Rocco Siffredi: “bisogna spiegare il sesso a scuola”

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Il film Rocco? In Francia è stato applaudito ed è ancora in sala. Da noi sono stato snobbatissimo sia dalle televisioni che dal pubblico italiano, a parte qualche decina di amici e di fan. Quindi, è inutile dire.. “il pubblico sì, il pubblico no…”. Quelli che denigrano sono gli stessi che non vanno al cinema per non farsi vedere e poi lo guarderanno se arriverà in televisione. E basta anche con  questa scusa che “abbiamo la Chiesa dietro l’angolo”, non c’entra niente.

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Un fiume in piena. Sincero, come sempre. Autoironico, basta vedere le foto di e con Maurizio Cattelan che ha postato in rete. E un’intelligenza acuta che spiazza chi non sa o non vuole guardare oltre l’immagine del porno attore. Rocco Siffredi, invece, è un mondo interiore ed è anche questo, un uomo che ha il coraggio di mettersi in discussione. Sempre. Ultimamente lo ha fatto interpretando se stesso non solo come indiscusso divo dell’hard ma anche come marito e padre, come uomo nella sua totalità  mostrando pregi, contraddizioni  e debolezze. Rocco, il documentario biografico diretto dai francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai, in Francia è stato un successo, di critica e pubblico. In Italia, sebbene sia stato apprezzato anche alla mostra di Venezia, è rimasto nelle sale dal 31 ottobre al 3 novembre, troppo poco. E la notizia è rimasta sostanzialmente ignota ai più. <<Chi vuole vederlo deve andare in Francia>>, la risposta lapidaria di Rocco. In Italia Siffredi piace, a uomini e donne, ma guai a dirlo apertamente, per quella doppia morale più  ipocrita che bacchettona che imperversa in ogni strato della società. Si continua a tirare in ballo la religione cattolica, ma che sia una scusa ormai lo capisce pure un bambino.

roccoIl nostro è un Paese che ha legalizzato divorzio e aborto fin dagli anni Settanta, quando la Chiesa contava molto più di ora. Quindi tirarla in ballo oggi, secondo te, è una scusa per non esporsi pubblicamente?

“L’ultimo tabù resta comunque il sesso. E quando si tratta di sesso la gente non ne vuole parlare. Del perché cerco di farti una sintesi: il sesso è qualcosa che interessa tutti ma poi, alla fine, deve essere qualcosa che ci imbarazza. Almeno in Italia. E quando una cosa ti imbarazza, una volta utilizzata la rimetti nel cassetto, in quello più nascosto. Rocco rappresenta il sesso open space e quindi ti ricorda la cosa che ti imbarazza. Ed è il motivo per cui c’è questa difficoltà a parlarne. Cosa che non accade in Francia. Dove sono andato, ho promosso lo stesso film, sono stato invitato in televisione, in trasmissioni in diretta in prima serata, con domande dirette e risposte dirette. Tutto normale. La presentazione del film sembrava una prima hollywoodiana, cento fotografi, tappeto rosso. E allora mi dico che il problema è caso mai degli italiani, non il mio”

Perché secondo te? Il nostro è un Paese dove tutti parlano di sesso e molti lo praticano anche in modo promiscuo, viste le varie statistiche sui tradimenti. È una strana doppia morale…

“Poche sere fa sono stato in un locale dove tantissime donne mi dicevano tutte la stessa cosa: “Rocco, puoi fare un discorso a questi maschi con cui il sesso è un disastro?” . Sembra una battuta, ma alla base c’è un problema vero. Però, io vedo una situazione del genere come un cane che si morde la coda, perché queste donne fanno parte anche loro dell’Italia. Non si può dare la colpa solo al maschio o solo alla donna, bisogna cambiare interamente tutto il sistema. L’argomento è molto complicato ma, allo stesso tempo, è anche vero che noi ci siamo autocomplessati, da soli”

Ci sono molte persone, soprattutto donne, che si lamentano del proprio partner ma che poi, di fronte a chi vive bene la propria sessualità, preferiscono giudicare piuttosto che farsi un esame di coscienza. Non è un po’ ipocrita tutto questo?

“Invece ci vuole tanta intelligenza e anche sapersi interfacciare con la propria persona, con il proprio io, piuttosto che con le barriere culturali che ci impongono da tanti anni. Devi veramente porti il problema alla base. La percezione della sessualità, i primi impulsi,  si comincia ad averli a sette, otto anni. E allora bisognerebbe che qualcuno te li spiegasse, si ha il diritto di sapere cosa ti succede. Noi invece ancora oggi, con la tecnologia e gli smartphone, facciamo finta che i nostri figli a 11, 12, 13 anni al  sesso non ci pensino neppure perché l’età è troppo giovane. Invece non è così”

Magari si drogano

“Forse qualcuno si droga ma sicuramente i ragazzi cercano il sesso attraverso la pornografia, dilagante ovunque. Il che significa che noi abbiamo un’intera generazione che cresce con la pornografia senza però qualcuno che spieghi loro cos’è il porno e cos’è il sesso”

Il tuo progetto di parlare, proprio di questo, ai ragazzi nelle scuole, cherocco-siffredi-hot-sexy fine ha fatto?

