Salvati, Italia. Torna alla terra, al confine, alla Bellezza

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È possibile, per questa nostra benedetta Patria, ripercorrere la strada del Ritorno? Il ritorno alla terra che non vuole essere solo un risarcimento simbolico alla bellezza del nostro territorio, ma un cammino a ritroso per vedere quanto esso abbia ancora da offrire in un momento storico lacerato dalla globalizzazione economica e dei costumi. I borghi e i piccoli comuni italiani vivono una crisi demografica epocale e sono musealizzati al costo di uno spopolamento progressivo. In questo processo, che sembra essere sempre più inesorabile, l’Italia appenninica, alpina, montana, pedemontana e rurale è in via di estinzione. Questo processo sta portando allo smarrimento della tradizione, delle relazioni di prossimità, la perdita della cultura del dono, delle consuetudini sociali e delle arti. La disgregazione di questo tessuto sociale, a cui si aggiunge il problema geografico legato ai recenti terremoti, è anche la perdita di un tassello della nostra complessa e unica identità nazionale.

genius-lociSu queste suggestioni visionarie si è tenuto venerdì 15 dicembre, l’incontro che ha visto sul banco dei relatori Giovanni Lindo Ferretti – scrittore e cantante dei CCCP, storica band punk degli anni 80 – e Franco Arminio che si sono interrogati su quale futuro possa avere l’Italia profonda. Più di 200 persone – incuranti del divieto di circolazione in vigore a Roma – sono corse ad assistere al convegno organizzato da Circolo Proudhon in collaborazione con l’Intellettuale Dissidente.

In una fase in cui i media discutono solo di cervelli in fuga e di immigrati, è interessante scoprire invece quante persone siano interessate al tema della riscoperta dei piccoli paesi dell’Italia profonda e non solo in occasione di terremoti e attrazioni enogastronomiche.

Genius Loci, che vuol dire spirito del luogo è proprio il tema su cui si è incentrato l’intervento di Franco Arminio che crede fermamente che il futuro dell’Italia risiede nei paesi. Spesso le persone a raccontare del proprio paese, sono le stesse persone che quel territorio lo hanno abbandonato, per Arminio non è così. Lui è ritornato a vivere nella casa in cui è nato. Lui accusa la politica di essere lontana di non capire le esigenze di quella che è l’anima dell’Italia, ovvero i nostri borghi: “sono così lontani dalla realtà di questi posti che non hanno pensato neanche alla furbata di indire un Consiglio dei Ministri in un paesino, ad Amatrice per esempio”. Arminio prosegue il suo intervento che c’è bisogno di una rivoluzione che parta dalla terra: “L’Italia si salverà grazie alla terra, case, alberi, luce, bellezza. Ogni paese è diverso dall’altro e il segreto sta nello smettere di imitare quello che si fa all’estero, ma ricominciare a fare quello che si è sempre fatto in Italia, ma in modo innovativo.

Giovanni Lindo Ferretti, d’altro canto, è decisamente meno ottimista e lo dimostra il fatto che comincia il suo intervento dicendo che per lui non c’è speranza per i borghi d’Italia. Il tema che affronta in principio è quello della dignità: fino a 50 anni fa vivere tra terra e cielo aveva grande dignità; lo aveva coltivare la terra, allevare gli animali. Oggi chi arriva in città dai paesini con parenti che fanno questo perritorno-a-casa_max1 vivere, se ne vergogna. “Non si costruivano case così grandi e così belle se non per grande dignità. La verità – aggiunge- è che per costruire una cultura ci vogliono secoli e per distruggerla basta una generazione”. Aggiunge: “La terra italiana è patrimonio dell’Unesco, che di per sé già vuol dire tutto, l’Italia ha lasciato che qualcun altro si appropriasse del suo patrimonio”. Ferretti racconta di come ha deciso di non tornare nella sua terra ad allevare cavalli, ma su tutto, con una semplice raffigurazione descrive in cosa consiste la degenerazione della nostra civiltà: “Io credo che abbia più probabilità di sopravvivere una piccola comunità, magari piccolissima, che ancora sa fare i funerali, piuttosto che una grande che, in Chiesa, quando entra il feretro, applaude”.

La grande verità è che bisognerebbe smettere di pensare alla nostra terra solo quando è tempo di sagra, oppure in occasione dei terremoti o infine perché Simona Ventura ci gira un reality show (come suggerisce Vitelli), ma va fatto sempre. Bisogna prendersi cura delle nostre case, ripopolarle di animali e vivere la terra davvero, parlando con gli anziani e imparando tutto ciò che la nostra tradizione ha da offrire, è da qui che comincia la rivoluzione.