Benson, lunga vita all’ultimo dei metallari

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ph-serena-de-angelis_-richard-benson-2“Maledetto”-o benedetto, dipende dai punti di vista-“il giorno che t’ho incontrato”, avrà pensato Ester Esposito, moglie di Richard Benson, dopo aver sposato uno dei personaggi più discussi del panorama hard rock ed heavy metal italiano. Già, perché la vita accanto ad un artista estroso e scurrile e maledetto per scelta, soprattutto per le esternazioni non sempre chic in tivù, non deve essere cosa semplice. Oggi in particolare, se si considera che il chitarrista britannico, e romano di adozione, soffre di problemi cardiaci e vive in una condizione economica di disagio.

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Così Ester, che di un marito definito icona del trash è innamorata, decide di lanciare un appello sui social che ha avuto grande eco mediatica, per raccogliere fondi ed evitare il peggio. Lui, che da metallaro, look da “Sfashionista”, gilet in pelle e parrucca dai lunghi capelli neri, è apparso nel film di Carlo Verdone del 1992, “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, e con Renzo Arbore era uno di “Quelli della Notte”. E poi le innumerevoli comparsate televisive, i programmi sulle reti locali del Lazio, la radio, i concerti nei peggior bar de Caracas con relativo lancio di oggetti dal pubblico. Con tanto di incontri musicali, così è se vi pare, con gruppi che hanno fatto la storia del metal come i Kiss, che sostiene di aver conosciuto.

Che Richard Benson abbia sempre guardato oltre la macchina da presa, infischiandosene della cultura di massa e dell’endorsement, si può vedere dai suoi video deliranti che però riescono sempre a strappare un sorriso. Senza dimenticare le performance trasgressive da urlatore del chitarrista e gli show ai limiti del masochismo dove non si è fatto mancare la star del porno Milly D’Abbraccio. Simulando orgasmi live, tra una nota e l’altra. Controtendenza, dimagritissimo, è apparso anche nella trasmissione di Canale 5 “Domenica Live”richard-benson-cover-album-linferno-dei-vivi-1, accolto “col cuore” dalla padrona di casa Barbara D’Urso, in cui con umiltà chiede aiuto in questa campagna di crowdfunding perché pare che si trovi sull’orlo del precipizio. E, al di là delle critiche più o meno pungenti dei guru della tivù, la questione è quanto gli italiani siano bravi a riporre nel cassetto dei ricordi artisti che, comunque, ci sono stati ed esistono ancora. Anche perché, con il suo ultimo lavoro, nonostante le condizioni fisiche non proprio ottimali, Benson non ha nessuna intenzione di smettere  e vorrebbe essere protagonista di nuovo della scena musicale come ai bei vecchi tempi sul palco dell’Alpheus di Roma e del Qube (gli anni passano). La chance era arrivata con la produzione di un album da parte dei Tiromancino con Federico Zampaglione, da sempre attento alla cultura underground dello scenario capitolino. E dall’ ”Inferno dei vivi”, questo il titolo del lavoro prodotto, ci auguriamo che Benson esca molto presto. Perché in Italia troppo spesso si dimentica il presente e poi, come costume vuole, si vive di rimpianti.

Lunga vita all’ultimo Re del metallo!