Ecco che fine fanno i soldi della “mancetta” di Renzi ai neo-diciottenni

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renzi_500euroIl bonus coltura. Sì, coltura. Almeno questi ragazzi imparerebbero un mestiere e si riconnetterebbero  alla terra. Perché, a ben vedere, con un bonus cultura, con la u, non ci fanno niente. O meglio, ci speculano su. Ancora meglio? Se ne fregano e spendono i denari che il Governo Renzi ha voluto – 500 euro a neodiciottenne – per la loro istruzione extrascolastica, in modo da poterci riguadagnare. Scorrettamente.

500 euro distribuiti con una card nominativa tramite cui i giovanotti possono svolgere attività capaci di elevare il loro status culturale, tra cui comprare libri. Libri? Per arredare, per sciacquarsi la coscienza, per improvvisare, come passaporto di erudizione, o per il selfie in spiaggia. Demistificati, declassati a pensierino natalizio, destinati a impolverarsi in un angolo come il livello culturale di questo Paese – come spiegare che meno della metà degli italiani legge un solo libro all’anno -? E proprio sui libri casca l’asino ragliante dell’improvvisazione fintoerudita, dei provvedimenti fatti in fretta per tappare buchi di cui ci si era dimenticati: i giovani. E di cui, in tempi di sospensione democratica e di rischi politici, ci si ricorda benissimo.

Sta esplodendo in queste ore lo “scandalo” del commercio dei libri comprati negli store online più noti (da Ibs ad Amazon) grazie ai denari investiti per il bonus cultura, e poi rivenduti sul web, sfruttando, soprattutto, le potenzialità della grande riserva innaturale e virtuale di Facebook. La compravendita, sul social di Mark Zuckerberg, è pratica comune. Il mercato delle vacche indignate, la trattativa di pensieri, parole, opere, omissioni, lo spaccio delle idee – tagliate male – a buon mercato. E ora quella dei libri usati: “A chi è interessato vendo buoni rimanenti del Bonus Renzi a metà prezzo, per l’acquisto di libri sui siti Mondadori, Feltrinelli, Libraccio e Amazon”, scrive un ragazzo su un gruppo dedicato alla compravendita dei testi usati. Annunci simili pervadono il social, creando non poca indignazione – questa volta assennata, da un gruppo all’altro – : “Basta diciottenni che usano il loro bonus cultura per comprarsi l’iPhone. Questi utenti che non amano i libri e la cultura devono essere bannati dal gruppo. Sono la vergogna d’Italia ed il simbolo di quanto siamo caduti in basso. 500 euro da investire nel loro futuro e loro li buttano nell’immondizia con una noncuranza che rasenta la demenza. Aprite i libri, fatevi un viaggio, un corso o andate al cinema. Sarebbe troppo? Fareste quasi tenerezza se non fosse per la vostra maggiore età. E quindi fate solo pena”, scrive un utente.

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Quando lo stato cerca di far avvicinare i giovani italiani alla cultura, alcuni di loro la buttano via come fosse merda…dov’è il rispetto mi chiedo io? Dov’è la voglia di scoprire?”, e ancora, “volevo solo esprimere la mia più sincera invidia per i neodiciottenni che hanno il bonus cultura di 500 euro… e che ipocritamente vogliono sfruttare per fare soldi. Invito i suddetti fortunati di usufruirne, se vogliono, loro stessi o di DONARE libri anche scolastici a chi ne ha DAVVERO bisogno. Per una volta che lo stato crea qualcosa di veramente utile, l’essere umano riesce sempre a distinguersi per ipocrisia ed egoismo”. Questi i commenti di contrasto di molti utenti.

A spiegare il meccanismo, come riporta Repubblica proprio in queste ore, uno degli “affaristi”: “Il meccanismo è semplicissimo, tu scegli i titoli su Amazon, dividi per due il prezzo, mi fai la ricarica Postepay e, arrivato l’accredito, ti faccio l’ordine: tempo due o tre giorni, e il libro è a casa. A te conviene, perché compri a metà prezzo e io ci guadagno, visto che non leggo“. Come giustificare la spedizione dei libri a persone terze, considerando che il Bonus è nominale? “E’ come se fossero regali“, sorride. 

Andrea Lombardi, céliniano e responsabile cultura di CasaPound Liguria, commenta così il fenomeno, avendocelo segnalato con vigore: “L’amore per la lettura e la cultura non si promuove con iniziative propagandistiche, non mirate – e come vediamo – strumentalizzabili per fini totalmente opposti allo spirito di questa iniziativa del non compianto governo Renzi… le stesse considerazioni valgono, peraltro, per riformette come il Jobs Act o ‘innovazioni’ come quelle dei Voucher, le quali, più che stabilizzare e fare emergere nero, hanno ben presto mostrato i loro limiti quando manipolate da un mercato del lavoro con ben pochi scrupoli”

Generazione di fenomeni, cantavano gli Stadio. Generazione che si accontenta di esistere, il più furbamente e materialmente possibile. 

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Emanuele Ricucci, classe ’87. È un giovanotto di quest’epoca disgraziata che scrive di cultura per Il Giornale ed è autore di satira. Già caporedattore de "IlGiornaleOFF", inserto culturale del sabato del quotidiano di Alessandro Sallusti e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Scrive inoltre per Libero e il Candido. Proviene dalle lande delle Scienze Politiche. Nel tentativo maldestro di ragionare sopra le cose, scrive di cultura, di filosofia e di giovani e politica. Autore del “Diario del Ritorno” (2014, prefazione di Marcello Veneziani), “Il coraggio di essere ultraitaliani” (2016, edito da IlGiornale, scritto con A.Rapisarda e N.Bovalino), “La Satira è una cosa seria” (2017, edito da IlGiornale) e Torniamo Uomini (2017, edito da IlGiornale)