“Feci esordire Moana per quel sedere da infarto”

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Venticinque anni fa moriva l’icona Moana Pozzi. La ricordiamo con questo articolo in cui Carlo Verdone ci racconta una delle primissime apparizioni di Moana Pozzi sul grande schermo (Redazione)

Moana. Basterebbe il nome per collegare, per ricordare. Per capire. La grande mamma dell’erotismo, nell’immaginario collettivo di quell’Italia godereccia, dietro alla tendina. Mai trash, sempre cult: una leggenda. La famiglia genovese, l’adolescenza in Brasile, poi in Canada e in Francia. I concorsi di bellezza, la nudità mai nascosta, la televisione – Tip Tap, su Rai 2, Jeans 2, su Rai 3 e poi su Italia 1 con Antonello Ricci -, l’arrivo a Roma, il porno e poi il cinema, con Fellini in Ginger e Fred e con Carlo Verdone. Qui casca l’esordio, o almeno, una delle primissime apparizioni.

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Borotalco. 1982. In quell’universo barocco e verista, nell’eterna periferia povera e splendente, in quella romanità in presa diretta, ecco Moana uscire tutta nuda dalla piscina di un attico, lussuoso, lussurioso, bugiardo, come quel “maschio” del suo proprietario, Manuel Fantoni, ovvero un Angelo Infanti più nazionalpopolare che mai.

E subito fu cult nel cult ma ancora non si poteva immaginare. Galeotto fu il culo: “Tutta colpa di un gran bel sedere che lei ci offrì in tutto il suo splendore, con nostro grande diletto, in un appartamento sconosciuto nel lontano 1982”.

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Così il grande regista romano Carlo Verdone, racconta sulla sua pagina Facebook, una delle primissime apparizioni di Moana Pozzi sul grande schermo; una sexy comparsata, del tutto casuale, che passava proprio dal suo mondo:

Un giorno ero in giro per sopralluoghi e dovevo trovare un appartamento che potesse esser adatto al personaggio di Nadia Vandelli (Eleonora Giorgi) in “Borotalco”. Finimmo a Trastevere vicino Via Aurelio Saffi: lì ci aprì una attrice, Antonella, amica dell’organizzatore, che ci voleva far vedere il suo appartamento. 
Mi sembrava adatto ma mancava una stanza. “C’è un’altra stanza”, rispose. “Solo che ci sta dormendo una mia amica …”. Era quasi l’una passata e questa amica ancora dormiva?  Già pensavo al genere di ragazza che poteva essere: aspirante attrice che torna a dormire alle 5 di mattina.  “Aspettiamo un quarto d’ora … e semmai torneremo”, dissi rassegnato. Ma la ragazza, che ci teneva ad affittare l’appartamento, ebbe uno scatto. “No, no … Mo’ la sveglio e che diamine”.  Entrò spalancando la porta e le persiane: la stanza si inondò di luce e uno splendido sedere ci apparve in primo piano sul lettino … restammo senza fiato.

Moana si lamentò un attimo per quel brusco risveglio e , come se nulla fosse, si infilò una maglietta per lasciarci vedere la stanza. 
Nessuno guardava la stanza ma il corpo di quella ragazza misteriosa, tanto che il direttore di produzione s’incazzo’:
” Oh … ma dovete vede’ ‘n culo o ‘na location ? E annamo su !”. L’appartamento per me era ok, e lo era anche per Ennio Guarnieri, il direttore della fotografia: fissammo le date e salutammo. Ma uscendo chiesi ad Antonella di poter vedere un secondo la sua amica: Moana si affacciò ,con i capelli già bagnati dalla doccia, facendo capolino dalla porta del bagno.  “Ti va di fare due pose al volo per il mio film ?”.  “Certo ! Sono venuta a Roma per questo” disse con un certo entusiasmo. Feci prendere i suoi contatti dal mio aiuto e già pensai che una così non me la potevo far scappare.  “Ma che te stai a inventa’ ?” chiese preoccupato l’aiuto regista Roberto Giandalia.  “La metto un paio di volte a casa di Manuel Fantoni , è credibile che lui conosca una così.” E così, per caso, grazie ad un fondoschiena da infarto, Moana Pozzi debuttò per la prima volta nel Cinema con me. Le feci fare pure il bagno nuda nella piscina dell’attico di Fantoni sulla Magliana.

Chi lo avrebbe mai immaginato che sarebbe poi diventata così famosa? 
Tutta colpa di un gran bel sedere che lei ci offrì in tutto il suo splendore, con nostro grande diletto, in un appartamento sconosciuto nel lontano 1982.

Bel film. Bei ricordi. Pochi anni fa mi è stato detto che la piscina sull’attico è crollata, lesionando il palazzo. 
Solo voci. Ma temo sia vero….”

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Un doppio tributo. Uno alla pornostar più amata d’Italia, l’altro ad un mondo morente, ad un’espressione nostalgica e sanguigna, ad una qualità cinematografica e ad un lavoro di rievocazione spontaneo, mai di riesumazione, che Carlo Verdone, di volta in volta, di post in post, offre.

2 Commenti

  1. Che pena ricordare Moana in questo modo! Io la ricordo in una puntata di Sereno Variabile (girata insieme i primi di gennaio del 1980 dopo pochi giorni che era arrivata a Roma) avvolta in un paio di jeans gialli e un viso dolcissimo immerso in una cascata di capelli biondi. Intelligenza, dolcezza e femminilità: queste tre cose rappresentano veramente Moana. Di bei culi è pieno l’universo. Moana deve essere ricordata per altro.

    • Scusa Cristiano…ho l’età per ricordarmi bene di Moana e la ricordo. Innanzitutto per le R.I.P. poi tutta questa agiografia su Moana mi sembra obiettivamente fuori luogo. Si era una donna intelligente in un ambiente e svolgendo una professione dove certo non veniva premiata la cerebralità. Però è diventata Moana e deve la sua fama e celebrità all’essere stata un’attrice porno. Nessuna discriminazione,ci mancherebbe,è un lavoro come gli altri e se svolto con professionalità..nulla qaestio. Però di questo stiamo parlando….non ha scoperto una molecola contro il cancro,nè un algoritmo informatico,era un’attrice che interpretava parti molto…veritiere.Nulla di più nulla di meno. Come lei,prima di lei,dopo di lei tante,molte,numerosissime e di nessuna se ne parla come se fosse un genio prestato all’arte volgare. Credo che Moana stessa non apprezzerebbe più di tanto questa celebrazione post mortem della sua figura. E’ stata una brava attrice,una donna intelligente,una persona purtroppo prematuramente sfortunata. Per me basta così.

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