Un tiro Maldestro alla criminalità e ai Talent

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download-65«Forse non ho capito niente, e probabilmente ho sbagliato strada. Ma quanto mi piace sbagliare…». Risponde così Maldestro, uno dei dodici finalisti di Sanremo Giovani, quando gli faccio notare che molti dei suoi undici colleghi-avversari provengono dai talent show, un mondo che sembra essere distante anni luce dal suo.

La storia musicale di questo giovane cantautore napoletano, infatti, non ha nulla a che vedere con le agguerrite sfide a favore di telecamera che siamo abituati a vedere. All’anagrafe Antonio Prestieri, Maldestro è figlio del boss Tommaso. E’ nato a Scampia, come dice in un suo brano “Dove lo Stato passa solo se c’è un morto/ Dove la musica non esce da una viola/ Ma dal tamburo freddo di una pistola”. Seguire le orme paterne in un simile contesto sarebbe stato semplice, quasi naturale. Ma così non è stato per Antonio, che grazie alla mamma è cresciuto lontano dalla malavita e si è poi impegnato sui temi della legalità e dell’importanza della cultura come fulcro su cui lavorare per sconfiggere la criminalità organizzata.

Su tutto questo Maldestro si è espresso in un documentario della BBC, che ha fatto il giro del mondo, e non vuole più parlarne. Ciò di cui ora parla molto volentieri sono i suoi brani, come Canzone per Federica, con cui ha appunto avuto accesso all’ultimo step che porta alla kermesse canora più famosa della penisola. «Il brano nasce grazie al sorriso di Federica, alla sua vitalità, alla sua voglia di vivere, di non arrendersi mai nonostante le avversità di un futuro che tarda ad arrivare» spiega . «Ho sempre scritto storie, e poterle raccontare a Sanremo significherebbe entrare in milioni di case, cercando di creare un solco dentro qualcuno, qualcuno in più». Trent’anni, Maldestro ha iniziato a studiare piano a nove, poi il teatro è entrato nella sua vita e l’ha cambiata. Ma la musica è una passione che gli rinasce. Imbraccia la chitarra e libera le proprie liriche, di una profondità e di una poesia rare. Fossati, Gaber, De Andrè, Brassens, Brell, Ferrè, Dylan e molti altri i suoi modelli: «Sono cresciuto con loro e gli devo tanto, per questa bellissima follia che è la musica». Dietro consiglio di un caro amico, quasi per scommessa, invia Sopra il tetto del Comune, storia di un operaio licenziato che cerca soluzione ai suoi problemi arrampicandosi sul municipio, ai più importanti Premi musicali italiani.

Il risultato è inaspettato quanto straordinario: li vince tutti, dal Premio Ciampi al Premio De André fino a Musicultura 2014.  Non trovo le parole è il suo album d’esordio, che ha calcato palchi come quello dell’Auditorium Parco della Musica e del concertone del Primo Maggio in Piazza San Giovanni, a cui seguirà l’anno prossimo il secondo disco, del quale anticipa: «Sarà un album diverso dal primo, in questi due anni ho battuto la testa su nuovi mondi. Ma sarà presente, come sempre, l’ossessione per le parole». E intanto, nell’attesa di sapere se andrà o meno all’Ariston, Maldestro non dimentica il primo amore: «Sto lavorando per portare in scena delle drammaturgie che ho scritto in passato. Il teatro è la mia vita, la mia casa, dove tornare stanchi ed essere felici».