La bomba di Firenze? Vigliacco, indifendibile terrorismo

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Questa volta l’hanno fatta grossa. Piazzano l’ordigno davanti alla libreria – il Bargello di Firenze, nota per essere un polo anticonformista -, l’ordigno viene rinvenuto dalle Forze dell’ordine che inviano sul posto una squadra di artificieri, iniziano le operazioni di disinnesco e uno degli operatori, purtroppo, rimane ferito; perde un occhio e rischia di perdere una mano. Si tratta di un agente della Polizia di Stato.

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Firenze, 1975? No, Firenze a cavallo tra il 2016 e il 2017.
Prima Linea, Avanguardia Operaia, Compagni organizzati in volante rossa? No, la solita sinistra oltranzista e oltraggiosa, alla dignità comune. Indifendibile. Incomprensibile. Inarginabile. Come lo sappiamo? Semplice. La libreria è vicina all’associazione Casa Pound Italia.

La solita sinistra oltranzista e oltraggiosa, alla dignità comune. Indifendibile. Incomprensibile. Inarginabile. Inutile elencarne i misfatti – dalle centinaia di arresti negli ambienti dei centri sociali, alle vetrine sfasciate, alle violenze a persona, alle librerie date alle fiamme il tutto in nome di un valore di libertà, ripete come un mantra la vulgata democratica e postbellica di casa nostra, come l’antifascismo -.

Questa volta l’hanno fatta grossa, perché a rimetterci è stato un agente della PS. Ma soprattutto perché chiunque – ripeto, chiunque – poteva trovarsi coinvolto nell’esplosione dell’ordigno –il quale sarebbe dovuto esplodere alle 5 del mattino, secondo l’impostazione del timer -, rimanendo gravemente ferito, se non peggio.
Una volta arrestati diranno che avrebbero voluto solamente far saltare la serranda o la vetrina della libreria. E scatterà l’attenuante. Ne siamo sicuri.

Questa volta l’hanno fatta grossa. È incredibile come gli autori dell’attentato, loschi figuri, non si rendano conto di un essenziale passaggio: sono fuori tempo. Sono immondizia anacronistica, prodotta da una noia imperitura e da una ristrettezza culturale che, certamente, non li farà essere eroi di nessuno. Specie in ore in cui l’Occidente versa lacrime sul sangue, da Berlino ad Istanbul, specie mentre l’Italia, triste e struccata, si appresta a iniziare un nuovo anno sperando di farcela, con una nuova figurina di Governo appiccicata sull’album della Repubblica, con oltre 4 milioni di poveri umiliati, mentre 1666 lavoratori vengono brutalmente mandati a casa appena dopo Natale – Almaviva è una ferita sanguinante per tutti -, mentre le nostre aziende chiudono, una dopo l’altra, mentre si annichilisce la più basilare forma di italianità. Mentre avremmo voluto provare a dimenticare.
Ed ecco l’incredibile contraddizione: chi si riempie la bocca, gli statuti, i regolamenti, di pace, amore, libertà e solidarietà non pare sia un paladino dei poveri e dei derelitti, oggigiorno, dei connazionali ridotti sul lastrico, di quegli italiani che non ce la fanno.

Questa volta la bomba che scoppia fa rumore, perché a rimetterci è stato un agente della Polizia, a cui va la piena e indiscussa solidarietà. Perché il rischio fa parte del mestiere, certo; ma rimanere invalido, in questa porcheria di Paese, per il gioco immaturo di un idiota figlio di babbo che fa la rivoluzione del proletariato con la Mastercard dell’architetto, è veramente drammatico e fuori senso. Fuori logica.

Allora non sono casi isolati di cui non vale la pena parlare. Questi atti, di cui quello di Firenze è l’ultimo in ordine temporale, sono evidenti segnali di un comportamento che non può essere difendibile, né sponsorizzabile, né finanziabile, né sostenibile in alcun modo, specie con soldi e spazi pubblici. Non può esserci solidarietà, vicinanza ideale e politica a tutto questo. Ci piacerebbe vedere il candore metafisico, che su tutto prende posizione, di alcune bellissime menti illuminate, prendere una posizione di condanna. Ci piacerebbe veder vomitare sdegno da Roberto Saviano, ad esempio. Del resto è stato attaccato un luogo di cultura.
Al sindaco di Firenze, Dario Nardella -che si è prontamente espresso: “Condanno duramente quanto avvenuto stamattina a Firenze: si tratta di un episodio gravissimo e senza alcuna giustificazione. All’agente ferito va la solidarietà mia e dell’intera città. I colpevoli devono essere presto assicurati alla giustizia. Firenze è città di pace e non è rappresentata da orrori di questo genere” -, al presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Al deputato PD, Emanuele Fiano – da sempre preoccupato dei terribili danni che possono creare alle persone i gadget del Duce -, a Laura Boldrini, a tutti i campioni dell’antifascismo e della tolleranza, della democrazia. A chiunque abbia un minimo di intelligenza culturale e di onestà personale, dico: non vi limitate alle dichiarazioni d’ufficio, standard, in carta bollata; staniate questa gente e distruggiate le loro ragnatele. Castriate, cassiate le organizzazioni che la democrazia difende per pluralità e che si rivelano, indagine dopo indagine, solo un losco covo di infamia e di inutile, orribile e demenziale rancore. Rigettiate questi individui con la forza della legge.
Lo scrissi tempo addietro, torno a scriverlo ora: chiedo al mio Paese una reazione. Chiedo l’inasprimento delle pene per chi, ancora oggi, esercita violenza politica gratuita. Che sia un’aggravante. Chi lo fa, lo farà a suo rischio e pericolo. Soprattutto nella dorata terra della plastica, dell’ipocrisia e dell’asservimento. Degna rappresentazione di una terra morente.

Anche quello della bomba di Firenze è terrorismo. Torniamo a dare un nome alle cose.

“Infame e vigliacco chi spara dentro una discoteca, infame e vigliacco chi lascia una bomba davanti ad una libreria che poteva fare una strage. Matrice diversa uguale codardia!” (Edoardo Sylos Labini)

 

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Emanuele Ricucci, classe ’87. È un giovanotto di quest’epoca disgraziata che scrive di cultura per Il Giornale ed è autore di satira. Già caporedattore de "IlGiornaleOFF", inserto culturale del sabato del quotidiano di Alessandro Sallusti e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Scrive inoltre per Libero e il Candido. Proviene dalle lande delle Scienze Politiche. Nel tentativo maldestro di ragionare sopra le cose, scrive di cultura, di filosofia e di giovani e politica. Autore del “Diario del Ritorno” (2014, prefazione di Marcello Veneziani), “Il coraggio di essere ultraitaliani” (2016, edito da IlGiornale, scritto con A.Rapisarda e N.Bovalino), “La Satira è una cosa seria” (2017, edito da IlGiornale) e Torniamo Uomini (2017, edito da IlGiornale)

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  1. […] Questa volta l’hanno fatta grossa. Piazzano l’ordigno davanti alla libreria – il Bargello di Firenze, nota per essere un polo anticonformista -, l’ordigno viene rinvenuto dalle Forze dell’ordine che inviano sul posto una squadra di artificieri, iniziano le operazioni di disinnesco e uno degli operatori, purtroppo, rimane ferito; perde un occhio e rischia di perdere …  […]

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