia condizione”-.

Nei dipinti esposti il profondo desiderio di conoscenza del reale, degli interrogativi che attraversano l’esistenza, tra luce e tenebra, rimanda al senso di ignoto che attrae e che risucchia nel suo mistero puglisi-a-palermp1ancestrale.

Tesi tra dannazione e consolazione gli squarci di luce nella tela mostrano un piede, una mano, un tratto del volto; grazie all’ essenziale realismo dello spazio che li distingue, diventano lo strumento per dare voce a quella forza esplosiva che li anima. Scopriamo l’artista Puglisi non soltanto come singolare interprete delle opere del grande artista barocco ma, quasi come portavoce, come un erede postmoderno. E in una città multietnica che festeggia il Natale, tra chiese cattoliche, negozi indiani e scritte in arabo, dove i confini tra le cose non sono mai netti, la potenza drammatica di Michelangelo Merisi, che i due contemporanei interpretano come somma di luci e ombre diventa dramma teatrale e per il Caravaggio il dramma era il fine ultimo della pittura.