“Ho provato a fare una sorta di petizione dove purtroppo, di nuovo, i commenti sono stati del tipo “ma noi dobbiamo prendere lezioni da Siffredi?”. Questo è quello che hanno detto i presidi”

Torniamo al discorso della doppia morale italiana, privata o pubblica. È il “si fa, ma solo di nascosto”. Salvo poi farsi beccare con prostitute o trans…

“E’ così. Guarda il povero Lapo, come l’hanno condannato. Il povero Lapo, che poi rappresenta la vera faccia di tantissimi uomini italiani. Almeno un terzo di loro fa quello che fa Lapo. E magari, sono gli stessi che poi lo crocifiggono. Ma fa parte della mentalità italiana. Penso a Tiziana Cantone, la ragazza che si è suicidata dopo la diffusione in rete dei suoi video hard.  Erano tutti suoi fans mentre guardavano i suoi filmini, però nel momento in cui c’è stato da renderle la vita impossibile sono stati i primi a farlo, a giudicarla. E la poverina non ha retto e si è uccisa”

Quel che finisce in rete è difficile da recuperare.

“Oggi siamo in un’era in cui se fai una foto è online e la vede chiunque, tutto il mondo lo sa. Oggi bisogna stare molto attenti a quel che si mette in rete”

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Ora sei regista e produttore. Ed hai appena lanciato  una star  tutta italiana, Milena Mastromarino, in arte Malena.

 Malena? È una bomba. All’inizio pensava che fosse più “fun” e meno lavoro, invece si è resa conto che c’è tanto lavoro, ci si ferma, si riprende, si cambiano le luci. Un film dura varie ore e dopo un po’ si rischia che la fantasia ti passi. Aggiungi che in Italia, soprattutto per le donne, un lavoro del genere richiede coraggio. Io gliel’ho detto subito, “Sei sicura? Guarda che ti massacrano” e lei: “sì”. È convinta. Le piace.

Come si fa a scindere tra divertimento e lavoro?

A un certo punto una professione nella vita la devi pur avere. Allora quando è fun è fun, quando è meno divertente diventa lavoro. Il fatto è che tu sei davanti a una telecamera, ci sono persone intorno, si mettono delle luci, succedono delle cose, ti devi spostare, devi muoverti. Rimanere sempre concentrati non è semplice. Però se ce l’hai dentro di te è facile. Quando le cose si fanno con passione vengono naturali.

Insieme alla passione deve esserci anche una dose di esibizionismo?

Sì, è un po’ di tutto questo. Ed è vero, c’è una parte di esibizionismo ma non è legato al fatto di fare sesso mentre da fuori ci guardano e ci divertiamo. E non è neanche perché lo stai facendo per le tre, quattro o dieci persone che stanno intorno a te mentre tu giri la scena. No. È un esibizionismo “per quel migliaio o milione” di persone che ti vedranno in seguito, mentre tu non ti stai esibendo. Ma mentre giri sai,  mentalmente, che ti guarderanno in tanti, che si masturberanno rivolgendo lo sguardo a quello che tu fai. Io non lo chiamerei esibizionismo, piuttosto parlerei di una sorta di consapevolezza di milioni di occhi che ti guardano e quindi tu, durante la ripresa, ti carichi ancora di più e dai il massimo. Quindi è un qualcosa di mentale.

Risultati immagini per siffredi Academy è finalmente una realta?

Academy@roccosiffredi.com partito a gennaio. Ci sono già tanti iscritti, per ora tutti italiani, sia uomini che donne. Non ci sono selezioni, solo iscrizioni. Poi verranno e assisteranno a quello che noi proponiamo. Alla base, l’Academy è veramente un’apertura a quello che è il porno, a quello che faranno se sceglieranno questa professione, a quello che è il vero mestiere di pornostar. Hai presente quando devi iscriverti a una scuola e prima vai a vedere se ti piace o no? È un’occasione per capire se quello è il mondo che ti potrebbe piacere, quello che facciamo a gennaio, febbraio e marzo. Dopodiché partiamo con l’Accademia vera che dura due o tre settimane.

Come funziona? Si daranno anche dei consigli?

Adesso è un’apertura, poi ci sarà la scuola vera e propria di due, tre settimane in cui c’è teoria e pratica. Dalle posizioni al comportamento, tutto. Perché ci sono degli attori che non si rendono conto ma quando si girano certe scene – oggi si lavora anche con doppie e triple penetrazioni, un tipo di performance piuttosto che un’altra, è più complicato di un tempo – capita  che si deve stare sul set con altri uomini e la cosa non è proprio easy. Si deve imparare a gestire il tutto. Ma si dovrebbe assistere per capire.

Quanto conta l’autoironia nel sesso?

Molto, soprattutto se si decide di farlo come professione e soprattutto in Italia, dove non è considerato un mestiere e non puoi andare in giro dicendo che fai il pornostar.

 

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